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Nino Bellia, un libro di poesie e gli spettatori immancabili

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particolare della locandina

Musica e poesia, racconti e testi teatrali, in lingua italiana e in dialetto siciliano, Nino Bellia è un compositore versatile e inesauribile. Tocca temi delicati come l’emarginazione e la disabilità, ma con un tocco lieve, senza pesantezze e moralismi. Suona la chitarra per coinvolgere e fare festa ma anche per meditare sulle stazioni della via crucis. Ha animato per anni le Messe di Pippo Gliozzo e Carmelo Politi e non è ancora stanco di guidare i canti, al Crocifisso della Buona Morte, con il nuovo parroco e i suoi aiutanti. E fuori, nelle stradine di San Berillo, con alcuni amici dell’OULP, ha trascorso il sabato pomeriggio a fare musica e giochi con gli esclusi, perché si sentissero accolti e considerati fratelli.

Di questo personaggio vulcanico, stasera alle 19, nel teatro della parrocchia Santi Pietro e Paolo, sarà presentata una raccolta di poesie siciliane tradotte in inglese. Con ospiti d’eccezione. Siamo tutti invitati. Chi potrà, andrà. Ma ci saranno comunque degli spettatori immancabili e speciali, di cui lo stesso Bellia tratteggia – nel suo stile immaginifico – un affettuoso ritratto.

“Non so in quanti riuscirete a venire: dieci? trenta? cinquanta? di più? Chi può dirlo… Vi sarò comunque grato, anche solo per l’intenzione e per l’affetto. Consentitemi però di salutare almeno quelli che verranno di sicuro… Quattro. Di sicuro, quattro. Ve li anticipo. Un posto è riservato per Abraham Lamp, il Senegalese. Di lui non sappiamo più nulla, da almeno due anni… Abraham giocava a calcio con noi, in via Buda, ogni sabato pomeriggio, in ogni stagione. E’ quello che si “sdivacava” platealmente per terra, longu longu, reclamando la punizione a favore. Era lui che diceva di se stesso: “Io sono un artista, e gli artisti non muoiono mai!”. Com’è vero, Abraham…

Una seconda sedia è per Peter, l’Olandese. Lui riusciva a ribattezzare le persone in maniera originale. A me mi apostrofava sempre come “San Francesco”…booooommmm, Peter! Ci siamo intesi fin dal primo momento, ognuno dall’alto e dal basso delle proprie “ebrezze”…

Il terzo posto, poi, ad Alessandro… ma come Alessandro chi? Alessandro…il posteggiatore abusivo… quello che se la faceva davanti al Liddle di Corso Sicilia… il cognome… ah… ecco! Indurre! come diceva lui…”E non ci Indurre in tentazione…”. Che importa se la formula è cambiata proprio in questo punto? a me mi viene più semplice…

Infine la quarta sedia, il posto d’onore, giorno 7 marzo… il giorno prima dell’8 di marzo, le mimose, Festa della Donna… Il 7 marzo, in pool position, lei: Adele dolce Adele, ultima di cotanta schiera. Adele…Elisabeta Boldijar, rumena… E “com’era bella i primi tempi”, parola di colleghe. Proprio lei, Adele…tanta grazia di sorrisi, tanta consapevolezza del rischio… Adele, ci sei? ma ci sarai! ti ricordi quando scrivesti col dito sulla polvere del cofano? “Grazie… ti voglio bene”. Niente lavaggio per mesi. Grazie, ti voglio bene.

Questi quattro, alla mia presentazione, ci saranno. Sono mancati, è vero, ma non possono mancare. Immancabili.

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