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Via Palazzotto, alla ricerca della legenda perduta

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Quello che temevamo è accaduto, nonostante sembrasse un assurdo. La Direzione Attività Produttive, con il parere favorevole dell’Urbanistica, ha autorizzato la costruzione di un supermercato nell’area di via Palazzotto già negata, nel 2015, dall’allora Direzione Urbanistica con un provvedimento confermato da una sentenza del Tar e successivamente, in appello, del CGA.

Allora a richiedere il permesso era stata Penny Market, adesso è la Lidl. Ma a parte questa differenza di marchio, i termini del problema non sono cambiati e il motivo del diniego è ancora valido, nonostante i tentativi di intorbidare le acque.

L’area in questione, infatti, si trova in una zona L del Piano Regolatore, destinata cioè a pubblici servizi, più precisamente ad una scuola, individuata con la lettera S nelle tavole allegate al decreto regionale di approvazione del Piano Regolatore (1969).

E’ una situazione analoga, addirittura sovrapponibile, a quella della via Martelli Castaldi, dove è stato realizzato – con una vicenda non proprio lineare – il supermercato Eurospin, ormai in funzione.

Perchè allora non provarci in via Palazzotto? Se ce l’hanno fatta loro… Che ce l’abbiano fatta, però, non signifca che fosse legittimo, come dimostra il rinvio a giudizio del direttore dell’Urbanistica e di un altro componente dell’ufficio.

Il progetto è stato autorizzato solo perché gli interessi in gioco erano forti e la pubblica amministrazione ha dato man forte agli ‘autorevoli’ richiedenti, sia a livello locale sia a livello regionale, come dimostra l’arrivo di ispettori regionali, venuti appositamente da Palermo – su richiesta della nostra Amministrazione – per sostenere le ragioni del sì.

“Non si rinvengono profili di illegittimità”, hanno scritto gli ispettori nella loro relazione (il cui testo integrale non era noto fino a che noi di Argo non lo abbiamo ottenuto con una richiesta di accesso agli atti). Il supermercato si poteva fare perché, a loro parere, la S visibile sulle tavole non indica necessariamente che l’area debba essere destinata ad una scuola. La S, infatti – leggiamo nella relazione – “non coincide ad alcuna rappresentazione simbolica sul PRG del 1954, tanto meno si rinviene sulla legenda originale allegata agli atti”.

Che gli ispettori abbiamo scritto 1954 invece di 1964 è probabilmente solo un errore materiale. La precisazione d’obbligo è un’altra. Il Piano regolatore viene sì adottato dal Consiglio Comunale nel 1964, ma deve poi percorrere un iter, essere sottoposto ad eventuali osservazioni e opposizioni e venire definitivamente approvato a Palermo. E’ quindi solo con il Decreto del Presidente della Regione Siciliana n.166 del 28 giugno 1969, che il Piano Regolatore Generale di Catania viene approvato in via definitiva e diventa operante.

Ed è alle tavole allegate al decreto di approvazione che bisogna guardare per trovare la legenda. Una legenda che c’è, un po’ sbiadita dagli anni trascorsi ma leggibile. Secondo questa legenda, la S significa scuola, SE scuola elementare, SM scuola media, SS scuola superiore. Forse i nostri ispettori, quando hanno negato l’esistenza di una legenda, non hanno guardato nel posto giusto, e con loro i tecnici della Direzione urbanistica, che hanno confermato l’inesistenza della legenda nell’esprimere un parere favorevole alla concessione del permesso per costruire.

Per comodità, la rendiamo disponibile a questo link, oltre che a fondo pagina come immagine.

Ancora. Tra l’adozione del Piano (1964) e la sua approvazione definitiva del 1969, un decreto ministeriale (2 aprile 1968) fissava “limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricanti e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti”. Veniva cioè indicata la dotazione minima di servizi pubblici che deve essere assicurata alla popolazione di una città, in proporzione al numero degli abitanti previsti nel Piano.

Sulla base di questi “standard urbanistici” bisognava modificare i piani urbanistici esistenti o in via di realizzazione. E così avvenne, come dimostra il documento di “verifica della rispondenza ai decreti ministeriali dell’1 e 2 aprile 1968”, che qui alleghiamo e che risulta pubblicato sul sito del Comune.

Vi si spiega l’avvenuta misurazione delle superfici complessive destinate a scuole (quelle con la S, per intenderci) in modo da verificarne la rispondenza al decreto. Sarebbe, quindi, bastato che gli ispettori inviati dalla Regione leggessero il decreto regionale che nel 1969 approvava il Piano regolatore, in atto vigente, per apprendere (pag. 26) che “le previsioni delle attrezzature scolastiche sono state predisposte in accordo con le autorità didattiche che ritengono sufficientemente cautelative le ubicazioni, la loro ampiezza, il loro dimensionamento”.

Questi standard urbanistici, che gli ispettori regionali e gli uffici comunali conoscono bene, tanto da citarli espressamente, diventano tuttavia – per i nostri ispettori – motivo di ulteriori dubbi. Anche ammesso che la S, presente nelle tavole del Piano regolatore del 1964 (prive di legenda), indicasse una scuola, ormai si tratta – a loro dire – di una struttura non più necessaria. Il decremento del numero di abitanti della città fa sì che lo standard di scuole previsto nel Piano sia già ampiamente soddisfatto, come dimostra il fatto – scrivono – che ci siano scuole che hanno cambiato destinazione d’uso.

Non vogliamo soffermarci su quello che ci ha insegnato il Covid a proposito degli spazi delle nostre scuole, risicati e inadeguati, poveri di ambienti comuni, privi di verde e via discorrendo; né sul fatto che quasi tutte le scuole esistenti a Catania sorgono su aree di dimensioni insufficienti secondo la legislazione tecnica vigente. Considerazioni, d’altra parte, confermate da quanto scritto nelle stesse Direttive generali del nuovo Piano (mai adottato), approvate dal Consiglio Comunale nel 2019, con Pogliese sindaco, Bisignani direttore dell’Urbansitica e La Greca consulente, dove (pag 17) si dice che “la dotazione di strutture per l’istruzione esistenti per la popolazione oggi residente è nettamente inferiore (il 50%) a quanto prescritto per legge”.

Qui vogliamo trattare il tema della pianificazione, uno strumento fondamentale, e sempre più trascurato, per rendere vivibili le nostre città. E’ vero, le città cambiano, Catania è cambiata, e non solo perché il numero dei suoi abitanti è diminuito. Sono cambiate le esigenze dei suoi abitanti, il suo rapporto con l’hinterland, i problemi della mobilità e altro ancora.

Questo non vuol dire che si possa, volta per volta, in modo arbitrario e sulla spinta di interessi parziali, autorizzare una destinazione degli spazi diversa da quella pianificata. Per giunta, senza nemmeno una variante urbanistica,

Se gli standard fossero già soddisfatti, se le esigenze sono cambaite, la risposta può essere una sola: una nuova pianificazione che tenga conto delle trasformazioni che la città ha subito e aggiorni la destinazione di tutti gli spazi tenendo conto dei bisogni complessivi dei cittadini, della collettività. Lo chiameremo PUG (Piano Urbanistico Generale), come prevede la nuova normativa, piuttosto che PRG (Piano Regolatore Generale), ma la sostanza non cambia.

Se fino ad ora il Piano Piccinato non è stato sostituito da un nuovo Piano non è certo per caso. Tutte le amministrazioni hanno promesso una nuova pianificazione, molte l’hanno iniziata e mai conclusa, alcune sono arrivate alla vigilia dell’approvazione da parte del Consiglio comunale, a partire dal tentativo degli anni Novanta, fatto con la consulenza dell’architetto urbanista Pier Luigi Cervellati.

Per evitare di porre un freno agli appetiti speculativi e accontentare i richiedenti ‘di peso’, si è preferito l’utilizzo delle varianti urbanistiche. Ormai non si usano più nemmeno queste, che necessitano comunque dell’approvazione del Consiglio comunale. Si usano le Conferenze dei servizi e il gioco è fatto.

Del resto anche il Piano Piccinato, quello attualmente vigente, non fu mai firmato dall’autore che non condivise i “ritocchi” ad esso apportati dal’Ufficio tecnico e dal Consiglio comunale di allora, su pressione di professionisti e ceti dirigenti.

Una visione miope e affaristica continua a dominare anche oggi la nostra città, che ha numeri record di devianza minorile e povertà educativa, è prima in Italia per carovita, produzione di rifiuti e cattiva qualità dell’aria, ma ritiene indispensabile costruire nuovi supermercati, di cui già detiene il record. Sacrifica a questo scopo le residue aree non edificate, spesso destinate a servizi pubblici ma che vengono definitivamente ‘bruciate’, in barba alle dichiarazioni sul consumo di suolo zero, invocato anche nelle Direttive generali per il nuovo piano regolatore approvate dal Consiglio comunale nel 2019. A vantaggio di pochi speculatori e a scapito della città.

6 Comments

  1. L’ unico commento che si può fare è quello che non esiste più la certezza del rispetto delle leggi e che tutto può essere rivisto , ripensato, riletto ad uso esclusivo degli interessi di parte!

  2. Credo che si potrà ragionare su un nuovo piano regolatore soltanto quando tutte le aree libere della città saranno state utilizzate a fini speculativi. Nessuno butta via un limone che non sia stato spremuto fino in fondo.

  3. Ma se fosse realmente confermata la tendenza alla riduzione del numero di abitanti a Catania, non si capisce perché dovrebbe, invece, aumentare la domanda di super e iper mercati. La domanda che tendenzialmente aumenta nelle città più o meno “antiche” è quella di una “città di 15 minuti”, (La città di 15 minuti è un concetto urbano residenziale in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta direttamente dalle proprie abitazioni. – https://it.m.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_di_15_minuti)
    Gli spazi, le infrastrutture e i servizi al cittadino oggi richiesti e, spesso agognati dai residenti, parlano di verde urbano, zone adatte ai bambini, piste ciclabili urbane, spazi dedicati a sport e svago nonché una più fitta rete di piccoli servizi alimentari ai residenti che non obblighino l’utilizzo dell’auto e favoriscano le piccole attività private, con un possibile effetto benefico sui tempi e orari della città. Se fosse comunque reale la tendenza allo spopolamento urbano è sicuramente in aumento la necessità di spazi sociali, museali e sportivi che mitighino al massimo la impermeabilizzazione del suolo, senza contare che un supermercato ha necessità di spazi per parcheggio e viabilità dedicata ….. tutte infrastrutture che interverrebbero pesantemente nella zona del Tondo Gioeni, zona peraltro già penalizzata dall’abbattimento del ponte e dalla realizzazione di una discutibile viabilità pericolosa e congestionata. Non ci vuole proprio questo ennesimo supermercato, attrattore di auto e sottrattore di verde e luoghi liberi e sicuri, utili anche in protezione civile.

    • Analisi condivisibile al 100%. Complimenti.
      Che tu sappia ci sono a Catania associazioni che stanno introducendo nel dibattito il tema del riassetto urbano secondo il modello dei “15 minuti” (o analoghi)? O magari progetti pilota in alcuni quartieri? (temo già la risposta ma è bello sperare..)

  4. Assenza di un’idea di futuro. Una qualsiasi, anche. Questo mi sembra il male che affligge Catania. Si parla spesso di soldi, ma ho visto risorgere Milano da una situazione simile e non con i soldi, ma con un’idea di futuro e un’esecuzione precisa da parte di una burocrazia locale che serve davvero l’idea.

    Tutto parte dalle persone, però

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