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Una nuova collana di architettura delle città, il primo numero su Catania

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due mappe antiche di Catania

A Catania, in due luoghi cardine della cultura, la libreria di Officine Culturali ai Benedettini (26 giugno) e la libreria Cavallotto di viale Jonio (2 luglio), è stato presentato il primo volume della nuova collana “Esercizio” di Anteferma edizioni, diretta dagli architetti Gulia Conti e Alessandro V. Mosetti.

Il volume, “esercizio catania – melior de cinere surgo”, è stato curato da Luigi Pellegrino, architetto e docente di progettazione architettonica presso l’Università di Catania.

Non una giuda della città, avvertono i direttori della collana, ma una serie di riflessioni e punti di vista, proposti come contributi per la individuazione dei caratteri originali, originari e costitutivi dei fenomeni urbani.

“Questo libro si apre con una città che era, simbolicamente, un mondo e si conclude con un mondo che è diventato, per molti aspetti pratici, una città”, scrivono i direttori della collana presentando il progetto editoriale. E proseguono spiegando che “l’urgenza di tornare a discutere sul luogo urbano in termini di luogo-mondo ci ha spinto a definire un metodo di lettura di contesti costruiti attraverso esercizi di interpretazione affidati ad autrici e autori di differente formazione e specialità”.

Seguono le Aperture, Catania capovolta di Giulia Conti e Paura! Progetto come esorcismo di Alessandro Mosetti, e il Racconto,Melior de cinere surgo, in cui il curatore del volume individua luoghi e fatti diversi, ma emblematici e rappresentativi,
raccontati “senza pezze d’appoggio o certezze che non siano quelle profonde del sentire, del sentimento avvertito e decantato in trent’anni di ‘amorevole frequentazione’ (soli trenta, già, perché non sono nemmeno catanese!)”.

Un Racconto seguito da un insieme di Esercizi.

Nel primo, l’esercizio cartografia, il Collettivo Bohob individua gli eventi fondativi della città, ricordati e riportati nella storia cartografica.

Il secondo, progetti, scandaglia interventi ritenuti significativi ed esplicativi della città: la fontana dell’Elefante, la fontana dell’acqua o’ linzolu, la Porta Ferdinandea di Stefano Ittar, la casa sulla lava di Francesco Fichera, l’intervento di Giancarlo De Carlo ai Benedettini ed il polo fieristico Le Ciminiere di Giacomo Leone, secondo gli sguardi rispettivamente degli architetti Matteo Pennisi, Graziano Testa, Luigi Pellegrino, Bruno Messina, Giuseppe Amadore e L. Carlo Palazzolo.

Nel terzo esercizio, bibliografia, l’architetto Matteo Pennisi e il filosofo Andrea Raciti restituiscono una visione composita della città attraverso alcuni testi e film su Catania.

Ed ancora, ma non ultimo, l’esercizio serie, nel quale il geologo Stefano Branca ricostruisce il “percorso, scientifico contraddittorio” che ha reso possibile datare le colate laviche ed individuare le caratteristiche dei suoli etnei, implicitamente sottolineando la non indifferenza del carattere del suolo in relazione alla forma urbis.

Chiude questo primo numero della collana (al quale succederanno i volumi su Parma e Genova e successivamente su altre città), un intervento dell’architetto Aurelio Cantone che suggerisce di guardare Catania come “un palinsesto, nel senso originario di pergamena raschiata e riscritta, in cui tratti delle precedenti scritture, oggi affioranti o no, devono trovare posto”. Solo così, in una città dalla stratificazione complessa, ogni nuovo intervento potrà dialogare dialetticamente con gli strati precedenti aggiungendo un “ulteriore strato”.

Il volume è arricchito da un apparato iconografico (planimetrie, disegni e foto) che, lungi dal volere illustrare, si pone anch’esso come esercizio di lettura e di interpretazione.

Non siamo davanti ad un compendio della storia urbana di Catania ma ad un’opera aperta, strumento in fieri di indagine e di stimolo, anche in vista di ulteriori interventi di trasformazione.

Di questo “volume ‘operante’ nel metodo, nella scelta del caso e nella capacità di costruire confronto” alleghiamo il resoconto delle due presentazioni, firmato dall’architetta Cristina E. F. Licciardello.

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