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Catania, uno stupro e l’indifferenza della Città

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Uno stupro, l’ennesimo, stavolta a Catania, nella centralissima Villa Bellini. Ad essere violentata da un gruppo di adolescenti una ragazza di 13 anni. Come sempre, di fronte a femminicidi e stupri si invocano misure repressive, certezza della pena, utilizzo della castrazione chimica. In questa circostanza, essendo stranieri i protagonisti, si sottolinea la necessità di rimandarli a casa loro.

Cosa che non si può chiedere quando (nella maggioranza dei casi) i protagonisti sono “normali” ragazzi italiani (vedi recentemente Palermo), o quando di fronte a uomini dai cognomi “importanti” si procede richiamando innanzitutto il diritto alla presunzione di innocenza. Attenzione, che nessuno sia colpevole prima dell’avvenuta condanna è un principio sacro e inviolabile, ma deve essere applicato sempre e verso tutti, altrimenti diventa discriminazione.

Per qualche giorno sentiremo, perciò, commenti indignati, promessa di interventi “miracolistici” dello stato, poi tutto tornerà come prima. E ciò per almeno due ragioni. La prima, ed è la più importante, è che stupri e femminicidi non rappresentano l’eccezione, non sono figli di raptus tanto improvvisi quanto incontrollabili, e nel caso dei femminicidi di una qualche, seppure folle, espressione di amore. Per questo se si affronta il problema come se fosse principalmente materia di ordine pubblico, come è ormai evidente, continueremo ad assistere imponenti al ripetersi di queste tragedie.

Occorre prendere atto che si tratta di un problema maschile e come tale va trattato. Dietro tutte queste indicibili violenze c’è, infatti, un’idea di possesso da parte dei maschi del corpo (e della mente) delle donne. La violenza maschile contro le donne non è dunque un’emergenza, è un fenomeno strutturale. L’asimmetria di potere tra donne e uomini è strutturata socialmente, è il patriarcato, è quella “consuetudine”, educazione, quell’apprendimento per cui la scena pubblica è dell’uomo, la casa, il focolare della donna, per cui è “legittimo” pensare che le donne siano proprietà di, non soggetti autonomi

Per questo è un problema che devono affrontare innanzitutto i maschi, a partire da quelli che meno si sentono coinvolti, che non raggiungerebbero mai tali aberrazioni, ma che devono interrogarsi se nella loro vita quotidiana fanno abbastanza per contrastare tutto questo. Se intervengono quando altri maschi fanno battute sessiste, quando una donna viene innanzitutto giudicata per il suo aspetto fisico, se all’interno della casa non collaborano, ma condividono…

Un cambio di atteggiamento decisivo, anche tenendo conto che una recente indagine europea su questi temi ha definito l’Italia come un paese “in resistenza”, in cui la rappresentazione stereotipata della donna è considerata un tratto antropologico così radicato che addirittura si teme che non valga la pena di contrastarlo. Un cambio di atteggiamento che chiama in causa tutte le “agenzie” educative (a partire dalle famiglie) che accompagnano il processo di crescita di bambine/i e ragazze/i. Educare alle differenze, rimettere in discussione gli stereotipi e i comportamenti conseguenti è fondamentale se si vogliono evitare relazioni tossiche e violente.

Ma occorre anche discutere sulla sicurezza nelle nostre Città. Un solo esempio, per capirci. Nel passato girare a Catania di sera/notte nella zona intorno a piazza Vincenzo Bellini (Teatro Massimo) era fortemente sconsigliato. Oggi la cosiddetta “movida”, nonostante i problemi che ha determinato, permette di fruire di quelle zone. Quindi, se si promuove la socialità, la condivisione dei territori, cresce la sicurezza.

C’è, infine, una responsabilità delle amministrazioni locali, nel nostro caso, tranne brevi eccezioni, da molto tempo di destra. Di una parte politica, cioè, che, almeno a parole, si batte per garantire ordine e sicurezza. Quanto accaduto alla Villa dimostra che alle parole non seguono i fatti.

La Villa, che dovrebbe rappresentare “il biglietto da visita della Città”, è in condizioni più che discutibili. Sembra un territorio abbandonato a se stesso, a causa di una gestione caratterizzata da incuria e trascuratezza. Tanti gli episodi di violenza denunciati nel passato, figli, anche, del mancato controllo delle forze dell’ordine e/o della polizia locale. Unica eccezione, il periodo estivo quando viene utilizzata come location privata per organizzatori di concerti, utili – forse – a rimpinguare le casse dell’amministrazione comunale.

Infine, oltre alle parole di condanna sarebbe stato utile dare segnali concreti, Alla Villa si svolge, nel piazzale delle Carrozze, la fiera W Sant’Agata 2024. Chiuderla, almeno per qualche ora, sarebbe servito a dimostrare la concreta solidarietà di Catania, a fare riflettere tanti cittadini. Ovviamente, non è accaduto.

Ringraziamo, perciò, Non una di Meno di Catania che ieri ha promosso l’unica risposta concreta indicendo una partecipata manifestazione di solidarietà e protesta. “Non ci interessa che gli aggressori vengano additati come mostri o peggio, perché non lo sono. Il problema è strutturale, lo diciamo a gran voce da anni: lo abbiamo detto nel caso dello stupro di gruppo a Palermo, lo abbiamo detto all’indomani del femminicidio di Giulia, e li diciamo anche adesso. Non sono mostri, non sono casi isolati, sono figli sani del patriarcato”.

Se vogliamo affrontare seriamente il problema non possiamo fare a meno di partire da queste considerazioni.

2 Comments

  1. Ma dov’è sto patriarcato? Questa forma storica di famiglia con il pater familia che detta legge su moglie e figli? Io vedo famiglie disgregate, adulti e giovani soli, con incapacità relazionali, ritardi psicoemozionali, individui fragili, narcisisti, incapaci di sopportare frustrazioni e accettare responsabilità…ma che macho men! Vedo ragazzi e uomini insicuri pieni di paure, adolescenti ancora a trent’anni…
    Il patriarcato non c’entra, porterei alla sbarra invece questo sistema ultraliberista che ci manipola e governa e sbandiera democrazie inesistenti, diritti superflui e pseudo tolleranze inutili, mentre affoghiamo nella violenza quotidiana, nei diritti basilari negati nella disinformazione e distorsione di ogni verità… è questo il vero nemico, tutte ste chiacchiere servono a distrarre la nostra attenzione e a dirottare la collera su target più accettabili e divisivi, aumentare insicurezze e diffidenze, e a lasciare tutto come prima

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