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“Affonda” La Tortuga, una sentenza gemella ribadisce il NO alla privatizzazione del Porticciolo di Ognina

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porticciolo di Ognina

Dopo due giorni dalla pronuncia precedente, il CGA conferma la nullità dell’ampliamento concesso alla società La Tortuga. Se nel primo caso era stata Legambiente a vedere riconosciute le proprie ragioni, nel secondo caso vengono riconosciute quelle del Circolo Canottieri Ionica.

Si tratta di due sentenze quasi uguali, firmate dagli stessi giudici, con lo stesso presidente e lo stesso giudice estensore, per due ricorsi paralleli. Entrambe riformano la sentenza di primo grado del Tar Catania che aveva dato ragione a La Tortuga considerando valido l’ampliamento di ulteriori mq. 1.668,79 di specchio acqueo, mq. 406,08 di superficie banchinata scoperta e mq. 16 di altra area banchinata.

Il motivo del ribaltamento, anche in questo caso, è il “vizio” individuato nel parere positivo della Soprintendenza, che si era limitata a prescrivere che colori e materiali delle imbarcazioni ancorate al porticciolo non disturbassero l’armonia del paesaggio. Prescrizioni irrilevanti e illogiche – così le definiscono i giudici – rispetto alla gravità degli interventi previsti dal progetto de La Tortuga, in primis il taglio del vecchio molo di riconosciuto valore storico e archeologico, oltre che paesaggistico.

L’Associazione sportiva Circolo Canottieri Jonica, che firma il senso appello, ha la propria sede “in prossimità dell’area interessata dall’ampliamento del titolo concessorio” ed è titolare della Concessione Demaniale Marittima n. 818 del 2.08.2022, estesa mq 197, “che insiste nello specchio d’acqua del medesimo porticciolo di Ognina”.

Un coinquilino de La Tortuga, quindi, i cui componenti fanno sport, pescano, attraccano nello stesso bacino. E hanno tutti i titoli per denunciare una verità evidente: dare maggiore spazio a La Tortuga significa toglierlo agli altri, e non solo ai Canottieri ma anche ai pescatori, ai residenti e a tutta la città.

Ma gli affari sono affari e La Tortuga, come ha detto nel suo Comunicato, avendo fatto degli investimenti, intende ripresentare la richiesta di ampliamento.

Si prospetta l’inizio di un nuovo iter, che dovrebbe ripartire da una nuova Conferenza dei Servizi aperta dalla STA (Struttura Territoriale dell’Ambiente) di Catania, l’ufficio locale dell’Assessorato Territorio e Ambiente. Dovrebbero essere invitate a partecipare tutte le componenti della precedente Conferenza, Capitaneria di Porto, Genio Civile e – naturalmente – Soprintendenza e Comune, che potrebbero cogliere l’occasione per meglio definire la propria posizione.

La Soprintendenza dovrà decidere se confermare il proprio parere positivo, motivandolo però in modo argomentato e completo, oppure esprimere un diverso punto di vista e riconoscere la gravità di alcuni interventi progettati. Citiamo solo il taglio del vecchio molo, ridotto – in una memoria de La Tortuga – a semplice “incisione”, da cui si potrebbe tornare indietro perchè “i pochi massi che verranno estratti, saranno conservati in funzione di un futuro ripristino” (passaggi riportati a pag 16 della sentenza Canottieri).

Una giustificazione che convince poco il giudice, secondo cui “la Soprintendenza, all’esito di una adeguata istruttoria nel caso di specie del tutto omessa” avrebbe dovuto chiedersi “con quali tecniche costruttive e conservative e con quali procedure, alla cessazione del titolo concessorio” si sarebbe potuto ripristinare un’opera risalente a epoca romana senza distruggerne definitivamente o ridurne notevolmente l’attuale alto valore culturale.

Non meno importante la posizione che verrà assunta in Conferenza dei Servizi dal Comune, che dovrà presentarsi e far valere le sue ragioni. Non dimentichiamo, infatti, che il Comune non aveva partecipato alla precedente Conferenza decisoria, facendo scattare, con la sua assenza ingiustificata, il silenzio-assenzo. Inutilmente poi il sindaco aveva chiesto alla Regione l’annullamento del provvedimento, evitando però di accettare la proposta di prendere lui stesso l’area in concessione: un comportamento ambiguo che una posizione chiara e coerente in sede di Conferenza dei Servizi potrebbe riscattare.

Nel frattempo potrebbe arrivare a conclusione l’altra grande questione che riguarda l’area del Porticciolo. Un gruppo di residenti ha infatti ottenuto, nel 2024, dal Tar di Catania, l’annullamento dei titoli edilizi rilasciati dal Comune a La Tortuga. Una sentenza arrivata dopo ben 16 anni e dopo un percorso accidentato, ma che ha una grande importanza: riconosce l’illegittimità dell’aumento della consistenza edilizia in quell’area.

Dopo la sentenza, il Comune aveva disposto la demolizione delle costruzioni illegittime, ancora in sospeso perché La Tortuga ha fatto ricorso in appello e si attende che il CGA fissi la data per l’udienza di merito e si pronunzi.

Per La Tortuga, quindi, non è in ballo solo l’ampliamento della concessione, ma qualcosa di più grave. La società ostenta sicurezza, forse perché conta su qualche santo protettore in paradiso. Non solo per l’ampliamento ma anche per il rinnovo della stessa concessione, ormai scaduta e attualmente in regime di proroga.

Leggi la sentenza del CGA (1 giugno 2026), Legambiente vs La Tortuga

Leggi la sentenza del CGA (3 giugno 2026), Canottieri Ionica vs La Tortuga

1 Comment

  1. Il porticciolo di Ognina ha una rilevanza storica per Catania inestimabille perchè ne ha segnato nel corso dei secoli la vita politico amministrativa: la sua conformazione è determinata dall’esser stato foce del fiume Longane, da cui discende il nome della contrada e che, dalla divisione amministrativa dell’isola in tre Walì (prefetture) voluta dall’Emirato arabo di Sicilia, dal 948 prima monarchia dinastica indipendente dell’Isola, ha marcato il confine tra Val Demone e Val di Noto, in cui, quindi, ricadeva Catania; sebbene interrato dall’eruzione del 1381, solo con la riforma voluta nel 1583 dal viceré Marcantonio Colonna quel confine, di difficile individuazione da oltre due secoli, fu spostato lungo il fiume Simeto, così trasferendo amministrativamente la città in Val Demone, sino alla dichiarazione del 2002 con cui l’Unesco ha inserito nella Lista del Patrimonio culturale dell’Umanità la ricostruzione tardobarocca del Val di Noto post terremoto 1693, esemplificata da otto città tra cui Catania, riassumendola culturalmente e a livello internazionale nel vallo di originaria appartenenza. Credo che di questa vicenda dovrebbero essere informati non solo gli ogninesi, i catanesi tutti e anche i turisti che hanno desiderio di conoscenza della storia dei luoghi che visitano ma anche la Regione Siciliana titolare del demanio marittimo, i magistrati amministrativi che a più riprese si sono occupati della gestione del porticciolo e la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Catania perché assoggetti dovutamente il porticciolo a tutela culturale individua a complemento di quella paesaggistica di aria vasta “ope legis” di cui all’art. 142, comma 1 lett. a), del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

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