Che incarichi e consulenze si potessero regalare “così, senza pensarci troppo”, non si era ancora visto. Eravamo abituati ai grandi classici: ministri, presidenti e assessori che, colti sul fatto, si rifugiavano nel rassicurante “non ricordo”.
L’assessore al patrimonio del Comune di Catania, Giuseppe Marletta (Nuova Dc), ha deciso invece di innovare. Non solo ricorda benissimo chi incasserà i 99 mila euro di consulenza (guarda caso l’ex sindaco di Valverde Angelo Spina, oggi consigliere provinciale e suo compagno di partito), ma ci tiene pure a sottolineare il metodo: “l’ho fatto così, senza rifletterci troppo”. Non una distrazione, non un lapsus: un atto di pura leggerezza istituzionale. In pratica, 99 mila euro buttati come noccioline.
Il bello è che nessuno si scandalizza. A certificare la trasparenza dell’operazione c’è la inflessibile penna di Maria Elena Quaiotti, che ci rassicura: sì, il beneficiario sarà pure dello stesso partito, ma appartiene a una corrente diversa. Ah, beh! E allora è tutto ok. Non è spartizione: è pluralismo interno.
Poi entra in scena il braccio destro dell’assessore, il funzionario Marco Romano, anch’egli compagno di partito. Garantisce lui che quella consulenza era indispensabile per accatastare alcuni immobili di Librino e che è tutto regolare, tutto limpido, tutto nella più assoluta legalità. La procedura è ineccepibile, ci dicono. Già, la procedura. Le carte sono a posto, ci dicono. Sono sempre a posto, ci mancherebbe. È la formula magica di una burocrazia avvezza a trasformare l’abuso in norma, il privilegio in regola, lo scandalo in prassi quotidiana.
Nel finale dell’articolo sembra quasi di leggere un capitolo di Alice nel Paese delle meraviglie: la nostra reporter pone a se stessa (e ai lettori) due domande capitali. Primo: nel caso di Spina esiste davvero un profilo di opportunità politica? Secondo: quali saranno gli esiti degli affidamenti diretti “passati al setaccio”? Domande che fanno già “tremare” il Palazzo. Noi, invece, abbiamo come un vago sentore di tarallucci e vino, con tanto di “chi si è visto, si è visto”.
E il sindaco pedagogo, paladino della civiltà contro sporcaccioni e incivili? Butta la palla in tribuna: promette che saranno passate al setaccio “tutte le consulenze”. Settimane, mesi di carte da spulciare. Una montagna di burocrazia per nascondere la realtà: il problema non è la procedura, è l’etica.
Quella bussola che consente alla politica di agire con onestà e correttezza, che impedisce di utilizzare il denaro e i beni pubblici a favore delle consorterie di turno. L’opposto di quanto avviene in Regione e al Comune, entrambe rette da una coalizione che si regge e si alimenta sul mercato di incarichi, consulenze, poltrone.
Di seguito il pezzo su La Sicilia del 26 settembre 2025



