Una coppia di uomini decide di avere un figlio attraverso la GPA, la gestazione per altri, considerata in Italia un “reato universale” ma ammessa in altri paesi, dove talora – come accade in alcuni stati degli USA – è controllata e regolamentata in modo rigoroso. Il libro “Siamo papà. Le famiglie del reato universale”, edito da Villaggio Maori Edizioni, racconta l’esperienza vissuta da Paolo e Michele, che vivono insieme da quasi trenta anni ed hanno fatto questa scelta dopo aver tentato inutilmente la strada dell’adozione, a loro negata. “Siamo papà” è stato presentato sabato 28 marzo all’Ostello degli Elefanti nel corso di un incontro molto partecipato di cui ci parlano Giusi Lazzara e Adriana Salafia.
“Siamo papà”, semplicemente genitori di Giulio e Flavio, due bellissimi bambini nati dall’amore di due papà e una mamma gestante. Un libro che intreccia la storia personale di Paolo e Michele con la denuncia civile per essere stati tacciati di reato universale. In Italia nel 2024 il parlamento ha approvato un disegno di legge, proposto dalla deputata di Fratelli D’Italia Carolina Varchi, che rende la maternità surrogata un reato universale, come la tortura e il genocidio.
Questa nostra società “democratica”, che pure accetta la donazione di organi, vieta invece la donazione da gestazione. Questo l’incipit del libro che in modo intenso e coinvolgente segue la vicenda umana di Paolo, omosessuale in una realtà ostile degli anni 80 a Palermo, segnato dal bullismo scolastico. La scelta di andare via, ma poi ritornare e trovare il compagno di vita che diventa marito nel 2017 con l’introduzione della legge sulle unioni civili. E la decisione di avere un figlio, non certo facile per una coppia omogenitoriale, alla quale viene vietata l’adozione.

Il primo colpo arriva per la diffidenza della Chiesa che allontana un giovane straniero al quale la coppia si era affezionata aiutandolo anche a studiare. Il ragazzo, confidatosi con un sacerdote, viene invitato a non frequentare più i due omosessuali. Grande il dolore di Paolo per aver perso la possibilità di vedere crescere quel ragazzo. Passano i mesi e arriva la decisione della gestazione per altri. Vietata in Italia e legale negli Stati Uniti. A Portland nell’Oregon, l’incontro con Daiana offre il dono più bello. Dopo due tentativi andati male, Daiana decide di farsi impiantare due embrioni. Così inizia il percorso della gravidanza, per lei già mamma e con un lavoro.
Non per soldi, anche se le spese per la clinica e un sostegno per i mesi che Daiana ha passato senza poter andare al lavoro hanno costretto Paolo alla vendita di una casa di famiglia.
Quando sono nati i due gemelli, “quella fu la notte più bella della nostra vita”, scrive Paolo. Per i genitori non è una fine, ma un inizio, con i bambini e con Daiana che è rimasta sempre in contatto, in questi anni, anche se lontana fisicamente.
Un libro, “Siamo papà”, che interroga e sono tante le domande, sia per chi è favorevole sia per chi contrario alla gestazione per altri. Così, durante la presentazione del libro, il dibattito, in alcuni momenti molto intenso, ha coinvolto chi ha manifestato disapprovazione per una cultura patriarcale e per l’oppressione di un chiesa cattolica che mortifica ogni possibilità ad aprirsi alla famiglie arcobaleno, e chi cerca un dialogo tra le diversità. Superare gli steccati, è stato ribadito, per cominciare un confronto che coinvolga credenti e non, per aprirsi a una società sempre più accogliente delle diversità di genere. Sempre nel rispetto di ogni persona.


Sono contraria alla gestazione per altri sia che si tratti di coppie omogenitoriali,sia che si tratti di coppie etero.Il desiderio di avere un figlio non è un diritto, è appunto un desiderio che può essere soddisfatto solo con l’adozione e, se non è possibile l’adozione,deve restare un desiderio.Mi metto nei panni del bambino divenuto adulto:come può accettare che la madre l’abbia fabbricato per altri. Che poi una donna possa portare avanti una gravidanza ,che comporta persino rischi per la salute,solo per compiacere degli sconosciuti,mi pare assurdo.
Angela buongiorno , per la legge americana , una persona nel suo libero arbitrio e autodeterminazione vuole portare alla luce un bimbo per chi non può averne .Un altra persona decide di donare gli ovociti .
La gpa ( gestazione per altri ) non solo per coppie o single omosessuali ma sopratutto per famiglie etero che per motivi di salute hanno avuto seri problemi oncologici o di altre patologie tanto da non riuscire a portare avanti una gravidanza , la gpa e’ anche questo cara Angela . Chi siamo noi ? per giudicare le scelte degli altri o chi siamo per impedirlo??
Una donna sceglie di donare ovuli e un’ altra sceglie addirittura di portare in grembo la gravidanza per nove mesi . Chi siamo noi per impedire loro ?? Due figure importanti vitali che gioiscono in vita per aver contribuito a tale dono “di vita” “ per la vita “ e mi creda non ci sono denari e riconoscimenti sufficienti per colmare e ringraziare per tale gesto umano .
E’ certo cara Angela che se lei avesse: un figlio gay , una figlia che non può avere figli ,un parente una persona cara , come la penserebbe ? Così rigidamente ? Anche nei riguardi dei suoi affetti ? Chi siamo noi per giudicare la scienza , che oggi può salvarci la vita ? Addirittura donandoci la vita con il viscerale , umano apporto di un ‘ altra persona che si presta senza alcuna costrizione ?? Amore , dono non hanno barriere e la scienza medica fa miracoli . Provi Angela a riflettere con più profondità e umanità e altruismo sono sicuro che ci riuscirà perché anche lei sarà sicuramente una persona intelligente .
Angela, buongiorno, viviamo in un’epoca in cui i desideri dell’individuo, anche i più assurdi, sono accontentati, ( e considerati diritti) mentre i diritti, quelli veri: lavoro, istruzione, salute, partecipazione politica… vengono negati . Poi nella “ società dell’inclusione”, anche il basilare buon senso viene ( cortesemente) spacciato per stupidità .
L’amore non ha steccati se non il benessere della persona amata.
Non credo che le ” agenzie” operanti in varie parti del mondo ( soprattutto le più povere come sud America o paesi balcanici), specializzate per agevolare l’ acquisto di bambini/e da parte di coppie infertili a costi molto cari sfruttando per queste operazioni donne molto bisognose e soprattutto i loro uteri, per favorire paternità e maternità surrogate, mostrino rispetto e umanità nei confronti di queste donne super sfruttate e super imbottite di ormoni che a lungo andare ci rimetteranno le loro vite. Non credo che la poesia con cui avete presentato la pratica dell’ utero in affitto che a volte raramente si ammanta della pratica del “dono” di una gestazione per altri a carattere gratuito… possa cancellare l’ indifferenza e il cinismo di concepire che ci sono corpi di donne povere che vengono mercificati e costretti per pochi denari a un lento percorso mortifero e doloroso come in parte sarà quello del figlio/ a che proverà per tutta la vita il senso d’ abbandono della madre…
Credo che alla luce di queste inaccettabili conoscenze e di questo iniquo sapere chiunque si definisca di sinistra e umano/ a , dovrebbe rivedere le proprie posizioni favorevoli in merito alla GPA !!
C’era una volta la patria potestà. Le donne parorivano figlie e figli, di solito anche li amavano e li crescevano, ma non avevano alcun diritto a preservare il rapporto con loro: la prole APPARTENEVA, letteralmente, ai soli padri. Qualsiasi comportamento materno sgradito ai padri, anche se non riguardava i figli, permetteva di togliere alle madri la custodia e potevano esserne allontanate. Qualsiasi comportamento paterno, anche violento, maltrattante o di sfruttamento dei figli, invece, era lecito. Perché tanto i figli e le figlie erano solo una loro proprietà. Ci sono volute molte lotte delle donne per cambiare tutto questo.
C’è (non “c’era”) adesso (e non “una volta”) la gestazione per altri. Una bella invenzione, davvero: permette agli uomini di aggirare tutti quegli ostacoli che le donne hanno messo all’esercizio della loro divina, naturale e debita patria potestà: un bel contratto, e la madre di colpo si trasforma in una serva, che deve mettere le funzioni del suo corpo a disposizione di altri a rischio della propria salute perché metta al mondo delle figlie o dei figli che “per legge” non saranno suoi (come se la legge potesse cambiare chi li ha messi al mondo), perché APPARTERRANNO per contratto si committenti che pagano. Ah, ma… devono anche essere “generose” e non volere soldi! Strano! Anche ai tempi della patria podestà, quand’ero bambina, avevo libri di lettura e antologie pieni di madri “generose” e oblative che si sacrificavano per i figli, possibilmente maschi. Che coincidenza, eh?
Beh, le notizia è che non si può essere “generose” della vita altrui. Si può “regalare” (dietro “rimborso” e per contratto è un regalo?) un maglione o una torta, non un/a neonata/o. E poi è tempo di finirla con l’imperativo alle donne di essere generose: è tempo che impariamo un po’ di sano egoismo e facciamo solo le figlie/i figli che desideriamo crescere: ne guadagnerà la felicità e la salute di madri e figlie (impiantare alle donne embrioni fecondati in vitro con ovuli altrui per evitare che possano rivendicare legalmente la loro maternità, sottoponendole a gravi rischi per la salute, è di un cinismo aberrante! E questo cinismo non si può contrabbandare come un “diritto”).
Sono a favore di affido e adozione per single e coppie omosessuali, ma per fortuna in Italia è vietato schiavizzare donne e comprare bambini!
Considero una vera infamia la pratica dell’utero in affitto, che oltre a sfruttare le donne cancella la relazione con la madre che diventa una mera funzione al servizio degli uomini. Non ho altro da aggiungere ai commenti di Silvia Barattella e Anna Di Salvo che condivido. Spero che li partiti di sinistra non lascino alla destra l’opposizione a questa aberrante pratica.
Non capisco perché non si parli mai del fatto che una donna può GIA’ adesso, in Italia, donare il proprio infante al padre biologico. E’ sufficiente che non riconosca la creatura e che il padre dimostri di esserne il genitore naturale. Perché NON se ne parla mai e, soprattutto, non si pratica questa possibilità, perfettamente legittima? Perché, semplicemente, NON esistono donne disponibili a farlo! Disponibilità che, guarda caso, sorgerebbe magicamente qualora la gestazione per altri (anche quella c.d. solidale) fosse legittimata e regolamentata con contratti, assicurazioni, soldi, rimborsi, …Che strano, eh?