Sabato 29 novembre, per i funerali di Salvatore Resca, com’è naturale che fosse, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo non è stata in grado di contenere tutti i partecipanti. Fedeli e laici, credenti e non credenti, hanno, infatti, trovato in padre Resca, per tanti anni, un punto di riferimento, a prescindere delle scelte ideologiche e dalle convinzioni di ciascuno. Non a caso la Libertà di Gaber (“la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”) cantata da tutti i presenti ha rappresentato, a fine cerimonia, l’ultimo saluto. Al “Don”, come lo ricorda Mirko Viola (uno dei giovani cresciuti all’interno della comunità parrocchiale), al cittadino impegnato, in cui tanti altri si sono riconosciuti.
Per questo, Argo, oltre ad ospitare le considerazioni di Mirko, vuole ricordarne il segno lasciato nella società civile catanese. La memoria non può non soffermarsi sull’esperienza di una intera comunità che, con la nascita di CittàInsieme, ha provato a scuotere la Città.
Con atti concreti, come quando liberò l’attuale Parco Falcone dalla presenza illegittima della concessionaria Pam Car del boss mafioso Nitto Santapaola , ma anche sviluppando dibattiti e riflessioni e stimolando alla partecipazione popolare attiva. Fondamentale il ruolo di CittaInsieme anche nella cosiddetta “primavera catanese”, che tante speranze di cambiamento radicale diffuse in Città,
Un’esperienza sulla quale oggi sarebbe necessaria una riflessione articolata per capire i motivi per cui, dopo quell’ondata di cambiamento, si siano susseguiti governi della Città quasi sempre di destra, dimostratisi veri e propri comitati di affari. E sul perché quella partecipazione popolare sia progressivamente diminuita e, addirittura, alcuni dei suoi protagonisti abbiano scelto di praticare il trasformismo.
Da oggi non ci sarà la voce di Resca tra quelle che sostengono la necessità di impegnarsi per trasformare Catania. Toccherà a tutti coloro che si sentono suoi eredi continuare le sue battaglie. Tra questi, Mirko Viola, al quale diamo la parola per un ricordo.
Salvatore Resca mi ha mostrato come si fa a svolgere il mestiere più difficile in assoluto, quello di cittadino. Lo ha fatto da vero educatore salesiano qual era ed è sempre stato. Affrontando tutto con allegria, capacità di analisi, lungimiranza e tenacia nell’azione. Cogliere l’essenza delle cose, tralasciare il superfluo, scendere nella profondità dei fenomeni e trarne le coordinate per l’agire.
L’attenzione, la sincerità e la cura che dedicava ai giovani ha permesso a molti di noi di amare la sua compagnia e di trovare il coraggio per portare avanti i propri progetti di vita.
Salvatore mi ha insegnato che è il bambino l’osservatore più autentico perché vede il mondo con gli occhi di Dio. Mi ha insegnato che il Regno di Dio è quel modo di vivere, di pensare, di agire, di comportarsi, di organizzare un tipo di convivenza umana nella quale Dio possa trovarsi a suo agio.
Mi ha insegnato che i valori si testimoniano, non si impongono. Mi ha insegnato che il cristiano affonda le sue mani e il suo cuore nella profondità della vita di ogni giorno, nei gesti concreti di liberazione, in tutte quelle occasioni nella quali il nostro modo di vivere anticipa le dimensioni del Regno di Dio.
Mi ha insegnato che la Carità in Cristo passa dalla denuncia delle ingiustizie, dal chinarci per sorreggere i diritti dei più deboli, dalla lotta al malaffare dei prepotenti verso i quali tenere invece il dito puntato e la schiena dritta.
Mi ha insegnato che libertà è partecipazione. Ed è dire e agire secondo coscienza, mai secondo riverenza. Mi ha insegnato che è possibile realizzare il bene comune anche in una città come Catania, ma che è possibile riuscirci soltanto operando insieme agli altri.
Mi ha insegnato che non c’è nulla di più bello di mangiare insieme e di accogliere chi non la pensa come noi, lavorandoci fianco a fianco. Perché essere una comunità significa innanzitutto armonia e convivialità delle differenze.
Salvatore mi ha insegnato che la vita si affronta preservando il proprio sorriso, qualunque cosa accada. E chissà se non stia sorridendo anche adesso, felice per tutto quello che ha seminato con chi ha avuto la fortuna di camminare insieme a lui. E chissà se veglierà su di noi quando qualcuno dei suoi frutti sarà stato raccolto.


