Le ruspe sono entrate in azione, i lavori per il Parco a Monte Po hanno avuto inizio. Una bella notizia da festeggiare ma anche qualche timore per quello che verrà realizzato. A guardare con una certa preoccupazione all’avvio dei lavori è proprio il Comitato che ha proposto questo Parco e ne ha studiato le risorse di tipo naturalistico, storico, archeologico, suggerendo – in un dossier – il modo per valorizzarle e prospettando il suo inserimento in un parco più grande che, dalla collina di Monte Po, giunga alla foce del fiume Acquicella.
Probabilmente a corto di progetti pronti da presentare, l’Amministrazione ha inserito l’intervento “Cda Monte Po, Via Palermo – Parco urbano – Cerniera verde – Attrezzature per lo sport – Inclusione sociale – Recupero e ripristino delle aree del fiume Acquicella”, all’interno del PUI, finanziato con fondi del PNRR. Era solo una piccola parte del grande parco territoriale di più di 200 ettari che avrebbe dovuto attraversare la città e fungere da cerniera sociale per molti dei quartieri periferici. Ormai ridotto a soli 28 ettari già nella disponibilità del Comune, sulla collina di Monte Po, è stato presentato dall’Amministrazione come un primo passo, qualcosa – comunque – di importante per una città povera di verde come la nostra.
La progettazione, assegnata in un primo tempo (2023) ad una associazione temporanea di studi di progettazione, con capofila la SAB srl, si è rivelata incongrua rispetto al contesto e molto lontana dal modello naturalistico proposto dal Comitato. Cemento, interventi idraulici invasivi, inutili orpelli, hanno suscitato molte perplessità tra i cittadini ed il progetto è stato, infine, bloccato dalla direzione Lavori Pubblici, anche per la serietà e l’attenzione dell’ingegnere Giuseppe Marletta, che ha provveduto ad assegnare ad altra ditta la nuova progettazione.
Nel mese di giugno 2025, l’appalto integrato per la Progettazione Esecutiva e l’Esecuzione dei Lavori è stato aggiudicato alla società Consorzio Stabile Build S.C.A.R.L per un importo complessivo di 15 milioni di euro.
Ma non è l’importo a costituire un problema. Avere un budget limitato induce a fare il minimo per rendere l’area agibile e protetta, nel rispetto delle sue caratteristiche naturali ed evitando “abbellimenti” che sono in realtà alterazioni dell’equilibrio naturale. Purchè non vengano a mancare gli interventi essenziali, a cominciare dalla recinzione.
Nella fase attuale dei lavori sono in azione i mezzi meccanici, da qui la preoccupazione che possano essere troppo invasivi e poco rispettosi nei confronti della vegetazione e quindi anche della fauna che vi dimora. Il Comitato lamenta, soprattutto, l’impossibilità di verificare la correttezza degli interventi che vengono via via effettuati, non essendo stati messi a disposizione dei cittadini gli elaborati del progetto esecutivo. E’ nota soltanto la relazione generale, che trovate a questo link. Un documento tecnico-descrittivo che non permette di conoscere tutti i dettagli.
Perchè mai, ad esempio, nel tracciare i sentieri, si stanno realizzando corsie di circa sei metri di larghezza? A cosa sono finalizzate considerando che nel Parco non sono previste strade ma solo percorsi pedonali e ciclabili, così come leggiamo nella stessa relazione?
Correttamente, nella relazione si afferma, inoltre, che saranno evitati scavi con significative movimentazioni di terreno, che la vegetazione spontanea verrà rispettata e che ci si asterrà dall’introdurre fontane, giochi d’acqua, orti etc che comporterebbero elevati fabbisogni idrici e significativi interventi di manutenzione (pag 6).
Sarà veramente così? Solo dopo aver preso visione degli elaborati grafici, i tecnici del Comitato saranno in grado di valutare se gli interventi sul campo sono coerenti a quanto progettato.
Ecco perché Pippo Rannisi, ingegnere idraulico e presidente del Comitato, ha già chiesto copia dell’intero progetto esecutivo. Ed un incontro con il direttore della direzione Lavori Pubblici e con l’impresa.
Ci auguriamo che gli uffici rispondano con solerzia alle richieste. Sono in gioco non solo la trasparenza ma anche la possibilità di rendere effettiva la partecipazione dei cittadini, sempre sbandierata ma non sempre resa possibile.



ottimo articolo