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Filastrocca di Ferragosto

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vignetta di Quino, con Mafalda e Felipe al mare, Miguelito nella cascata di montagna, Manolito nella pila di casa

L’attenzione per i più piccoli, il diritto alla risata e al gioco, il valore della fantasia, sono tra i temi ricorrenti degli scritti di Gianni Rodari che, nelle sue filastrocche, tocca argomenti di grande spessore, con semplicità, leggerezza ed ironia.

Nella filastrocca dedicata al Ferragosto rivendica per ogni bambino il diritto alla bellezza e al divertimento, a conoscere altri luoghi, a godere del mare e della montagna. Il pensiero dell’autore va ai bambini più disagiati che, avendo famiglie “senza quattrini”, non vengono portati in vacanza. Rimasti soli in città, si distraggono con povere cose in contesti squallidi. Ma in Rodari la tristezza non prevale mai, c’è sempre spazio per l’ottimismo e il buon umore, associati ad un messaggio positivo e concreto, anche se apparentemente paradossale. Se ci sono bambini indigenti e abbandonati, la società deve farsene carico e offrire a loro delle opportunità. Non si transige, “chi non rispetta il decretato va in prigione difilato”.

Rispetto a quando scriveva Rodari (e disegnava Quino) più di cinquanta anni fa, la situazione non è cambiata, anzi è forse peggiorata. Sono ancora molti i bambini che vivono in situazione di disagio economico, senza opportunità di vivere esperienze piacevoli e diverse in contesti stimolanti. Le strade, invase da automobili, sono sempre meno utilizzabili come spazi di gioco e di socialità, mentre il cambiamento climatico le rende sempre più esposte al caldo torrido prolungato e ad acquazzoni violenti.

E, sebbene gli studi sull’educazione e sull’importanza della cura dei minori facciano passi avanti, non per questo le scelte di politica sociale vanno nella stessa direzione. Ai minori oggi i governi guardano con preoccupazione securitaria e dimostrano di non avere reale volontà di farsi carico dei loro bisogni autentici. Cosa che fanno, invece, a fatica, diverse realtà associative che operano sul territorio.

Ci manca, per l’oggi, una lettura profonda e dissacrante alla Rodari.

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

(da Filastrocche in cielo e in terra)

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