Alfio Carciola, il prete accogliente, ci ha lasciati

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Il giovane Alfio Carciola con Giovanni Piro

La parrocchia dei Santi Pietro a Paolo, ma anche la Chiesa locale e la città tutta hanno perso un’altra figura importante, Alfio Carciola. Un uomo mite, umile, discreto, affettuoso, un maestro “di accoglienza e di silenziosa spiritualità”, come lo hanno descritto i suoi amici del punto pace di Pax Christi a Catania. Anche noi vogliamo ricordarlo attraverso le parole di Santo Di Nuovo, che ha condiviso con lui una lunga amicizia e la storia della parrocchia che Alfio, insieme a Giovanni Piro, ha contribuito a costruire.

Ricordare Alfio Carciola mi porta indietro di tanti anni, oltre mezzo secolo. Era il 1971 quando un giovane prete con una massa di capelli ricci, timido e riservato, fu assegnato come vice-parroco a Ss. Pietro e Paolo per collaborare con Giovanni Piro, che aveva avviato da qualche anno quella esperienza parrocchiale con tanto entusiasmo ma anche tante difficoltà. Dopo il pionieristico inizio senza una chiesa vera e propria, si era nella fase in cui la chiesa di mattoni era stata costruita ma si doveva costruire quella comunitaria in un quartiere periferico, con grande espansione edilizia ma con tanta solitudine e malessere sociale.

Alfio, nativo di Pedara, era stato ordinato nel 1970 dopo aver provato durante la formazione seminariale anche esperienze lavorative in Germania che l’avevano umanamente arricchito. Le sue prime vicende pastorali non erano state entusiasmanti. Prima destinato ad una parrocchia il cui parroco preferì non “assumerlo” perché, dovendo riparare il tetto della chiesa, non poteva “mantenere” un vice-parroco, poi assegnato alla chiesa della Madonna di Lourdes con un parroco dal carattere difficile, dopo un anno era stato trasferito a Ss. Pietro e Paolo da cui non si spostò più fino al pensionamento.

A proposito di questa sua appartenenza “a vita” ad una stessa parrocchia scherzando mi disse una volta: “mi sento come uno di quei calciatori che dopo una breve esperienza giovanile poi restano per sempre fedeli alla stessa squadra fino al ritiro”. Nella squadra di don Giovanni Piro, insieme a Salvatore Resca (anch’egli mancato poche settimane fa) e poi a Franco Battiato, ha giocato sempre in un ruolo importante.

Ha partecipato in modo convinto ed attivo alle iniziative innovative che Giovanni Piro proponeva per gestire la catechesi e i sacramenti, supportandolo con fraterna vicinanza nei momenti difficili in cui queste innovazioni venivano contestate, anche ad alti livelli gerarchici della Chiesa catanese. Lo difese strenuamente quando qualcuno proponeva di rimuoverlo, e preferì non farsi nominare parroco altrove per restargli a fianco quando la sua salute vacillava. Nominato parroco nel 2004 – non senza difficoltà – raccolse la sua successione nel senso più pieno e coerente, assicurando la continuità identitaria di una comunità dinamica, disinteressata agli aspetti economici e di potere, solidale, aperta e impegnata (ma anche critica) sia sul piano ecclesiale che su quello sociale.

Sia prima che dopo la sua nomina a parroco, supportò con impegno i diversi gruppi attivi nella Parrocchia: Scout, catechisti, il gruppo “solidarietà” e quello della pace, riunioni sulla Parola di Dio e sui problemi sociali (“Città insieme”). Tutto con lo spirito della fede nel Vangelo e della speranza in un mondo migliore, un al-di-là da realizzare anzitutto su questa terra. Sempre pronto all’accoglienza nei confronti dei “diversi” (che non esitava ad ospitare nei locali parrocchiali), ai dubbiosi sulla fede, ai credenti in altre fedi, ai non credenti, nella convinzione che è la pratica e la condivisione del bene che importa più delle collocazioni ideologiche e religiose.

Pronto alle battute ironiche ma anche alla partecipazione affettuosa, era riferimento costante di simpatia nelle gite e nei campeggi estivi che cementavano la comunità parrocchiale, e nelle settimane di Pax Christi in giro per l’Italia. I suoi interventi erano di poche parole ma appropriate e dense di significato profondo, così come le sue omelie, sintetiche ma semplici e chiare, comprensibili da tutti perché vicine al sentire della gente comune.

Se dovessi riassumere in poche parole la figura di Alfio Carciola, direi che è l’esemplare di come un prete dovrebbe essere perché la Chiesa sia davvero “cattolica”, cioè accogliente e aperta a tutti.

(La foto di Alfio Cacciola e Giovanni Piro fa parte dell’archivio personale di Santo Di Nuovo, che ce l’ha messa gentilmente a disposizione)

2 Comments

  1. Alfio Carciola, una persona mite,dal tratto accogliente, dalla parola semplice , mai formale, sempre di vita. Sapeva raggiungere tutti. Modesto e discreto ma capace di toccare il cuore.

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