Ce l’aspettavamo: il Piano Regolatore del Porto è stato riapprovato qualche giorno addietro (23 settembre). Si rifà concreta la prospettiva che venga realizzato un progetto che prevede un’abnorme ed anacronistica edificazione all’interno dell’area portuale e la perdita di due aree naturalistiche di grande pregio: la Scogliera d’Armisi e la foce del fiume Acquicella.

A luglio due sentenze del Tar avevano stoppato questo Piano dichiarandone la parziale nullità perché l’Autorità di Sistema Portuale aveva pianificato anche su un’area che non rientrava nei confini territoriali del porto. L’area in questione era proprio la Scogliera d’Armisi, una parte di costa al nord del porto, a difesa della quale erano scese in campo diverse associazioni ambientaliste, molte delle quali confluite, insieme ad altri cittadini, in un apposito Comitato intenzionato a difenderne il grande valore ambientale e storico.
La sentenza del Tar su ricorso di WWF e Osservatorio era stata salutata con grande soddisfazione delle associazioni ambientaliste, sebbene anch’esse fossero consapevoli che non si trattava di una vittoria definitiva. Come, infatti, avevano scritto i giudici amministrativi, l’Autorità Portuale avrebbe potuto riesercitare le proprie potestà pianificatorie nel momento i cui i limiti territoriali del Porto fossero stati modificati in modo tale che vi rientrasse l’area che ne era esclusa.
In parole povere, dal momento in cui la scogliera d’Armisi fosse stata inclusa nei confini del Porto. Cosa che è avvenuta con la pubblicazione del decreto n.155 del Presidente della Repubblica (19 giugno 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 agosto ed entrato in vigore il 15 settembre).
Adesso che l’ampliamento della circoscrizione territoriale del Porto è avvenuto e il Piano Regolatore Portuale è stato ri-approvato con la delibera n10 del 23 settembre 2026, la battaglia delle associazioni può considerarsi perduta?

La risposta del Comitato per la difesa e la fruizione della scogliera D’Armisi è stata immediata. Con un Comunicato Stampa, firmato anche da decine di altre associazioni, ha fatto appello “a tutta la città, alle sue forze politiche, sociali e culturali, perché si scongiuri uno scempio giuridico e ambientale e si apra finalmente una stagione di difesa e salvaguardia del nostro mare e di tutto l’ambiente urbano”, ed ha convocato una conferenza stampa che si è svolta martedì 29 al “passiatore” di Catania.
Il Comitato ha già una strategia, impugnare in ogni sede un provvedimento che definisce “abnorme, dannoso e sbagliato”. Ed ha già in preparazione tre ricorsi amministrativi e due esposti all’autorità giudiziaria.
Il primo ricorso riguarda il decreto del Presidente della Repubblica che ha sancito l’ampliamento dell’area portuale. All’interno del lungo e complesso iter procedurale che precede la firma del Presidente, sono state individuate diverse lacune, rilevate anche nel parere emesso da Consiglio di Stato.

Tra queste l’esenzione, non motivata, dall’AIR”. Non è stata, infatti, effettuata l’Analisi di Impatto della Regolamentazione, la valutazione preventiva di costi, benefici ed effetti che deve accompagnare gli atti normativi, ritenuta in questo caso inutile per un’area di ampliamento presentata come priva di valore, oltre che inaccessibile. Una rappresentazione falsata di un luogo che ha, invece, un grande valore geomorfologico e su cui insiste anche una attività economica, il più antico lido della scogliera cittadina.
La rappresentazione dei luoghi è errata anche dal punto di vista dell’estensione. La superficie dell’area di ampliamento viene definita di “limitata estensione” nel parere del Senato, mentre in quello del Consiglio di Stato (pag 16), si dichiara che i “limiti della circoscrizione verrebbero variati di circa 150 metri lineari”, mentre si tratta in realtà di più di 700 metri.
Chi, e per quale scopo, in qualcuno dei passaggi previsti dall’iter di approvazione (dalla proposta del Ministero delle Infrastrutture all’approvazione del Consiglio dei Ministri, ai pareri della Conferenza Stato-Regione, del Consiglio di Stato, delle Commissioni Parlamentari…), ha alterato le informazioni dando una rappresentazione non veritiera della realtà?
Il secondo ricorso in preparazione riguarda la validità stessa del Piano, che – in questa seconda edizione – è stato firmato da chi non è più – per decorrenza dei termini di mandato – il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, ma un commissario straordinario, in scadenza a novembre, che dovrebbe occuparsi solo degli affari correnti. Rientra nelle sue competenze l’approvazione di un Piano Regolatore, per il quale – in aggiunta – sono stati utilizzati pareri risalenti a tre anni addietro, e quindi ormai datati, senza l’apertura di una procedura specifica?
Oggetto del terzo ricorso è la sentenza del Tar che ha dichiarato la nullità parziale del Piano, bloccandolo. Sulle parti del ricorso che il Tar non ha ammesso, il Comitato intende ricorrere al Consiglio di Giustizia Amministrativa affinchè si eviti di considerare definitivamente risolte, e quindi in certo senso consolidate, criticità importanti come – ad esempio – il mancato aggiornamento del documento di pianificazione strategica di sistema portuale dopo l’inserimento, oltre ad Augusta, dei porti di Siracusa e Pozzallo.
Oltre ai ricorsi alla giustizia amministrativa, il comitato intende segnalare alla Corte dei Conti il potenziale danno erariale determinato da un Piano che prevede la demolizione di quanto appena realizzato al molo di levante con un investimento di milioni di euro e alla Procura della Repubblica una serie di irregolarità rilevate nell’approvazione del Piano.
La questione del Piano Regolatore del Porto di Catania è arrivata anche sul tavolo della Commissione Nazionale Antimafia, alla quale è pervenuta una denuncia, su infiltrazioni mafiose e irregolarità amministrative, presentata da Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra Italiana del gruppo AVS.
A livello locale si vuole riportare il Piano regolatore del Porto all’attenzione del Consiglio Comunale, convocando un’apposita seduta. Quanto alla Regione, come sanerà la contraddizione tra il parere positivo espresso, tre anni addietro, sul Piano Regolatore del Porto (che distruggerebbe la scogliera d’Armisi) e l’inserimento di quest’ultima tra i luoghi della identità e della memoria siciliana, avvenuto nel mese di giugno da parte dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali?
Per avere un assaggio dello scrigno di bellezza custodito nel mare dell’Armisi guarda le foto subacquee a questo link https://www.argocatania.it/2026/08/28/snorkeling-lungo-la-scogliera-darmisi/
Sulla vicenda del Piano Regolatore del Porto, leggi anche Nuovo Piano Regolatore del Porto, cemento e distruzione ambientale. In calce anche alcuni documenti scaricabili
Alcuni dcumenti relativi all’iter di approvazione del decreto del Presidente della Repubblica sull’ampliamento del Porto, li trovi a questo link e anche a questo
(Ringraziamo Filippo Timpanaro per la foto di copertina)


Se, come riferisce l’articolo, il “TAR di Catania ha dichiarat o che l’Autorità Portuale avrebbe potuto riesercitare le proprie potestà pianificatorie nel momento i cui i limiti territoriali del Porto fossero stati modificati in modo tale che vi rientrasse l’area che ne era esclusa”, è falso il sarciniano presupposto, a pseudo base della nuova delibera dell’AdSP, della validità dei precedenti atti e, dunque, riutilizzando i pareri ottenuti anni fa e la Valutazione ambientale strategica del 2025, al fine evidente di classificare la nuova delibera come atto conclusivo di un procedimento legittimo e, quindi, rientrante, a incondivisibile sarciniano avviso, nella ordinaria amministrazione da cui un commissario non può esorbitare. Se il TAR ha sentenziato l’illegittimità dell’esercizio delle attività pianificatorie su un’area al di fuori del perimetro portuale e, quindi, nella titolarità non propria ma del demanio regionale, consegue che necessita il riavvio dell’attività pianificatoria in data successiva al DPR di ampliamento del perimetro portuale e un nuovo procedimento approvativo da avviare presso le istituzioni competenti per le relative autorizzazioni e valutazioni, inclusa la VAS. Molto incauto ARTA in passato e adesso a fingere di non accorgersene.
E’ triste vedere che a muoversi sono solo gli ambientalisti. Ad avere un danno sarà tutta la città, ma questo ai catanesi non è chiaro