La società La Tortuga ha perso, ma non si arrende. L’ampliamento della concessione demaniale da lei richiesto è stato dichiarato nullo dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, che ha annullato i pareri della Soprintendenza, e – in cascata – tutti gli atti successivi.
Con due sentenze “gemelle” il CGA ha, infatti, accolto i ricorsi paralleli di Legambiente e del Circolo Canottieri Ionica, riformando la sentenza di primo grado che aveva considerato valido l’ampliamento.
Sul posto, però, nulla è cambiato. L’area del Porticciolo resta transennata con relativo divieto di accesso per i cittadini.
Sulla tutela della fruizione pubblica dell’area dopo la sentenza del CGA, i consiglieri comunali del M5S Graziano Bonaccorsi e Gianina Ciancio hanno presentato una interrogazione chiedendo all’Amministrazione di assumere una posizione chiara sulla vicenda del Porticciolo e di provvedere a tutelare il borgo storico di Ognina, nel rispetto delle decisioni della magistratura amministrativa. E assicurando la piena fruizione di un bene che appartiene all’intera comunità.
“Desta particolare preoccupazione – scrivono i consiglieri – la nota del Dipartimento Regionale dell’Ambiente che, pur dando atto dell’avvio del procedimento di sgombero e ripristino dello stato dei luoghi, chiede contestualmente alla Soprintendenza la riemissione del provvedimento annullato dal giudice e preannuncia la successiva riadozione del provvedimento conclusivo”.
“È necessario ribadire – proseguono – un principio fondamentale: il CGA non ha censurato meri errori formali o burocratici, ma ha evidenziato carenze istruttorie, difetti di motivazione, illogicità, irragionevolezza e contraddittorietà dei provvedimenti che hanno consentito l’ampliamento della concessione”.
Esprimono, quindi, la preoccupazione che la nuova istruttoria possa trasformarsi in una sanatoria di fatto o in uno strumento per rinviare o svuotare gli effetti di una sentenza definitiva, che rischia di essere ridotta a un “semplice incidente amministrativo da superare con una rapida riemissione degli atti annullati”.
Una preoccupazione non ingiustificata, considerato che la Tortuga ha già annunciato, con un Comunicato, l’intenzione di ripresentare la richiesta di ampliamento. La società intende giocare tutte le sue carte anche perché alcune scadenze potrebbero mettere in discussione persino la sua presenza nell’area.
Una sentenza del Tar (2024) ha infatti annullato i titoli edilizi rilasciati dal Comune a La Tortuga e si attende adesso la sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa, a cui la società ha fatto ricorso. Se il CGA confermasse l’illegittimità dell’aumento della consistenza edilizia in quell’area, le costruzioni illegittime dovrebbero essere demolite.
E’ scaduta, inoltre, la stessa concessione. La società lavora in regime di proroga e attende il rinnovo. Quasi certo ma non scontato.


Mentre la politica e le aule di giustizia si concentrano sui cavilli legali, sulle sentenze del CGA e sui ricorsi incrociati tra associazioni e consiglieri comunali, c’è una realtà quotidiana che spesso viene ignorata: quella dei residenti. Chi abita e vive la pubblica via marittima del porticciolo piccolo di Ognina si trova davanti a uno scenario ben diverso da quello dipinto nei comunicati stampa.Per decenni, quest’area è stata ostaggio di un degrado cronico. Il porticciolo era un cantiere a cielo aperto, dominato da un’anarchia totale che solo chi risiede sul posto può comprendere appieno. Oltre cento natanti affollavano lo specchio d’acqua senza un reale criterio, alimentando il caos.Oggi, la presenza e gli investimenti della società La Tortuga hanno introdotto un cambiamento tangibile che nessuno sembra voler riconoscere. Il numero di natanti è quasi dimezzato, passando a circa 60 imbarcazioni, il che si traduce in maggiore ordine visivo e sicurezza. Le banchine e i pontili sono finalmente puliti, vigilati e sottratti all’abbandono che per cinquant’anni ha attanagliato il borgo.È indubbio che un’azienda privata persegua i propri interessi economici, ma è altrettanto innegabile che la gestione attuale abbia generato un impatto positivo sulla cura dello spazio pubblico. Trasformare una complessa vicenda amministrativa in una crociata ideologica rischia di far piombare nuovamente il Porticciolo nell’abbandono del passato. La tutela della legalità è fondamentale, ma non dovrebbe mai viaggiare separata dal buon senso e dal riconoscimento di chi, concretamente, sta migliorando il decoro e la vivibilità di uno dei vicoli più storici della nostra città.
Sicuramente, ma nel porticciolo di Ognina così come nel porto di Catania, nel porticciolo di S. G. Li Cuti e in quello del Porto Rossi, se ancora esiste, e così via in tutti i porti piccoli o grandi in Italia la balneazione è vietata per legge
Tipico della mafia catanese!