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Orti della Susanna a Cibali, un cuore verde per Catania

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Orti di Cibali, zona tutelata e non tutelata a confronto. Si nota la sostanziale omogeneità

Catania ha un cuore verde che la maggior parte dei catanesi non conosce nemmeno. Si trova a Cibali e, sebbene sia circondato da palazzi, strade, negozi, si è conservato integro e incontaminato, raggiungendo un equilibrio sistemico unitario che è molto importante mantenere tale.

Parliamo degli Orti della Susanna, un’area di grande valore naturalistico, ricchissima di biodiversità e con particolari caratteristiche geologiche ed etno-antropologiche. Ospita, infatti, colate laviche di vari periodi e affioramenti di argille pleistoceniche, oltre che manufatti realizzati nel tempo da chi lì ha lavorato la terra, raccolto l’acqua e irrigato i campi.

A difesa di questa ricchezza naturalistica e di questa bellezza sono scesi in campo associazioni e cittadini, molti dei quali residenti nel quartiere ma anche provenienti da altre parti della città. Hanno costituito un Comitato e si stanno organizzando per salvaguardare gli Orti della Susanna e impedire che vengano invasi dal cemento.

La recente proposta di vincolo avanzata dalla Soprintendenza su alcune formazioni laviche cittadine, tra cui anche gli Orti della Susanna, è venuta incontro alle aspirazioni del Comitato, anche perché, se venisse approvata, renderebbe l’area meno appetibile per gli speculatori.

canale per irrigazione, detto saia,

Il livello di tutela proposto è tuttavia differenziato. Con un vincolo di livello tre, che comporta una tutela massima ed esclude interventi invasivi ed edificazioni, viene protetta solo una parte dell’area. Un’altra parte è tutelata con un livello di tutela 1, molto blando perché “compatibile con la realizzazione di nuove costruzioni” purché “si rapportino armonicamente con il paesaggio”. Un’ulteriore parte dell’area è stata lasciata senza tutela.

Su questi vari livelli di tutela e sulla loro corrispondenza alle reali differenze riscontrabili sul terreno, ha lavorato il Comitato, giungendo alla definizione di una sua proposta, che è stata inviata sotto forma di “Osservazione” al Dipartimento Beni Culturali della Regione e alla Soprintendenza.

Il documento è frutto di un lavoro di squadra svolto con grande professionalità da tecnici qualificati appartenenti al Comitato, architetti, geologi, ingegneri, agronomi. Ed anche speleologi, vista la presenza – all’interno degli Orti – della grotta Lucenti, cavità antropica scavata per ricavare la ghiara, molto ricercata fino agli anni Sessanta come materiale di costruzione.

Dall’analisi delle caratteristiche, dei pregi ed anche dei rischi dell’area, è emersa innanzi tutto una sostanziale omogeneità tra la parte per cui è stata proposta la tutela di livello 3 e quella con livello proposto di tutela 1. Di più. Le stesse caratteristiche sono riscontrabili anche in alcune parti rimaste senza alcuna tutela.

Sorge spontanea la domanda: se ci sono ragioni valide per imporre il massimo livello di tutela in una parte dell’area, perché non estendere lo stesso livello di tutela a quelle parti, in genere contigue, che hanno le stesse caratteristiche?

Tra queste caratteristiche di pregio, possiamo citare i muretti a secco, dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ed i sistemi tradizionali di sollevamento dell’acqua (norie) e di irrigazione (saie), che costituiscono testimonianze della cultura materiale e della storia di questo territorio. Ebbene, questi manufatti sono presenti anche nell’area per cui è stato proposto il livello di tutela minimo, il che rende non comprensibile e non coerente il mancato inserimento nella tutela integrale.

Possiamo trovare la stessa omogeneità analizzando l’aspetto geologico, che coinvolge la presenza delle lave. Negli Orti, infatti sono presenti non solo le lave del 1669 ma anche lave molto più antiche, risalenti al periodo protostorico, oltre ad argille preesistenti alla stessa esistenza del vulcano e che costituiscono il basamento stesso dell’Etna. Tutte tipologie di suolo presenti sia nelle aree che sarebbero più tutelate sia in quelle che lo sarebbero meno o non lo sarebbero affatto. Tanto più che, oltre alle lave affioranti, abbiamo quelle già ricoperte dai suoli fertili che esse stesse hanno prodotto nel tempo, e su cui si è poi insediata la macchia mediterranea.

area verde di Cibali, particolare di rocce e vegetazione

Che dire dell’aspetto botanico-vegetazionale e di quello faunistico? Le specie vegetali erbacee e quelle arboree o arbustive (bagolari, olivastri, terebinto, roverella) sono presenti su tutta l’area, in modo omogeneo, e ne costituiscono la ricchezza, anche per la parte esclusa dal vincolo di protezione.

Parliamo, tra l’altro, di una vegetazione ormai quasi inesistente all’interno dei confini cittadini e di cui sottolinea il “pregio ineguagliabile” non solo il documento redatto dal Comitato, ma anche quello preparato dalla équipe che studiò gli Orti sotto il coordinamento di Poli Marchese (nota docente universitaria di botanica), in vista delle Osservazioni per il Piano Paesaggistico.

Dal punto di vista faunistico sono presenti, in tutta l’area, rettili, piccoli mammiferi di specie talora protette, ed uccelli che lì nidificano o cacciano, tra cui predatori come la poiana e il gheppio, che chiudono la catena alimentare all’interno di un sistema ecologico unitario dimostrando il suo ottimo stato di salute..

Dell’area degli Orti nel suo complesso il documento del Comitato evidenzia soprattutto l’equilibrio ecosistemico, che verrebbe non solo alterato ma addirittura distrutto da interventi invasivi che la tutela di livello minimo, o la totale assenza di tutela, non esclude. Un sistema ecologico che si è formato grazie alla notevole biodiversità dei diversi ambienti, presente anche nelle aree che resterebbero senza protezione e che hanno un uguale ruolo ecosistemico.

mappa con la proposta di nuove tutele avanzata dal Comitato

Nell’ “Osservazione” vengono indicate con precisione le aree per le quali si propone l’ampliamento del vincolo di massima tutela ma vengono indicate anche alcune aree per le quali si propone un vincolo intermedio, di livello 2 (indicate in mappa con la lettera B). Sono aree in cui si potrebbero realizzare edifici di piccola volumetria da adibire “ad attrezzature di supporto e di complemento alla fruizione delle aree a livello di tutela 3”, inibendo “trasformazioni irreversibili e destinazioni urbanistiche diverse dal verde pubblico.

C’è dell’altro in questo documento, ricco di spunti e di suggerimenti. C’è il riconoscimento del ruolo svolto negli Orti dall’acqua, che “fluisce nell’immediato sottosuolo delle lave” (permeabili) ma è trattenuta dal sottostante strato di argilla (impermeabile).

L’acqua, che ha permesso, in passato, la coltivazione degli Orti, e che va oggi protetta con particolare cura, essendo ormai una risorsa sempre più rara. Anche per questo vanno esclusi interventi come la costruzione di edifici o di strade impermeabilizzanti che sconvolgerebbero il sottosuolo.

Anche perché – e il documento lo ricorda – nella Carta geologica d’Italia, l’area degli Orti, così come quella circostante, è indicata tra quelle ad “Elevata o Molto Elevata Vulnerabilità”. Eventuali scavi di fondamenta per realizzare edifici comporterebbero, quindi, oltre ai danni ambientali, anche notevoli fattori di rischio.

combinazione di fiori, lave, muschi

La destinazione più appropriata dell’area degli Orti della Susanna resta quella a Parco. Qui potrebbe nascere il grande parco urbano di cui Catania ha estremo bisogno. Il suo inserimento in un contesto altamente urbanizzato diventerebbe un elemento ulteriore di pregio. L’incremento del verde nelle città, per contrastare il cambiamento climatico e incrementare la biodiversità, è ormai richiesto anche dall’Europa, in particolare dal Nature Restoration Law.

Gli Orti sono stati fino ad ora salvaguardati dal fallimento del progetto di realizzare qui il Centro Direzionale e, in un certo senso, dalla complicata situazione giuridico-amministrativa in cui si è successivamente trovata, visto che appartiene ad un Consorzio in liquidazione coatta, indebitato con una banca, Sicilcassa, anch’essa in liquidazione coatta.

Oggi quest’area è in vendita per meno di cinque milioni di euro (dai quaranta iniziali) ed i commissari liquidatori che soprintendono alla vendita operano sotto la vigilanza della Banca d’Italia. Ma né la Regione né il Comune si sono offerti di acquistarla e tanto meno di destinarla a parco.

Eppure la sua destinazione a parco è la prospettiva giusta. Lo sa bene chi l’ha visitata, la conosce o ha con essa legami di prossimità o di storia familiare (ci sono ancora i figli che ricordano il lavoro dei genitori negli Orti). Il Comitato sta crescendo attorno a questa idea e vuole continuare a lavorare progettando un suo futuro utilizzo che si basi sulla consapevolezza e sul rispetto delle sue peculiarità. In questa direzione cittadini e associazioni intendono procedere mantenendo lo stesso spirito di attiva e serena collaborazione che ha contrassegnato quanto fatto fino ad ora.

Di seguito la mappa con la proposta di nuove tutele avanzata dal Comitato

2 Comments

  1. Condivido e aggiungo:
    1) le tutele culturale e paesaggistica previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, non sono alternative, sicché a tutti i beni di valore antropologico presenti negli Orti, dalla cava di ghiaia denominata Grotta Lucenti ai muretti a secco, dalle norie alle saie e quant’altro, possono essere assoggettati a tutela culturale e tutte le aree che li circondano a tutela indiretta, con vincolo di inedificabilità a salvaguardia della fruizioni dei primi;
    2) altrettanto sovrapponibile è, sotto i profili geologico, idrico, vegetazionale e faunistico, la tutela naturalistica attribuita dalla legge regionale n. 98 del 1981 all’Assessorato regionale per il territorio e l’ambiente;
    3) le grotte sono in generale di proprietà demaniale, con quanto consegue, circostanza da verificare nel caso di Grotta Lucenti, ancoechè realizzata in ragione della cavatura delle ghiaia, inatti lo sfruttamento per questo fine è soggetto a concessione.
    Consiglierei, pertanto, al Comitato di avanzare anche proposte in ordine a dette fattispecie e procedere all’accertamento proprietario della grotta che potrebbe non appartenere al Consorzio in liquidazione coatta.

  2. Basta cemento e bisogna coinvolgere tutti i catanesi con video e quant’altro , pubblicizzare con manifesti a tappeto per tutta la città

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