/

Ricordando Rosalba Piazza

3 mins read
gatto, particolare della copertina di Gatti in cielo, disegni di Michele Ferri

Graziosa, minuta, determinata e battagliera in difesa di ciò in cui credeva e di ciò che amava, Rosalba Piazza avrebbe compiuto 77 anni il 31 agosto 2026. E’ mancata poco dopo averne compiuti 75, soccombendo ad un cancro che aveva fronteggiato a lungo con l’aiuto della sanità pubblica italiana e dell’amore di familiari e amici che vedevano in lei un tesoro da custodire.

Era amica e lettrice di Argo, di cui è stata qualche volta collaboratrice, sia per l’amicizia personale che la legava a qualcuno di noi, sia per affinità con l’impegno civico e lo scrupolo documentario che ci caratterizza.

L’attenzione ai “piccoli”, ai fragili, ai deprivati dei propri diritti la caratterizzava dagli anni giovanili. Dal doposcuola ai bambini di San Cristoforo, con l’associazione cattolica in cui allora si riconosceva, era passata alla difesa della giustizia sociale aderendo al partito del Manifesto, e quindi a quella dei diritti negati delle donne, immergendosi nella grande ondata del femminismo degli anni Settanta. Si era poi occupata dei diseredati dell’America Latina lavorando sul campo con il GRT quando le ONG erano ancora davvero indipendenti, e andando poi stabilmente a vivere in Guatemala, Messico, Chiapas, dopo esperienze di vita nel Nord del Mondo, fossero States o Europa.

Da storica, ricercatrice dell’Università di Catania, era diventata cooperante per poi tornare alla storia studiando i documenti d’archivio su vescovi, beghine e processi per idolatria del periodo coloniale e post coloniale, con una prospettiva laica e un rigoroso metodo scientifico. Vi era approdata dopo aver studiato la colonizzazione come una delle forme di violenza subita dai vinti della storia. E dopo aver cercato di recuperare i saperi di queste culture soccombenti, fossero quelli della medicina tradizionale o quelli della matematica Maya, studiata su suo input da un suo grande amico matematico/informatico.

Con il passare del tempo, i “piccoli” da proteggere erano diventati, sempre più, coloro che non solo non hanno voce, non hanno neanche la parola, almeno quella umana: gli animali.

Nel suo grande rigore morale Rosalba aveva deciso – insieme all’uomo con cui ha condiviso gli ultimi trenta anni della sua vita – di non contribuire alle sofferenze inflitte alle bestie negli allevamenti intensivi diventando vegetariana, e poi vegana perché il rispetto per loro fosse pieno, totale.

Sosteneva i “santuari” che le accolgono per sottrarle al macello come aveva sostenuto e continuava a sostenere le persone che necessitavano di cure che non potevano permettersi.

E poiché alla generosità univa la lucidità intellettuale, si teneva al corrente degli studi scientifici più recenti sull’intelligenza e sulla sensibilità animale, e leggeva o rileggeva gli autori letterari che più se ne erano fatti interpreti, dalla ‘vecchia’ Ortese al più recente Coetzee.

Tra gli animali ha amato soprattutto i gatti, di cui apprezzava l’autonomia godendo, nel contempo, del loro gusto per le coccole. Oltre a quelli che ha tenuto con sé, curandoli con affetto e sollecitudine, si occupava anche di quelli che trovava per strada, abbandonati, debilitati: fragili vite che – con esito incerto – provava a salvare anche portandoli dal veterinario.

Tornata per lunghi periodi in Italia per curare il tumore, continuava ad occuparsi dei gatti delle “colonie feline” adiacenti alla sua abitazione milanese e ad offrire accoglienza e carezze a quelli che i vicini trascuravano.

Come sempre, voleva fare la sua parte, assumersi le sue responsabilità. Ma anche godere di legami affettivi semplici, spontanei, che forse solo gli animali sanno offrire.

Non era mai pietismo il suo, era il suo stile, caricarsi del male degli indifesi e persino, chissà…, cercare di leggere, attraverso le loro piccole storie, il senso profondo della vita universale.

Un atteggiamento simile a quello che abbiamo trovato in Paolo De Benedetti, di cui abbiamo sul tavolo un libro, scoperto troppo tardi per poterlo condividere con lei, “Gatti in cielo”.

Teologo e biblista, di origine ebraica, ha elaborato una “Teologia degli animali”, titolo di uno dei suoi testi, che considera la “parte più piccola della creazione” degna della resurrezione finale, perché, altrimenti, l’opera di Dio “sarebbe un fallimento”.

Consapevole di suscitare lo sdegno dei “devoti antropocentristi”, De Benedetti scrive che accanto all’antico mistero della sofferenza del giusto c’è, ancora più misterioso, quello della sofferenza degli animali che, incapaci di malizia, “hanno seguito l’uomo nella sua rovina e continuano a soffrire con lui e di lui”.

Anche De Benedetti predilige i gatti e per quelli di loro che non ci sono più, “anime piccoline” di cui ricorda i nomi e le caratteristiche, ha scritto versi commossi e intensi, che chiamano in causa Dio, un Dio umanizzato, che ha rapito alla vita il gatto ‘Dove sei’ forse perché voleva “qualcosa di morbido nel grembo, fra tanti santi un poco soffocanti”. O che ha chiamato a sé il gatto Martino, “perché forse aveva bisogno del suo sguardo di sogno ed era un poco stanco degli angelici cori ignari di dolori”.

Ci piace pensare che anche Rosalba avrebbe amato questi versi e questo Dio desacralizzato che forse non può nemmeno consolare l’uomo delle sue perdite “perché la morte è troppo anche per te”. E ci piace pensare che avrebbe condiviso la conclusione di uno dei componimenti più belli di De Benedetti: “Martino gatto mio/ ora tu sai chi è Dio/ in grembo a lui lassù/ ma io non lo so più.”

6 Comments

  1. Grazie Argo per questo bellissimo contributo alla memoria di Rosalba, mia carissima amica per oltre mezzo secolo; con lei ho condiviso viaggi, scoperte, gioie e battaglie. Dotata di irresistibile allegria nonostante tutti i mali del mondo affrontati sempre con lucidità, rigore e fermezza.

  2. È una scritto che la descrive perfettamente, come io la ricordo, con tutte le tappe della sua vita, quella vissuta nei luoghi e con le persone, quella delle scelte intellettuali ed esistenziali. Sono tappe che ho condiviso fino all ultima, che ancora sto vivendo con una nuova attenzione al mondo non umano. Chissà Rosalba, forse torneremo sotto nuove spoglie, magari di un gatto che abbiamo perduto e tanto amato. Grazie Argo

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Gli ultimi articoli - Cultura

Mangiatoie

“Ogni marciapiede diventa un’unica distesa di tavolini per turisti, che lì mangiano le stesse cose da