Della scogliera d’Armisi si è parlato molto da quando il Piano Regolatore del Porto ha previsto in quell’area la nascita di un molo dedicato a grandi yacht, inquinanti, che avrebbero definitivamente compromesso un’area di grande valore naturalistico, alterando anche il fronte mare con costruzioni invasive. Una sentenza del Tar ha bocciato questo progetto perché l’Autorità Portuale non poteva disporre dell’uso di un’area che non era ancora di sua competenza. Dal momento in cui questo “vizio” fosse definitivamente corretto e l’area rientrasse formalmente nello spazio del porto, i giochi si riaprirebbero ed il progetto potrebbe essere riproposto. In difesa dell’Armisi è nato un Comitato e molti cittadini sono scesi in campo per la sua tutela scegliendo l‘Armisi come luogo del cuore FAI.
Noi vogliamo contribuire alla difesa dell’integrità di questa scogliera facendo conoscere meglio lo scrigno di bellezza che essa custodice, soprattutto in acqua ma anche nelle sue pareti rocciose e nel cielo solcato da splendidi volatili. Lo facciamo con le parole di Giuseppe Rannisi e Loredana Murabito della sezione Lipu Catania. E con le bellissime foto, in buona parte subacquee, che essi hanno raccolto da autori che troverete via via indicati e che ringraziamo per averle messe a dispozizione.
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Maschera, pinne e palloncino di segnalazione e via lungo la scogliera lavica dell’Armisi!
La parte emersa della colata lavica che vediamo affacciarsi sul mare, e che ovviamente prosegue in profondità è uno spettacolo solo a guardarla. Essa è ricca di grotte di erosione marina, di sorgenti di acqua dolce e di vita sia sopra che sotto il livello del mare. La scogliera dell’Armisi peraltro è quella più antica fra le scogliere della nostra costa catanese, risalente a più di 5000 anni fa secondo le analisi condotte dell’INGV.
Poco prima di immergercii, dalla superficie dell’acqua vediamo subito le castagnole (munaceddi), piccoli pesci di colore marrone scuro con coda forcuta che ci circondano senza alcun timore. Gli avannotti di questa specie sono di un bellissimo blu elettrico e si tengono al riparo in piccole grotte o cavità.

Immergendoci con la maschera vediamo banchi di salpe (sarpa o mangiaracina) che brucano le alghe che rivestono gli scogli sommersi a pochi metri di profondità. Il nome dialettale di mangiaracina è dovuto verosimilmente al fatto che si alimentano delle alghe brune, prima molto comuni lungo le nostre coste, oggi scomparse o molto rarefatte, che producono piccoli corpi aeriferi rotondeggianti simili a microscopici acini d’uva. Si vedono sia banchi di salpe piccole che banchi anche molto numerosi di salpe più grandi e tozze dai fianchi attraversati da caratteristiche strisce dorate sul fondo argentato.

Assieme alle salpe pascolano i pesci pappagallo (marzapani) che si trovano ovunque lungo la nostra costa. La femmina è di un bel colore rosso con una macchia giallo oro in prossimità della coda, il maschio è interamente grigio.

Piccoli banchi di cefali (muletti) si trovano sparsi ovunque; appartengono spesso a specie diverse, tutte molto simili e difficili da distinguere a mare. Qualche individuo più grande degli altri ci fa ritenere che questo tratto di mare non sia troppo sfruttato dalla piccola pesca costiera.
Bellissimi i saraghi (saracu) di diverse specie, dal sarago fasciato dalla caratteristica banda nera dietro la testa al sarago maggiore in cui spesso sono evidenti delle strie verticali nere, al sarago sparaglione (asparedda), la specie più “povera” o meno importante fra i saraghi per qualità della carne: formano banchi misti, anch’essi a banchettare a poca distanza dai bagnanti.

A mezz’acqua invece si può osservare la bella occhiata (ucchiata) dall’inconfondibile macchia nera contornata di bianco in prossimità della coda: un trucco della natura per ingannare i predatori che scambiano quella macchia per l’occhio della preda, così che, quando tentano di inseguirla, l’occhiata va esattamente nella direzione opposta!

Troviamo anche la comune e coloratissima donzella pavonina (nzuraddu) dalle vistose fasce verticali che, curiosa, esplora le rocce per scovare qualche piccolo mollusco o crostaceo di cui si nutre. O la meno comune, almeno alle basse profondità, donzella zigarella (pizzi i re il maschio, virriula la femmina o il giovane), uno dei pesci più belli dei nostri mari.

Una curiosità, in molte specie di pesci si verifica il fenomeno dell’inversione sessuale, noto come ermafroditismo sequenziale. Questi pesci possono cambiare sesso nel corso della loro vita in base a gerarchie sociali, dimensioni o esigenze riproduttive, ottimizzando così la sopravvivenza del gruppo.
Fra gli anfratti si può osservare anche una giovane cernia (cirenga), combattuta fra la curiosità di avvicinarsi a questo mostro informe ed enorme con una maschera colorata che si avvicina a lei, e la paura che invece la porta a rientrare nella tana, al sicuro.

Tra i pesci più caratteristici della nostra scogliera vi è il tordo pavone (lappara), un labride dalle inconfondibili labbra molto evidenti, da cui il nome, con l’abitudine talvolta di disporsi a “candela” cioè verticalmente. Della famiglia dei Labridi, a cui appartengono molte specie di pesci del Mediterraneo, fanno parte anche le due specie citate in precedenza.

Fra le cavità del fondo si può osservare lo sciarrano (nei mercati e fra i pescatori della costa etnea chiamato precchia) un formidabile predatore di piccoli pesci e molluschi, che spesso fa da guardia alle tane dei polpi (puppi) (e non polipi, come detto erroneamente da qualcuno, che invece sono altri animali), o qualche piccolo scorfano bruno (scrofina) che possiede aculei appuntiti e velenosi sulla pinna dorsale, su quelle laterali e sulla testa: da non toccare!

Sugli scogli sferzati dalle onde, poco al di sotto dalla superficie, adagiate sulle alghe, talvolta protette in piccoli buchi da cui fuoriesce solo la testa, troviamo diverse specie di bavose (vavusa), piccoli pesci protetti da una spessa bava attaccata alla pelle che dà loro il nome.

In questi giorni piccoli banchi di aguglie (augghi) si sono avvicinati alla riva dando uno spettacolo di leggerezza e di adattamento cromatico all’ambiente con il loro colore blu sul dorso e argentato sul ventre che le rende invisibili ai predatori. Un piccolo banco di aluzzi o lucci di mare (aluzzi) dal corpo sottile e allungato si mischia alle castagnole.

È ancora possibile vedere qualche riccio. Due sono le specie presenti nella fascia infralitorale: il riccio di mare comune, Paracentrotus lividus, il cui colore può variare dal marrone chiaro fino al viola, che chiamiamo rizza fimmina in quanto le gonadi sono molto sviluppate e sono eduli, oggi quasi completamente scomparso dalle coste siciliane tanto da limitarne la cattura ad alcuni periodi dell’anno e l’Arbacia lixula quello nero con gli aculei più lunghi, che volgarmente si chiama rizza masculina le cui gonadi sono poco sviluppate, quasi invisibili. Anche questa specie seppur non utilizzata per l’alimentazione è in diminuzione, sia pure in modo meno marcato rispetto alla precedente.

All’interno delle grotte, nelle zone ombreggiate è ancora possibile osservare delle spugne incrostanti che colorano le pareti delle rocce, alcune dal bel colore arancione, altre di colore marrone, meno evidenti,
o ancora le bellissime madrepore arancione Astroides calycularis.

Attaccati alle rocce si trovano ancorati dei bellissimi Idrozoi che hanno la forma di piume che seguono i movimenti delle onde e le attinie o anemoni di mare fra cui il pomodoro di mare di un bel colore rosso una volta molto comune lungo la nostra scogliera ed oggi rarefatto.

Diverse sono le specie di granchi. Alcuni si spingono sulle rocce al di sopra della superficie del mare, altri non raggiungono mai la superficie. Una specie è addirittura aliena: il granchio corridore atlantico riconoscibile per il carapace schiacciato, sottile, e con la presenza di bande alternate chiare e di colore arancio, originario delle coste orientali americane. Diventato molto comune lungo le coste della Sicilia, si nasconde facilmente tra le fessure delle rocce, nei primi metri di profondità, più di frequente vicino alla superficie. Ed ancora si possono osservare le diverse specie di patelle (pateddi) attaccate alle rocce semisommerse e di piccoli gasteropodi come le chiocciole di mare (vaccareddi) o i murex (muccuni).

Rientrando, troviamo una garzetta, un airone bianco dai piedi gialli, ferma su uno scoglio in attesa che qualche piccolo pesce sballottato dalle onde arrivi a portata del suo becco. Nel cielo volano i gabbiani reali dei vicini scogli dei Ciclopi, dove hanno nidificato. I giovani nati pochi mesi orsono hanno un piumaggio scuro, che diventerà anno dopo anno sempre più grigio chiaro e bianco fino a assumere il piumaggio da adulto all’età di 4 anni.

Nel frattempo è già iniziata la migrazione autunnale e si vedono passare altre specie, dal cormorano alle anatre, all’airone cenerino, ai piccoli limicoli di varie specie, chiamati tutti indistintamente puddicini di mare, che si fermano sugli scogli per riposare e mangiare piccoli invertebrati.
Questa descrizione vuole essere solo un cenno molto semplice per descrivere la ricchezza della nostra costa, con particolare riferimento alla scogliera dell’Armisi. Per i pesci osservati sono stati riportati anche i nomi dialettali locali che si stanno perdendo a causa della scomparsa della piccola pesca e dei mercati tradizionali, come ‘a piscaria’, sostituiti dai banchi del pesce della Grande Distribuzione Organizzata.
Lo snorkeling permette di conoscere ed osservare la ricchezza e la bellezza del nostro mare ed è alla portata di tutti. Essere accompagnati, quando è possibile, da persone esperte di biologia marina permette di fare un’esperienza più bella e più completa.
Le foto dei pesci sono state scattate nelle gare di Safari fotografico subacqueo della Federazione Pesca Sortiva (FIPSAS), quelle degli Organismi sono di Orazio Aloi, quelle degli uccelli di Giuseppe Rannisi e Loredana Murabito. A tutti, ancora, il nostro grazie.







Una rara e bella lezione sull’ambiente naturale marino caratteristico del nostro mare vicinissimo alla costa.. Grazie
Grazie, bellissimo, un peccato ovviamente distruggerlo
Bellissimo reportage! Salviamo la scogliera d’Armisi! ❤️
Bellissimi pesci e commenti molto interessanti. Mi ha stupito la Donzella Zingarella un pesce molto attuale. Peccato che non ci sono più i Ricci Fimmina, che una volta si raccoglievano a piene mani ed erano troppo buoni da mangiare con una spruzzata di limone. Viva la scogliera di Armisi!
Grazie a tutti x l’impegno
Augurandomi che tutto questo lavoro porti al risultato sperato. Lorena
Grazieeeee bellissimo, , io sono al D’armisi da 50 anni e al mare, la disponibilità, la gentilezza del Personale è ammirevole…!!! 👏👏👏👏🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️🏊♀️
Le bellezze di questo tratto di scogliera, la scogliera d’Armisi, è caratterizzato da fauna sottomarina, da acque dolci sotterranee che si immettono sul mare, dalla bellezza paesaggistica del luogo, fatto di scogli, di insenature, di volatili. Per la sua bellezza e per il valore storico culturale che rappresenta nella nostra città è assolutamente un luogo da privilegiare, tutelare e conservare tra i valori del nostro luogo.
In ordine alle grotte di erosione marina c’è un “dettaglio che non è un dettaglio” (cit. Mies van der Rohe): la massima giursprudenza ha sancito il diritto di accesso dei cittadini all’interno delle grotte pubbliche, nel caso di quelle della scogliera dell’Armisi, in snorkeling o, se del tutto sottomarine, anche con adeguate attrezzature respiratorie. Credo che la fattispecie vada valutata per l’eventuale nuova opposizione al PRP ove l’AdSPdMdSO riproponesse la nuova darsena pseudo turistica a soddisfacimento del privilegio di pochi megayochtisti e in danno ai diritti collettivi.
Bellissimo articolo
Io ho votato nel sito FAI i luoghi del cuore
Scogliera dellArmisi.
Fatelo tutti