//

Pax Christi, l’Italia ci ripensi e dica no alle armi nucleari

3 mins read
fungo atomico

Ci sono anniversari che non vengono ricordati perché sono controcorrente. E’ il caso del 22 gennaio, data dell’entrata in vigore del Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari (TPWNTreath on the Prohibition Nuclear Weapons), il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante che rende illegali le armi nucleari, dalla produzione allo stoccaggio, all’utilizzo, alla minaccia d’uso, in vista della loro completa eliminazione.

In un contesto geo politico incerto come il nostro, in cui il riarmo viene presentato come unico strumento di salvaguardia dell’equilibrio internazionale, ci sono ancora voci, apparentemente ingenue ed anacronistiche, che si ostinano a parlare di disarmo e di pace.

Ieri sera, nella sala della parrocchia Santi Pietro e Paolo, a parlare di disarmo è stato il Punto Pace di Pax Christi Catania, che ha organizzato un’assemblea per ricordare i cinque anni dall’entrata in vigore del TPWN, conosciuto anche con la sigla TPAN (Trattato di proibizione delle armi nucleari).

E per contribuire alla campagna “Italia, ripensaci!”, con cui la Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica, si sono mobilitate da tempo affinchè “Governo e Parlamento decidano di compiere passi concreti verso la costruzione di un mondo libero da armi nucleari, dando degno seguito all’impegno sottoscritto con il Trattato di Non Proliferazione (NPT)

Nel 1970, infatti, in piena guerra fredda, l’Italia aveva aderito al Trattato di non Proliferazione, che aveva fermato la crescita e diffusione delle armi atomiche riducendone il numero e vietando il loro trasferimento agli stati che non ne erano in possesso.

Sulla proibizione, invece, l’Italia ha detto no. Così come gli altri membri della NATO, alleanza che si basa sulla strategia della deterrenza nucleare, il cosiddetto “equilibrio del terrore”, che pretende di mantenere la sicurezza servendosi della minaccia “costante e credibile” di ricorrere alle armi atomiche. A maggior ragione non hanno aderito al Trattato gli Stati che posseggono armi nucleari. Francia, Russia, UK e USA lo hanno denunciato come un pericolo per la sicurezza mondiale, mentre Corea del Nord, Cina, India, Israele e Pakistan lo hanno praticamente ignorato.

Adottato da una conferenza delle Nazioni Unite nel luglio 2017, il Trattato è entrato in vigore il 22 gennaio 2021, dopo essere stato ratificato – come previsto dal regolamento – dal cinquantesimo stato, l’Honduras.

A promuoverne la ratifica, con un lavorio di oltre dieci anni, era stata soprattutto l’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), organizzazione non-profit nata nel 2007 in Australia, con sede a Ginevra, composta da organizzazioni non governative di molti paesi. L’ICAN vinse nel 2017 il Nobel per la Pace “per il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato di proibizioni di queste armi”.

Anna Mastropasqua e Vincenzo Pezzino, relatori dell’incontro di ieri, hanno entrambi sottolineato come la firma di questo Trattato sia un fatto storico, l’avvio di un processo che tende a cambiare la mentalità e a divenire, quindi, irreversibile. “Questa è la nostra speranza!” hanno concluso.

Purtroppo l’esperienza recente ci dimostra che i processi non sono lineari e che nessuna conquista, anche a livello di mentalità, può essere data per scontata. Lo stesso Pezzino ha ricordato che il 5 febbraio è scaduto il trattato New START (Strategic Arms Reduction Treaty) tra Stati Uniti e Russia e il suo mancato rinnovo permetterà ad entrambi gli Stati di produrre armi nucleari senza alcun limite.

Lo stesso TPWN, d’altronde, è legalmente vincolante solo per gli Stati che vi hanno aderito e lo hanno ratificato.

Un’ulteriore nota di realismo è venuta dall’intervento del non più giovane padre Salvatore Consoli, che ha espresso dubbi sull’efficacia che può avere un trattato internazionale in un momento in cui trattati e leggi vengono ignorati o non riconosciuti da molti capi di stato e di governo. “La logica vera è quella delle armi che devono essere prodotte e consumate” ha soggiunto, proponendo una nuova forma di obiezione di coscienza, l’obiezione fiscale, perché è anche nell’acquisto di armi che vengono spesi i soldi della collettività.

Mastropasqua aveva, del resto, ricordato le parole di Tonio dell’Olio, secondo cui “non sono le guerre a richiedere le armi ma le armi a provocare le guerre”, per raggiungere a tutti costi il profitto, dalla cui logica siamo governati.

Non c’è quindi ingenuità nell’appello lanciato da Pax Christi, ma la volontà di “sperare contro ogni speranza” (Romani, 18), di continuare ad impegnarsi per le cose giuste, informare, sensibilizzare, senza mai arrendersi, neanche in tempi bui come i nostri.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Gli ultimi articoli - Esteri