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Corte dei Conti, numeri per fotografare la realtà

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La Corte dei Conti parla soprattutto con i numeri, ma non sono cifre buttate lì a caso. In esse c’è una rappresentazione molto precisa della realtà. Proviamo a dimostrarlo citando alcuni passaggi della requisitoria del Procuratore generale d’appello della Corte dei Conti, Giovanni Coppola, nella parte che riguarda la Sicilia.
Vi si trova un apprezzamento nei confronti della Regione che non ha assunto ulteriori debiti, ma vengono evidenziati con forza i gravi problemi che si registrano nel mercato del lavoro.
Diminuzione per il terzo anno consecutivo del tasso di occupazione, in particolare nel settore industriale (-28.000 unità, pari a 2,5%), diminuzione dei contratti a tempo determinato (-9,2%), aumento della cassa integrazione (+78%), ininfluenza della formazione per la promozione di nuova occupazione.]
Molto critico, invece, il discorso relativo alla gestione del personale della Regione siciliana, i cui dipendenti sono 13.528 (di cui 2.010 dirigenti, in rapporto di 1 dirigente ogni 5,6 dipendenti). Poiché la dotazione organic prevede complessivamente 528 dirigenti, oggi abbiamo ben 1.428 dirigenti in più.
Con la legge n. 11 del 12/05/2010 si sono, inoltre, creati i presupposti per un incremento di 4.808 dipendenti a tempo indeterminato, pari al 45% del totale.
Si tratterà probabilmente della stabilizzazione dell’attuale personale a tempo determinato che, oltre che presentare elementi di dubbia legittimità costituzionale, è giudicata scorretta in quanto crea un discrimine “a beneficio di soggetti che senza concorso sono stati selezionati non per maggior merito o intelligenza, ma solo in ossequio a logiche spesso clientelari”.
In sintesi, sommando personale a tempo indeterminato e rimanente personale a tempo determinato si arriva a 20.642 unità il che si traduce in una spesa per ciascun cittadino siciliano di circa 214 euro per mantenere i burocrati della Regione (erano 194 nel 2007).
Analogo discorso riguarda i trattamenti pensionistici (613 milioni di euro). Nella relazione si parla di vasi comunicanti, perchè se da un lato diminuiscono i dipendenti in servizio attivo, aumentano i pensionati che sono sempre pagati dalla Regione…. Anzi, poiché la Regione tende a sostituire i pensionati con nuovi dipendenti la spesa corrente finisce inevitabilmente con l’aumentare.
Per quanto riguarda altri interventi legislativi del governo regionale, il giudizio non è del tutto negativo. Viene riconosciuta l’attività riformatrice nella legge sulla gestione integrata dei rifiuti, nella stessa legge finanziaria.
Alla legge di riordino del Servizio sanitario regionale si riconosce il merito di una riduzione di circa il 59% rispetto al dato di deficit 2007, pari a 572 milioni.
I vantaggi per il bilancio regionale sono molto alti, visto che il totale della spesa sanitaria rappresenta il 45%, cioè quasi la metà del totale complessivo della spesa regionale.
L’azione riformatrice, dunque, c’è stata, ma forse si potrebbe fare di più. E’ da tenere presente infatti che l’incidenza del personale sul costo complessivo della spesa sanitaria è solo del 37%. Questo significa che c’è un largo margine di discrezionalità nella scelta della destinazione della rimanente percentuale del budget.
La possibilità di scegliere la destinazione delle risorse in altri casi è quasi nulla. Basti pensare che nel comparto della scuola pubblica, rimane solo il 2% per spese diverse da quelle per il personale.
Il risvolto pericoloso di questa ampia discrezionalità è il rischio di una gestione politico-clientelare. Entriamo in qualche dettaglio.
Una delle modalità più diffuse per la gestione politico-clientelare è l’attribuzione di consulenze e incarichi ad esterni: nel 2009 sono stati 1.065, contro i 651 del 2008 e i 457 del 2007. Aspettiamo di vedere i dati del 2010 perchè la legge di riordino ha vietato (dal settembre 2009) l’attribuzione di consulenze, ad eccezione di quelle autorizzate dall’Assessore regionale.
Alta rimane ancora la spesa per la mobilità sanitaria extraregionale (i cosiddetti viaggi della speranza) per cui si sono spesi 235 milioni di euro. Questo è, fra l’altro, un indice negativo che denota la scarsa considerazione in cui è tenuta la sanità regionale da parte degli stessi siciliani.
Altra spesa rilevante è quella farmaceutica, che si attestata a 1 miliardo 40 milioni di euro. E anche questo è un campo di ampia discrezionalità in termini quantitativi e qualitativi che richiederebbe, in particolare, un monotoraggio più attento dell’operato dei medici di base.
Il giudizio della Corte dei conti restituisce dunque un’immagine con forti contrasti che richiederebbero un’azione politica più organica e meno contraddittoria.

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