Il saccheggio invisibile delle coste catanesi

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pesca, reti e imbarcazioni

Non c’è solo la pesca a strascico, il mare è trasformato in un deserto anche da altre forme di pesca incontrollata e illegale, di cui possiamo diventare complici. Ce ne parla Andrea Abramo, formatore di immersione subacquea e appassionato della bellezza del mondo sommerso, di cui ha già scritto per Argo.

C’è una Catania che vive di notte, lontano dai riflettori della movida, e che si muove sott’acqua con un solo obiettivo: un furto a cui nessuno da peso.

Quello che avviene lungo le nostre coste sia di giorno che di notte, impunemente, davanti agli occhi di tutti non è semplice pesca sportiva, ma un atto di ignoranza criminale che ignora i tempi della natura e calpesta le leggi. È tempo di chiederci come sia possibile che, nel 2026, il nostro mare sia ancora considerato una terra di nessuno, dove una legge di sessant’anni fa tenta invano di arginare un disastro ecologico annunciato ed ormai evidente.

Immaginate di avere un giardino meraviglioso sotto casa, un piccolo paradiso che attira turisti da tutto il mondo, portando lavoro e bellezza alla vostra città. Ora immaginate che ogni giorno qualcuno scavalchi la recinzione per strappare i fiori appena nati e abbattere gli alberi più giovani per rivenderli a pochi spiccioli. Non lo chiamereste furto?

Questo è esattamente ciò che accade ogni giorno lungo la costa di Catania. Il nostro mare non è solo una distesa d’acqua per fare il bagno ad agosto; è un “tesoro” della natura che dovrebbe generare benessere per tutti. Invece, stiamo permettendo a pochi predatori di intaccare il capitale naturale, svuotando i fondali prima ancora che la vita abbia il tempo di nascere.

Ebbene sì, nessuna legge vieta oggi a chicchessia, anche neofita o malintenzionato, di noleggiare una bombola ed immergersi ovunque voglia. Basta recarsi in un centro di ricarica per rendersi conto che il 90% dei clienti non va a godersi una giornata di mare e nemmeno ad eseguire attività di formazione o educazione al mare. La maggior parte degli avventori usa gli strumenti noleggiati per attività predatorie in barba a qualsiasi legislazione in merito e al “buon senso”.

pesca, barca e subacqueo

Nel 2012 lo Stato ha provato a mettere una pezza con il D.Lgs. n. 4, mandando in pensione le vecchie norme, ahimè datate 1965, e confermando che “sulla carta” le regole ci sono. Ad esempio, chi pesca pesci troppo giovani o chi li vende rischia multe salatissime, ed è severamente vietato non solo pescare con le bombole, ma anche solo tenere un fucile subacqueo a bordo di un’imbarcazione su cui sia presente un apparecchio di respirazione (anche se al momento smontato). La presenza di entrambi fa scattare la sanzione, rendendo inutili giustificazioni del tipo “le bombole mi servivano per guardare il fondo, ma il pesce l’ho preso in apnea”.

Ma la realtà, sott’acqua e dietro i fornelli dei ristoranti, è un’altra. In un sistema dove la sanzione è solo una cifra su un verbale che spesso finisce in un cassetto, il bracconiere, spesso nullatenente e con procedimenti penali, non ha paura. La legge punisce il fatto, ma non ferma il profitto.

La vigilanza spetterebbe in primis al Reparto Pesca Marittima del Corpo delle capitanerie di porto (Ministero dell’Agricoltura), in seconda battuta sono chiamate a vigilare anche alcune sezioni della Guardia di Finanza (compiti di polizia economico-finanziaria in mare e contrasto al bracconaggio ittico, specialmente quando legato al commercio illegale in nero), Carabinieri(Servizio Navale e CITES) per la Vigilanza sulla tutela dell’ambiente e delle specie protette e Polizia di Stato (Squadra Nautica)per il rispetto delle norme di navigazione e pesca.

Purtroppo però, riscontriamo sul campo pochissimi interventi e poco efficaci di fronte ad una molteplicità di contravventori e finché non ci sarà una task force che colleghi il prelievo in mare alla fattura (mancante) sul tavolo del ristorante il D.Lgs. 4/2012 resterà un leone senza denti contro i pirati del nostro litorale.

Al momento nessuno vigila o ha voglia di vigilare vista la mancanza di personale organico che si occupi nello specifico di queste fattispecie. C’è sempre qualcosa di “più importante da fare” che non dedicarsi a queste “banalità”. E spesso gli addetti ai lavori che provano a contrastare tali fenomeni vengono ignorati o liquidati con richieste assurde di “aiuto alla vigilanza”, come quella di rimanere appostati per evitare che gli individui sanzionabili vadano via (esponendo il segnalatore a rischi non dovuti). O forse per evitare che una pattuglia si distragga da altri servizi rischiando un viaggio a vuoto.

La pesca incontrollata, insieme ad altri fattori quali inquinamento e pesca a strascico, creano panorami subacquei desertici e poco attrattivi. Fenomeni insensati ed autosabotanti su tantissime specie marine che si riproducono solo ad una certa età o al raggiungimento di dimensioni adeguate, e che così vengono sterminate per il profitto di pochi che hanno confuso il mare per un supermercato.

Il contrasto a tali fenomeni andrebbe poi applicato parallelamente su altri filoni, visto che le normative di tracciabilità degli alimenti dovrebbero imporre ai ristoratori di non comprare alimenti da fonti non certe e tracciabili (requisiti sicuramente non in possesso del pescatore di frodo).

Quanto pesce nei ristoranti e trattorie è stato prelevato poco prima illegalmente e considerato prelibato in quanto “fresco”? E quanti di noi, spesso, non pongono la dovuta attenzione anche in merito alle possibili intossicazioni dovute ad un cibo di cui non possiamo tracciare provenienza ed adeguato trattamento durante il trasporto?

Un altro punto importante è quello della sicurezza. visto che il bracconiere è spesso un individuo con attrezzatura improvvisata (se non rubata dai centri diving) che non segue nessuna delle regole rigidissime previste dagli enti di certificazione dei brevetti di subacquea, mette a repentaglio la propria vita, in profondità, da solo, ogni giorno ed anche più volte al giorno. e non sente di fare nulla di illegale. In fondo il mare è di tutti o di nessuno e, come in altri casi di malcostume, “ognuno deve portare un tozzo di pane a casa”. Ma se improvvisamente il pescatore di frodo non avesse nessun ristoratore che comprasse la sua merce? Continuerebbe a rischiare la vita e ad infrangere le regole per nulla?

A mio avviso ci sono alcuni interventi che gli organi preposti possono mettere in campo per migliorare la situazione, e mi permetto di suggerirne alcuni:

1) Vincolare il noleggio di una bombola al possesso di un brevetto di subacquea in vigore, visto che è rarissimo che un subacqueo certificato, che ha visto e toccato con mano la bellezza dei fondali e la delicatezza dell’ecosistema, violi le regole in favore di una “battuta di pesca”. Questo in ogni caso permetterebbe una certa “tracciabilità” dei noleggi bombola, e – quantomeno – garantirebbe che chi continua a frodare “sappia” come comportarsi in caso di pericolo/emergenza.

2) Maggiori pene e certezza dell’applicazione delle leggi con creazione di equivalenti del Daspo applicato di recente ai parcheggiatori abusivi.

Coloro che pescano di frodo lo fanno abitualmente in due o tre punti della città, ciclicamente. Risulta molto facile identificarli e punirli a dovere o sorvegliare quei due, tre punti a diverse ore del giorno impedendo “di fatto” l’atto criminale. Usano sempre gli stessi centri di ricarica e per motivi “fisici” visto che l’essere umano non può respirare sott’acqua senza una bombola, monitorando i centri di ricarica prima o poi si potrebbero identificare tutti.

3) Creare un registro di noleggio con annotazione di orari, frequenza e dati anagrafici dell’avventore, escludendo per evitare eccessiva burocrazia i noleggi saltuari o sotto un certo limite mensile (il subacqueo ricreativo noleggia al massimo una bombola al giorno mentre il pescatore di frodo ne noleggia due, tre al giorno, ogni santo giorno del calendario).

La speranza è che qualcuno di competenza decida finalmente di accendere il riflettore su questo fenomeno, per il benessere di tutti e per garantire la giusta fruizione di un tesoro immenso e delicato come il nostro mare.

5 Comments

  1. Come al solito Catania brilla per nefandezze e illeciti che riguardano questa volta il nostro fondale Marino. Chiedo : quando i Nas fanno i controlli nelle cucine dei ristoratori chiedono la provenienza del pesce? Se si dovrebbero rilevare multe salatissime e chiusura del ristorante. Inoltre perché i non obbligare i ristoratori a specificare nel menù la provenienza del pesce che si consuma per evitare pericoli di intossicazione o avvelenamenti o allergie ai clienti. ?

  2. Complimenti ad Andrea Abramo e ad Argo per questo illuminante articolo!
    Da decenni (ho 80 anni) vado a fare il bagno a Capomulini al villaggio S.Anna sotto il faro : vado alle 8 e fuggo alle 10 : vedo sempre 1 o 2 subacquei con o senza barca appoggio in perfetta tenuta sub che setacciano scoglio a scoglio spesso muniti anche di piccoli scalpelli : negli anni (e lo hanno fatto anche altri abitanti del villaggio)ho segnalato più volte la loro presenza con o senza riscontro.
    Purtroppo sono sempre la’, fedelissimi nei secoli…

    • Grazie a te! Noi addetti ai lavori quotidianamente segnaliamo quanto di anomalo ma non arriva mai nessuno o se lo fanno e’ spesso troppo tardi. Mi preme inoltre dire che come spesso accade,la pena al momento e’ solo il sequestro dell’attrezzatura o ammende che nessuno paghera’mai. Speriamo in un intervento legislativo piu’ efficace ma nel frattempo non smettiamo di chiamare e denunciare.

  3. Ieri a Letojanni c’erano delle barche che calavano muri di reti senza timore ed alla luce del sole , strage annunciata di tartarughe, delfini

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