Il sequestro penale dell’autorità giudiziaria ha fermato il cantiere di via Palazzotto, subito sotto il Tondo Gioeni. Un sequestro preventivo d’urgenza di cui ancora non abbiamo il provvedimento ma che ha riaperto le porte alla speranza di tutti i cittadini che si sono mossi in questi anni per difendere gli spazi comuni, consegnati via via ad interessi privati.
Su via Palazzotto Argo rivendica di essere stata un’antesignana, avendo pubblicato e diffuso, già nel 2019, la sentenza del CGA che confermava il diniego del Comune a realizzare un supermercato (allora si trattava di un Penny Market) là dove il Piano Regolatore prevedeva una scuola e del verde pubblico.
Era stata l’allora direttrice dell’Urbanistica, Gabriella Sardella, a stoppare questo tentativo di utilizzare un’area destinata a servizi pubblici a favore di un profitto privato, e non a vantaggio della collettività. Il Tar in primo grado e il CGA in appello avevano confermato la correttezza di un diniego che riguardava via Palazzotto ma poteva considerarsi valido anche per il caso analogo, quasi sovrapponibile, di via Martelli Castaldi. Ed era stato a proposito dell’Eurospin di Cibali che Argo aveva riportato quella sentenza all’attenzione collettiva.
Allora il caso Palazzotto sembrava definitivamente chiuso, ma non era difficile aspettarsi che la disponibilità dimostrata dal nuovo direttore dell’Urbanistica, Biagio Bisignani, ad autorizzare le strutture di vendita là dove erano previsti servizi pubblici, avrebbe acceso nuovamente le speranze di chi intendeva ricavare profitti su uno spazio destinato alla colletività. E così fu, con un Lidl autorizzato al posto di un Penny Market.
Per denunciare alla Procura lo stravolgimento delle destinazioni urbanistiche, Argo ha ottenuto il sostegno del Comitato antico Corso, del Sunia, dell’associazione Borgo Marinaro di Ognina, capitanata dall’indomabile avvocata Lina Arena, e di CittàInsieme, per la quale firmò, ancora attivo sebbene già provato, l’indimenticabile Salvatore Resca. Ed ha sempre potuto contare del supporto legale dell’avvocato Enzo Guarnera, in prima fila nelle battaglie civiche oltre che nell’antimafia.
Altre denunce sono state avanzate poi, autonomamente, anche da Sinistra Italiana e dai consiglieri d’opposizione Caserta e Bonaccorsi.
La direzione urbanistica perseguiva intanto, con analoga perseveranza, il suo obiettivo: togliere ogni valore alla destinazione urbanistica dell’area, fino a negare l’esistenza di una legenda che spiegasse il significato del simbolo SM, Scuola Media. Un simbolo che non appare negli elaborati del Piano Regolatore adottato dal Consiglio Comunale nel 1964.
Il direttore Bisignani è un tecnico esperto e sa bene che il Piano è stato approvato in via definitiva dalla Regione Siciliana nel 1969 e che la legenda si trova tra gli elaborati grafici allegati al Decreto regionale di approvazione. Tanto più che – nell’anno precedente – un decreto ministeriale (DM 1444/68) aveva espressamente richiesto il calcolo degli standard minimi dei servizi di quartiere: scuole dell’obbligo (individuate con le sigle SE e SM), verde pubblico, attrezzature di interesse comune e parcheggi.
Bisignani conosceva, quindi, bene non solo l’esistenza della legenda ma anche la presenza di questo documento sul sito del Comune, dove era raggiungibile da tutti i cittadini, con un semplice clic. Sapeva, inoltre, che – senza di essa e senza la verifica puntuale dei rapporti abitanti/servizi stabiliti dal DM 1444/68 – la Regione non avrebbe potuto approvare il PRG.
Quando abbiamo pubblicato su Argo la legenda e il link per rintracciarla, il direttore ha forse commesso un errore. Il documento, e non solo esso, sono scomparsi dal sito del Comune.
E quando, su sollecitazione della responsabile della trasparenza, allertata da noi ma anche da altri, il documento è riapparso sul sito del Comune, era accompagnato da una insolita ed inspiegabile dicitura, “tavola grafica non costituente zonizzazione di PRG e non cogente sulle Norme di Attuazione vigenti”. Un modo per sottolineare la sua mancanza di valore.
L’autorità giudiziaria è stata informata di questi poco limpidi movimenti da una integrazione da noi presentata alla precedente denuncia. Così come è stata informata di una interpretazione assolutamente arbitraria della sentenza del CGA su via Palazzotto, apparsa nel secondo permesso di costruire, che potete leggere a questo link. In questo documento si stravolge, infatti, il significato della sentenza, arrivando a scrivere che – in sede di appello – la sentenza del Tar era stata ribaltata e il diniego del Comune considerato illegittimo.
Il caso eclatante, unito all’insofferenza ormai diffusa tra molti cittadini per i provvedimenti “disinvolti” emessi dalla direzione Urbanistica, hanno creato su via Palazzotto, un vasto interesse da cui è nato uno schieramento ampio di partiti, consiglieri comunali (Caserta e Bonaccorsi in testa) associazioni, sindacati, compresa Confcommercio che si è attivata anche autonomamente.
Purtroppo, con il passare del tempo, la convinzione e la compattezza di questo fronte si sono indebolite, lasciando il posto ad una certa stanchezza e forse anche ad una buona dose di sfiducia.
Il lavoro degli inquirenti non si era, tuttavia, fermato e l’attuale sequestro lo dimostra.
La lettura del provvedimento ci dirà qualcosa di più, ma possiamo già affermare che l’impegno dei cittadini non è stato inutile.
La bocciatura recente del porto turistico alla Scogliera d’Armisi da parte del Tar, i movimenti cittadini nati a salvaguardia degli Orti di Cibali e della Timpa di Leucatia, dimostrano che una parte della società civile è tornata a interessarsi e a battersi per rendere vivibile la nostra Città. Amministratori e funzionari del Comune sono avvisati: non staremo con le mani in mano a osservare impotenti il progressivo degrado di Catania, di cui sono responsabili non solo l’odierna amministrazione e le scelte arbitrarie dell’attuale direttore dell’urbanistica, ma anche le amministrazioni precedenti che, da decenni, hanno perso di vista il perseguimento del bene comune.



Si rafforza, se possibile, la mia convinzione che un’Opinione Pubblica presente, informata e combattiva può misurarsi con successo con la peggiore politica e direzione amministrativa che flagella Catania fa almeno un quarto di secolo.
E sono certo CV he questo spirito si allargherà, progressivamente, a tutti i siciliani.
Una bella e confortante notizia del blocco dei lavori di “distruzione” dell’area apicale adiacente a via Palazzotto con vista dall’alto dal Tondo Gioeni,accanto alla stazione veterinaria del Comune di Catania. Ricordo quando appoggiato alla ringhiera del Tondo Gioeni medesimo rimiravo la zona sottostante esercitata ad un bellissimo e curato orto cittadino: uno dei tanti di cui nel passato,poi, non tanto lontano, era disseminata Catania.
In proposito ricordo ancora,intorno agli anni ’70 la presenza di un altro orto cittadino nell’area del Parco Sanzio,appena alle spalle di un edificio di Piazza Michelangelo: si coltivavano pomodori.Ancora non si parlava di orti a chilometro zero. Purtroppo l’edificazione sfrenata di questa Città ne ha impedito il suo crescere nel sano equilibrio fra il Verde ed i manufatti civili.
Troppi casi dubbi e per certi versi inquietanti, ormai, si susseguono in questa Città.
E quando entra in cantiere la Magistratura (penale) vuol dire che siamo entrati in modo irreversibile nella patologia della vita civile.
Questo certifica il fallimento della Politica (in questo caso con la “p” minuscola).
Perché è una politica che non solo non ha visione per la Città che potrebbe e dovrebbe essere, ma che consente, assumendone pienamente la responsabilità (sempre politica), il verificarsi di queste gravi patologie.
E quando la politica fallisce, così clamorosamente, deve trarne le conseguenze.
L’ironia della sorte vuole che l’attuale Sindaco sia un rinomato avvocato penalista, oltre che un politico di lunga esperienza.
Abbiamo già chiesto pubblicamente le sue dimissioni. Lo ripetiamo, ancora una volta: questo Sindaco non è, a nostro modesto parere, all’altezza di amministrare questa Città.
Si dimetta, ci faccia questa cortesia. Personale, a tutti i Cittadini che non lo condividono.
non si comprende, ma si comprende benissimo , come un dirigente dell’urbanistica avvezzo a queste interpretazioni normative, smentite continuamente da tecnici qualificati e dalla magistratura, non senta il bisogno di un periodo di riposo.è ovvio che chi gli tiene il moccolo, sindaco politi e imprenditori vari lo fanno sentire tranquillo. stupisce come il direttore generale, responsabile dell’anticorruzione non chieda un passo indietro a questo luminare, questo per garanzia dello stesso e della città.
non si comprende, ma si comprende benissimo , come un dirigente dell’urbanistica avvezzo a queste interpretazioni normative, smentite continuamente da tecnici qualificati e dalla magistratura, non senta il bisogno di un periodo di riposo.è ovvio che chi gli tiene il moccolo, sindaco politi e imprenditori vari lo fanno sentire tranquillo. stupisce come il direttore generale, responsabile dell’anticorruzione non chieda un passo indietro a questo luminare, questo per garanzia dello stesso e della città. no ho scritto un altro commento in altra data.