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LIPU, quarant’anni e non sentirli

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Gian Pietro Giusso Del Galdo, Lara Riguccio, Pippo Rannisi, Alessandro Polinori, Wendy Hennessy, Giorgio Sabella, Pietro Minissale ricevono le targhe "40 anni LIPU"

Che il nostro verde cittadino sia sotto attacco è sotto gli occhi di tutti. Alberi abbattuti, capitozzature ingiustificate, permessi di costruire rilasciati in aree destinate a verde pubblico, abbandono degli scarsi impianti di irrigazione, e potremmo continuare. E citare anche le occasioni perdute, ad esempio le piazze ‘riqualificate’ privilegiando il cemento o scegliendo di destinare a prato spazi che avrebbero potuto essere alberati.

In un contesto così difficile sono veramente poche le persone che continuano a difendere il verde, a battersi perché Catania accresca il suo patrimonio naturale.

Tra queste si distingue Pippo Rannisi, ingegnere idraulico, delegato della LIPU, Lega italiana protezione uccelli, ente del terzo settore (ETS) e organizzazione di volontariato (ODV).

Nella sua instancabile azione a tutto campo, Rannisi dimostra, in modo chiaro, il carattere unitario e organico della cultura ecologica. Così come la natura è un organismo complesso e unitario, allo stesso modo ogni intervento attento e intelligente su una sua componente ha delle ricadute positive su tutto l’insieme, e ogni intervento distruttivo è dannoso per la totalità dell’ecosistema.

Capitozzare gli alberi, ad esempio, non è deleterio soltanto per la singola pianta, ma ha conseguenze molto più ampie. Impoverisce la vegetazione che ha un ruolo essenziale nella mitigazione del clima sempre più torrido e nella produzione di ossigeno, impedisce agli uccelli di nidificare tra i rami, quando non distrugge fisicamente i nidi con i loro pulcini se viene effettuata nella stagione della riproduzione. Un piccolo esempio che aiuta a dimostrare come il ciclo biologico vada custodito e protetto nel suo insieme.

Non a caso, nello Statuto della LIPU leggiamo che “adoperarsi per il diritto degli uccelli di esistere e svolgere il proprio ciclo vitale” contribuisce a mantenere la biodiversità, a mitigare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici, a favorire la migliore convivenza tra la gente e la natura, a migliorare “il benessere autentico, pieno e duraturo delle nostre società”.

A Catania la LIPU è nata nel 1985, ma già dal 1975 Wendy Hennessy, che aveva aderito alla LIPU nazionale, aveva ottenuto che la foce del Simeto – poi divenuta Riserva Naturale – diventasse Oasi di protezione faunistica con divieto di caccia. Ancora attiva in età avanzata, Hennessy è stata invitata alla festa per i 40 anni della LIPU, che si è svolta venerdì pomeriggio all’Orto Botanico, ed è stata accolta con una ovazione che l’ha fatta commuovere.

Altri invitati della vecchia guardia dell’ambientalismo cittadino sono intervenuti a questo momento di festa che ha voluto ricordare l’impegno profuso dell’associazione nel nostro territorio, ma anche guardare avanti per capire cosa c’è ancora da realizzare o da migliorare. Dalla nota botanica Emilia Poli Marchese, professoressa emerita di UniCt, ad Adriana Laudani, deputata regionale negli anni in cui fu discussa e approvata la legge 98/81, che stabiliva le norme per l’istituzione e la gestione di Parchi e Riserve Naturali, anticipando la legge nazionale che introdusse la tutela dei beni ambientali (Galasso, 1985).

A portare i suoi saluti è intervenuto anche il presidente, appena nominato, del parco dell’Etna, Massimiliano Giammusso, mentre il sindaco, assente, è stato rappresentato dalla direttrice dell’Ecologia, Lara Riguccio. Presente anche il presidente nazionale della LIPU, Alessandro Polinori. Tutti ospitati con grande cortesia dal direttore e responsabile scientifico dell’Orto Botanico, Gianpietro Giusso del Galdo.

Come ha ricordato Rannisi nella sua presentazione, la Lipu ha dato un contributo essenziale nella istituzione del Parco dell’Etna, nella creazione della Consulta cittadina per il Verde e nella realizzazione del Parco Gioeni. Ha, inoltre, creato un front-office per uccelli e altri animali in difficoltà e si è attivata nella tutela di specie faunistiche rare (aquila del Bonelli, cicogne bianche) o a rischio (Garzaie e Fratino). Può, inoltre, vantare la reintroduzione di alcune specie scomparse come il Pollo Sultano e il Grifone, che – dalla Spagna – sono stati reinseriti negli ambienti adatti e seguiti nel percorso di acclimatamento.

L’incontro di venerdì 5 dicembre non è stato solo un momento di celebrazione di quanto realizzato, si è guardato anche al futuro e alla necessità di lavorare intensamente per rendere più funzionali le strutture esistenti, a partire dal Parco dell’Etna, che necessita di nuovi strumenti di gestione ed è attualmente minacciato da proposte di riperimetrazione, a cui hanno fatto riferimento anche gli interventi dei docenti d’Ateneo Pietro Minissale e Giorgio Sabella.

Anche in città le scommesse aperte sono tante, dal nuovo Piano regolatore, il redigendo PUG per il quale la LIPU ha presentato una importante e dettagliata proposta di Infrastrutturazione Verde, al progetto del grande Parco Monte Po-Vallone Acquicella (immaginato proprio da Rannisi), di cui il Comune ha avviato soltanto la realizzazione di una piccola parte. Si è aggiunto di recente il nuovo fronte del Parco Urbano a Cibali, su un’area in passato destinata a Centro direzionale e adesso oggetto di una proposta di vincolo da parte della Soprintendenza.

In un momento storico in cui l’attenzione all’ambiente sembra passare in secondo piano, è essenziale attivare un fronte di resistenza che si impegni a difendere quanto realizzato e realizzare quanto ancora manca, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni alle quali è necessario passare il testimone. E l’affollata assemblea di venerdì scorso va proprio in questa direzione.

locandina 40 anni LIPU

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