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San Francesco e la Flotilla

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San Francesco e il sultano - dipinto

Nino Bellia dedica queste righe a tutti gli attivisti del Comitato Catanesi per la Palestina

Sensazionale! Questa notizia farà scalpore. Una di quelle che segnano le epoche, una svolta storica, un ribaltamento di prospettiva, rivelazione di misteriose vie, di semi che crescono nel segreto…Di regole insondabili. Che notizia?  La prendo un po’ alla larga, e mi chiedo sinceramente se i “Vertici” dell’attuale governo italiano abbiano mai sentito parlare di un certo Francesco. San Francesco, intendo, il Santo Patrono d’Italia. Il Poverello d’Assisi. Colui che nel Testamento ci lasciò come saluto: “Il Signore ti dia Pace”.

Magari i Vertici dell’attuale governo italiano sono più ferrati in detti e proverbi latini, qualche reminiscenza scolastica. Ad esempio siamo sicuri che conoscono: “Si vis pacem, para bellum”, o, che so… “Dìvide et impera”… Eppure, persino San Francesco viene citato da loro, in quanto “il più italiano dei Santi”. Ma…italiano? tutto tutto italiano? Sicuri sicuri sicuri?

Avranno mai letto che la mamma di Francesco – Giovanna, detta Pica, della nobile famiglia de Bourlemont- era francese, una provenzale…ma no! non provinciale, pro-ven-za-le…Do you understand? Monna Pica veniva dalla Provenza, la terra dei Trovatori, la regione dei Menestrelli. Tanto più dubito che sappiano dell’incontro di Francesco, fratello universale, con Al Malik Al Kamil, il Sultano di Babilonia, una storia, quasi leggenda, narrata nei Fioretti… Proprio testardo Francesco d’Assisi.

Dopo la conversione aveva il chiodo fisso di sconfinare “in partes infidelium”. Per ben tre volte ci provò. La prima, si imbarca ad Ancona, destinazione “Siria”. Ma la nave, per i venti contrari, è costretta a fermarsi sulle coste della Dalmazia. Rinuncia numero uno. Qualche anno dopo ci riprova e arriva – a piedi! – in Andalusia, con l’intenzione di raggiungere il Marocco. Stavolta una grave malattia gli impedirà il transito per mare. Rinuncia numero due.

Nel 1219, terzo tentativo: Francesco si imbarca su una delle navi che partecipavano alla Quinta Crociata. Lui e frate Illuminato, però, partono disarmati. Arrivano a San Giovanni d’Acri, nella Galilea Occidentale, “la Chiave della Palestina” (…Pa…le…sti…na!). L’assedio era a Damietta, in Egitto. Vietatissimo e pericolosissimo passare la linea rossa tra il campo dei Crociati, cosiddetti “cristiani”, e i territori sotto il controllo dei Musulmani, cosiddetti “infedeli”. Ma lui…cocciuto! Si fa dare un permesso speciale dalle autorità, e varca il confine.

Fermato dalle guardie saracene…bastonato…umiliato… e vabbè, ma che ci fa? per lui, perfetta letizia! Così può incontrare il Sultano, lo incanta, lo affascina con la sua fede  e la sua predicazione. Non lo converte, ma ne prepara l’animo al fruttuoso dialogo con Federico II, circa dieci anni dopo, per la smilitarizzazione di Gerusalemme. Certo, se avesse avuto la “fortuna di essere fermato per tre o quattro ore”, avrebbe potuto gridare di essere stato torturato… Ora, le sentinelle saracene avevano l’ordine di decapitare chiunque passasse la linea rossa. Eppure non lo fecero e condussero i prigionieri al cospetto del Sultano. Ma, mi chiedo, se al posto loro ci fossero stati i soldatini dell’Idf? Oppure quei valorosi agenti dell’Ice che ammazzano senza scrupoli inermi migranti?

Mi sa che San Francesco – ma che figlio di papà ante litteram! perdigiorno e nullafacente, sempre pronto a ripartire, in cerca di notorietà “a basso rischio e a molto ritorno mediatico”…- avrebbe già avuto il martirio che cercava. E che, diciamolo francamente, anzi “banalmente”, si sarebbe meritato in quanto provocatore e sovversivo… E invece niente giovanetti israeliani che sparano ai neonati e ricevono premi per pratica di genocidio. E nemmeno un Gregory Bovino qualunque… E che pretendeva frate Francesco? convertire gli infedeli? Non ci riuscì. Voleva il martirio? Non lo ottenne. Solo qualche bastonata.

Anzi, dal Sultano fu onorato e ricolmato di lauti doni, che si prese pure il lusso di rifiutare. Un pazzo! Un esaltato. Un provocatore. Uno smidollato, stile new age e figlio dei fiori… antesignano di frange sovversive, da intercettare e neutralizzare… A questo punto…beh, ve lo dico. Ecco la notizia bomba: San Francesco d’Assisi ci riprova! Quarta volta. Come!…adesso? Adesso. E stavolta nè in crociera né in crociata.

Stavolta chiederà un passaggio alla prossima spedizione e ne farà parte. Lui dice che gente come Thiago e come Saif, come Greta, Benedetta, Adele e tutti gli altri viaggiatori della Global Sumud Flotilla, indipendentemente dalla loro nazionalità e dalla specifica ispirazione ideale, politica e religiosa, almeno finchè partiranno disarmati, così come fino ad ora hanno fatto, mettendo a repentaglio la propria vita in nome dell’Umanità comune e della Fratellanza, lui, il Santo Patrono d’Italia, se li sente vicini, molto simili a sè. Veri Figlio di Dio, che, se c’è, è Padre. Di tutti.

Ed esulta ed innalza laudi al solo pensiero che i semi di quella sua stessa follia siano riaffiorati, dopo secoli di silenzio e di guerre, di sterminio e persecuzioni. Fiori nel deserto. Ginestra sulla sciara durissima. Evviva San Francesco! Evviva la Sumud Flotilla! Palestina libera!

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