«Essere palestinesi è una storia intrecciata di resilienza, dolore e speranza. Ogni fotogramma catturato porta il peso di una nazione che lotta per la giustizia e la pace. I fotografi documentano non solo la distruzione, ma anche lo spirito inflessibile del popolo palestinese, i bambini che giocano tra le macerie, la forza silenziosa delle madri e la fermezza di una comunità che si rifiuta di essere spezzata.
Essere un giornalista a Gaza non significa solo avere una macchina fotografica, significa rischiare finanche la propria vita per mostrare al mondo la verità. I fotografi non sono immuni alla violenza che documentano, stando quotidianamente sulla linea di fuoco, sono presi di mira proprio come le persone tra cui si trovano. Ogni clic delle loro macchine fotografiche potrebbe essere l’ultimo, ma continuano nel proprio lavoro perché le loro storie, le loro voci e la loro esistenza contano.
Attraverso i loro obiettivi, si sforzano di preservare la verità e l’umanità, sperando che le immagini possano rompere le barriere dell’indifferenza e accendere la solidarietà. A Gaza, dove la vita e la morte sono spesso separate da singoli istanti, questi fotografi non scattano solo foto, le vivono. Ogni scatto è un battito cardiaco, ogni immagine è una testimonianza. Queste storie, crude e senza filtri, devono essere condivise per ricordare al mondo le lotte, i sacrifici e la speranza incrollabile di ogni fotoreporter, di ogni palestinese».
Sono parole di Shadi Al-Tabatibi, un fotografo professionista il cui lavoro è stato riconosciuto da prestigiose agenzie internazionali. Con le sue foto e quelle di altri cinque fotografi della Striscia di Gaza, Jehad Al-Sharafi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Omar Ashtawy, Saeed Jaras, è stata allestita a Siracusa una mostra fotografica collettiva che si propone di dare voce e visibilità alle sofferenze del popolo palestinese.
La mostra, promossa dal Comitato Siracusano per la Palestina e da Cobas Scuola Siracusa, è curata da Paolo Patruno. Inaugurata ieri, sabato 28 febbraio, nella sala del MADE Program (via Cairoli 20), resterà aperta fino al 6 marzo con i seguenti orari, domenica dalle ore 15 alle19, e da lunedì a venerdì dalle 9 alle13, e dalle15 alle 19.
Il titolo della mostra “I grant you refuge” (Ti concedo rifugio) è quello dell’omonimo componimento della scrittrice e poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa nella sua casa nel sud di Gaza da un raid israeliano il 20 ottobre 2023.

All’inaugurazione, dopo l’introduzione di Eleonora Pannuzzo, sono intervenuti Antonino De Cristofaro (Palestina, il diritto alla Terra), Antonio Mazzeo (L’Italia e il genocidio del Popolo palestinese), Mario Costa e Piera Manzella per Studenti dell’UDS (Quando documentare è esistere).
Collegati distanza hanno preso la parola il curatore Paolo Patruno e Shadi al Tabatibi, che ha sottolineato il valore comunicativo della fotografia, più potente di un’arma. Ha, inoltre, confermato il forte legame avvertito dalla popolazione palestinese nei confronti di quella italiana, cementato dalla grande mobilitazione popolare avvenuta nel nostro Paese a fianco degli abitanti di Gaza e della Cisgiordania.
Tanti i presenti all’inaugurazione, tutti fortemente preoccupati non solo per il mancato cessate il fuoco a Gaza, dove si continua a morire, ma anche per le drammatiche notizie provenienti da nuove aree di guerra. In particolare, dopo lo scontro Pakistan/Afghanistan, preoccupa il nuovo conflitto fra USA/ Israele e Iran, dai potenziali esiti catastrofici.
Nel corso della settimana sono previsti ulteriori incontri:
- Domenica 1 marzo, ore 17, conversazione sulla letteratura palestinese, con Daniela Potenza (arabista, Università di Messina). A seguire lo spettacolo R/ESISTO cantico per la Palestina di e con Giovanni Cilluffo e Loredana Trapani (compagnia Kalsa).
- Mercoledì 4 marzo, ore 17, conversazione su Edward W. Said, con Lorenzo Perrona (docente e critico letterario).
- Venerdì 6 marzo, ore 17, conversazione su “Le voci spezzate e il coraggio della verità” con Massimiliano Perna (giornalista freeelance)

Ecco la traduzione della poesia “Ti concedo rifugio” di Hiba Abu Nada, di cui trovate qui il testo arabo originale
Ti concedo rifugio nell’invocazione e nella preghiera. Benedico il quartiere e il minareto per custodirli dal razzo / dal momento in cui è un ordine del generale fino a quando non diventa un raid.
Ti concedo rifugio a te e ai piccoli, i piccoli che cambiano la traiettoria del razzo prima che atterri con i loro sorrisi.
Ti concedo rifugio a te e ai piccoli, i piccoli ora addormentati come pulcini in un nido / Non camminano nel sonno verso i sogni. Sanno che la morte si nasconde fuori dalla casa / Le lacrime delle loro madri sono ora colombe che li seguono, trascinandosi dietro ogni bara.
Concedo rifugio al padre, il padre dei piccoli che tiene in piedi la casa quando si inclina dopo le bombe. Implora il momento della morte: “Abbi pietà. Risparmiami un po’. Per amore loro, ho imparato ad amare la mia vita. Concedi loro una morte bella quanto loro.”
Ti concedo rifugio dal dolore e dalla morte, rifugio nella gloria del nostro assedio, qui nel ventre della balena. / Le nostre strade esaltano Dio con ogni bomba. Preghiamo per le moschee e le case. E ogni volta che il bombardamento inizia a nord, le nostre suppliche salgono a sud.
Ti concedo rifugio dal dolore e dalla sofferenza. / Con parole di sacre scritture proteggo le arance dalla puntura del fosforo e le sfumature delle nuvole dallo smog.
Ti concedo rifugio nel sapere che la polvere si calmerà, e coloro che si sono innamorati e sono morti insieme un giorno rideranno.
Di questa poetessa, morta il 20 ottobre 2023 sotto le macerie della sua abitazione a Khan Yunis, nella striscia di Gaza, Argo aveva già pubblicato un altro testo molto toccante.

