Annullato l’ampliamento della concessione marittima ottenuto dalla società La Tortuga, della famiglia Testa, nel porticciolo di Ognina. La decisione è del CGA Sicilia, il massimo organo della giustizia amministrativa nell’Isola, con la sentenza N 00536/2025, su appello presentato da Legambiente. Ma il “merito” – paradossalmente – è della Soprintendenza.
E non perché la Soprintendenza abbia difeso ad oltranza “l’indiscusso valore, non solo paesaggistico ma anche “storico/testimoniale” del porticciolo (sono i termini da essa stessa adoperati per un luogo già sottoposto a tutela, sia pure di livello 1, perché fa parte dell’area di interesse archeologico di Ognina).
Al contrario, pur riconoscendo questo valore e ricordando che le origini del borgo e del porto marinaro risalgono all’VIII sec aC. e si intrecciano al mito di Ulisse, la Soprintendenza aveva comunque espresso un parere favorevole all’ampliamento della concessione ad un privato che intende ricavarne profitti. Unico limite che aveva posto, alcune ‘prescrizioni’ che il CGA ha definito illogiche, irragionevoli e contraddittorie.
Davanti ad un progetto che prevede il taglio di una porzione del vecchio molo originario ed opere invasive come passerelle e pontili in plastica e acciaio, la Soprintendenza – invece di accertare la compatibilità di queste opere con il vincolo archeologico – si era accontentata di chiedere un loro “armonico inserimento” nel paesaggio. Come? Prescrivendo che altezze, colori e materiali delle imbarcazioni attraccate al porticciolo ottemperassero a “criteri di minimizzazione visiva”.
Prescrizioni irrilevanti e quasi impossibili da controllare, di cui anche noi di Argo, da semplici cittadini senza specifiche competenze, avevamo segnalato l’incongruenza, denunciando – nel contempo – il silenzio sullo scempio definitivo e irrecuperabile che si stava per compiere soprattutto con il taglio del molo. Un intervento che – lo dicono chiaramente i giudici amministrativi – rende impossibile il ripristino dello stato precedente dei luoghi a fine concessione, come la legge prevede.
Ciò nonostante, nell’aprile del 2025, in primo grado di giudizio, il Tar aveva respinto il ricorso presentato dalla Canottieri Ionica, sostenuta da Legambiente. Oggi il CGA lo accoglie, annulla i pareri resi dalla Soprintendenza ed il provvedimento emesso dall’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione, vale a dire l’ampliamento della concessione, detto “Atto suppletivo”.
Che succede adesso? Eseguire la sentenza significa che i lavori devono essere interrotti, le transenne eliminate, l’area restituita alla fruizione pubblica.
Il sindaco e l’Amministrazione assumeranno una posizione chiara e inequivocabile su questa vicenda? Se lo chiedono Graziano Bonaccorsi e Gianina Ciancio, consiglieri comunali M5S in un Comunicato in cui ribadiscono che “il porticciolo di Ognina non appartiene a interessi particolari, ma rappresenta un bene identitario della città, vissuto quotidianamente da cittadini, pescatori, associazioni sportive, diportisti e realtà storiche che da decenni custodiscono e valorizzano questo luogo”. E che, di conseguenza, “qualora dovessero emergere resistenze o tentativi di eludere gli effetti della sentenza, siamo pronti a sostenere e promuovere ogni iniziativa democratica e civile, insieme ai cittadini, alle associazioni, ai pescatori, alle realtà sportive e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Ognina, affinché venga data piena attuazione alla decisione del Consiglio di Giustizia Amministrativa”.
Ad una prima impressione, questa sentenza sembra chiudere definitivamente una annosa questione che ha visto in passato La Tortuga contrapposta ai residenti e i legali rappresentanti della società, appartenenti alla famiglia Testa, condannati non solo per violazione delle norme urbanistichecon la complicità di un dipendente comunale, ma anche per minacce, diffamazione e tentativo di violenza privata. Una questione che coinvolge anche il Comune, che non è intervenuto dopo l’annullamento dei titoli edilizi rilasciati a La Tortuga.
Una brutta storia, uno scontro che oggi si svolge con altre modalità ma riguarda comunque il tentativo di accaparramento di un bene comune da parte di una società privata.
Società che ha già diramato un comunicato in cui ribadisce “la bontà” del proprio progetto e afferma di avere investito, nella costruzione di “infrastrutture moderne, inclusive e rispettose dell’ambiente”, ingenti risorse messe adesso a rischio da “semplici carenze burocratiche o formali, estranee alla nostra condotta”.
Visto che, a suo dire, l’affidamento era “legittimo” e la responsabilità della sua caduta ricade sulle istituzioni, di cui la società si era fidata, La Tortuga ha già provveduto a richiedere formalmente la riapertura dell’iter istruttorio amministrativo ed anche un risarcimento per il danno subito.
Il capovolgimento è totale. La Tortuga si dichiara vittima e non demorde. Di certo la vicenda non finisce qui. Tocca a noi cittadini, insieme alle associazioni e ai partiti che ci rappresentano, continuare a difendere questo bene comune.


Pazzesco, solo qui possono accadere simili storture. Adesso noi cittadini dobbiamo far sentire la nostra voce, altrimenti ci meriteremo tutto il peggio.
Torno a ricordare che il porticciolo di Ognina (Lognine) è la foce del fiume Longane, interrato dall’eruzione etnea del 1382 e il cui residuale tracciato ha segnato il confine tra Val Demone e Val di Noto di cui faceva parte Catania sino alla riforma del penultimo decennio del sec XVI con cui il vicerè Marcantonio Colonna ha trasferito quel confine al fiume Simeto non essendo più apprezzabile qulo originario.
Torno a ricordare che il porticciolo di Ognina (Lognine) è la foce del fiume Longane, interrato dall’eruzione etnea del 1382 e il cui residuale tracciato ha segnato il confine tra Val Demone e Val di Noto di cui faceva parte Catania sino alla riforma del penultimo decennio del sec XVI con cui il vicerè Marcantonio Colonna ha trasferito quel confine al fiume Simeto non essendo più apprezzabile quello originario.