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AAA vendesi aeroporti di Catania e Comiso

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aeroporto di Catania

Catania e Comiso, due aeroporti molto diversi, per movimenti, passeggeri totali, cargo…, ma gestiti da un’unica società, la SAC spa. Quest’ultima ha pubblicato un avviso (le manifestazioni di interesse devono essere presentate entro il 3 giugno 2026) per la cessione di una quota di maggioranza (almeno il 51%) del proprio capitale sociale.

Volerelaluna di Catania, si interroga sul senso e sull’opportunità della cessione di “una società solida, con margini in riduzione ma ancora capace di produrre utili, dotata di liquidità e non appesantita da un indebitamento tale da rendere inevitabile la vendita”.

In sostanza, e prima che sia troppo tardi, è importante riflettere se dalla rinuncia al controllo pubblico su servizi così importanti, decisivi per tutta l’economia della Sicilia Orientale, e non solo, deriveranno vantaggi futuri per la collettività. O se, al contrario, l’ingresso – con quote di maggioranza – dei privati (anche stranieri) garantirà solo a questi ultimi benefici e profitti.

Sulla privatizzazione dell’aeroporto, Volerelaluna ha indetto una conferenza stampa alle h. 10.30 di mercoledì 3 giugno in via Battiato n. 6.

Ecco il documento preliminare

logo Volere la luna

Sulla privatizzazione dell’aeroporto di Catania.

Privato è bello?

Il bando pubblicato dalla SAC S.p.A., società che gestisce l’aeroporto di Catania e quello di Comiso, che prevede l’ingresso di un socio privato destinato ad assumerne il controllo, non riguarda una semplice apertura al capitale privato ma il trasferimento della guida di un’infrastruttura strategica con il conseguente cambiamento di scenario, non solo economico, per l’intera area della Sicilia orientale.

Non sfugge certamente il ruolo – reale e potenziale – di una siffatta struttura collocata in un’area assolutamente sprovvista di efficaci infrastrutture di trasporto L’aeroporto di Catania è essenziale per mobilità, turismo, imprese e attrattività del territorio. Per posizione geografica e bacino di utenza, la SAC gestisce una realtà assimilabile a un monopolio naturale locale (la rotta aerea Catania-Roma è la più trafficata in Italia proprio per l’assenza di alternative valide).

In un simile contesto, la privatizzazione non può essere valutata solo in termini di incasso immediato o di valorizzazione finanziaria delle quote pubbliche. Infatti, dove esiste concorrenza reale, l’ingresso dei privati può generare efficienza. Ma nelle reti, nelle concessioni e nei servizi essenziali il rischio è trasformare una rendita pubblica in rendita privata, senza benefici proporzionati per cittadini e utenti.

Privatizzare un’infrastruttura dominante senza regole forti non crea automaticamente mercato: può semplicemente consegnare a un privato una posizione già protetta, e strategicamente importante, senza contare l’ulteriore rischio che vada in mano a società straniere portatrici di interessi divergenti da quelli del territorio.

La questione, quindi, non può essere liquidata con l’idea che il privato sia per definizione più efficiente del pubblico. La domanda è un’altra: perché cedere il controllo di una società che appare sana, redditizia e non gravata da una crisi finanziaria, senza avere prima dimostrato che questa sia davvero la scelta migliore?

Dal bilancio emerge una società solida, con margini in riduzione ma ancora capace di produrre utili, dotata di liquidità e non appesantita da un indebitamento tale da rendere inevitabile la vendita. Non siamo davanti a una società costretta a vendere per sopravvivere; pertanto, prima di cedere il controllo dovrebbe essere effettuata una vera analisi delle alternative, valutando i diversi fattori in gioco: credito, strumenti pubblici, ingresso di un socio di minoranza, rafforzamento della governance o altre forme di partenariato.

Invece colpisce, al momento, la debolezza delle informazioni strategiche disponibili. Gli atti noti non chiariscono in modo sufficiente investimenti programmati, fonti di finanziamento, tempi delle opere e obiettivi industriali. Questa opacità è grave proprio nel momento in cui si prospetta un mutamento decisivo dell’assetto proprietario e non consente la valutazione di possibili alternative. Anche il futuro dello scalo di Comiso passa sotto silenzio: non è chiarito se esso debba svolgere una funzione territoriale, turistica o di sistema e se tale funzione vada tutelata e protetta.

Per tali motivi, il bando appare insufficiente: non chiarisce in modo trasparente e pubblicamente controllabile gli obblighi del nuovo socio per quanto riguarda investimenti, qualità del servizio, tutela dei lavoratori, sostenibilità ambientale, sviluppo del territorio, futuro di Comiso, ruolo degli enti pubblici e strumenti di controllo. Ciò risulta evidente quando si effettui un confronto con altri aeroporti italiani: buoni risultati possono essere raggiunti anche con una forte presenza pubblica. Il problema non è necessariamente la proprietà pubblica, ma la qualità della governance, la competenza del management e la capacità di sottrarre le società pubbliche alle logiche di appartenenza politica.

Insomma, ci sembra che la cessione di una quota maggioritaria delle azioni non sia l’unica via possibile. Crediamo, anzi, che non sia la preferibile. Esistono altre possibilità forse anche più valide. Una è il mantenimento della Società in mano interamente pubblica, apportando le correzioni e modifiche necessarie per migliorare il rendimento dell’attuale gestione. Un’altra possibilità è la cessione di una quota di minoranza per consentire l’ingresso di privati, ma lasciando il controllo in mano pubblica. È una strada seguita da altri importanti aeroporti italiani.

4 Comments

  1. L’articolo è pienamente condivisibile, ma credo che risulti addirittura gentile conchi svende una società pubblica. La domanda è semplice: è una struttura che produce utili? Se sì, allora privatizziamola. Che senso ha dare – sia pur potenzialmente – un beneficio alla collettività? Meglio che privati ingordi e ben ammanigliati speculino su una rendita prevedibile. Tanto se domani le cose andassero male, avrebbero comunque il sostegno pubblico, ossia si avvierebbe il percorso contrario. Vecchia storia, ma sempre nuova: privatizzazione dei profitti (o delle rendite), pubblicizzazione dele perdite!

  2. Qua do mai in Sicilia si fa qualcosa per beneficiarne il popolo. Si vede già in questi momenti con il problema dei carburanti. A Priolo si si raffina il 40 % di benzina e gasolio che serve per tutta Italia e noi siciliani la paghiamo di più che del resto dello stivale. E intanto c’è chi ci mangia sopra. Che fine ha fatto lo statuto speciale? ? Mi sa che qualcuno lo habusato per pulirsi il culo.Adesso la privatizzazione dei 2 aeroporti di Catania e di Cosimo che gia qualcuno sta pregustando a come sperperare fregandosene del popolo. Bisogna fare una rivoluzione contro una politica fatta di collusione con la malavita organizzata e cueca ai problemi dei siciliani.

  3. Ma è una cosa risaputa, le cose buone in Sicilia vanno smantellate. Per la mostra classe dirigente conta il profitto, tutte le altre cose sono secondarie. Ricordiamoci quando i servizi comunali acquedotti , raccolta rifiuti e quant’altro è stato dato alle società private. Non funziona niente basta girare per le città siciliane e vediamo spazzatura ovunque. Ai privati interessa solo i profitto. Povera Sicilia, con questa politica non andiamo da nessuna parte. Peccato , poi ci lamentiamo perché le cose non funzionano.

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