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Parco Monte Po – Vallone Acquicella, un’utopia che l’impegno dei cittadini sta trasformando in realtà

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L’inserimento del Parco Monte Po – Vallone Acquicella all’interno del Piano Urbano Integrato di Catania è stata senza dubbio una conquista di quei cittadini catanesi che, da più di un anno, lavorano a questa proposta di Parco Territoriale che ha l’ambizione di dotare Catania di una vasta area verde che abbia anche la funzione di ricucire, tra loro e con il centro storico, periferie marginalizzate della città.

Negli incontri tra le associazioni proponenti, con Pippo Rannisi della Lipu sempre in prima fila, la proposta ha assunto, via via, contorni più precisi, mentre alcune passeggiate esplorative permettevano di conoscere meglio il territorio interessato dal progetto, la varietà della sua vegetazione e della sua fauna, le sue evidenze archeologiche e storiche, gli ambienti maggiormente bisognosi di tutela: tutta la ricchezza e la bellezza di una parte quasi del tutto sconosciuta del nostro territorio, che va dalla collina di Monte Po fino al mare, seguendo il corso del fiume Acquicella.

Ne è nato un dossier di circa cento pagine, inviato nel mese di luglio al Comune, con relazioni descrittive, approfondimenti tematici, immagini e dati. Un dossier alla cui elaborazione hanno contribuito botanici, zoologi, archeologi, geologi aderenti alle associazioni che hanno aderito a questa idea progettuale, ognuno dei quali ha messo a disposizione le proprie competenze, utilizzate anche per formulare le linee guida in base alle quali individuare gli interventi da compiere.

L’Amministrazione, sempre più sguarnita di personale e quindi di competenze, dopo l’approvazione del Piano Integrato, che destina al Parco 17 milioni di euro del PNRR, ha deciso di affidare la redazione del progetto ai tecnici di Invitalia, che non conoscono l’area ma potranno giovarsi della cospicua mole di informazioni e suggerimenti avanzati dalle associazioni proponenti.

Proprio per meglio svolgere un ruolo di supporto, le associazioni hanno deciso di costituirsi ufficialmente in Comitato e proporre all’Ente locale un Patto di Collaborazione che permetta di realizzare un vero percorso di democrazia partecipata.

Di tutto questo hanno parlato ieri, nella diretta ‘Mezz’ora con’ dell’Associazione Memoria e Futuro, Pippo Rannisi e Giusi Milazzo, rispondendo alle domande di Antonio Fisichella.

Con l’aiuto di alcune immagini, Rannisi ha mostrato come l’area del Parco (segnata in blu) possa costituire una sorta di barriera che separa la città storica dalla sua periferia sud, che ospita ormai un terzo della popolazione cittadina, tagliata fuori da molti servizi, o possa invece divenire una zona di collegamento, uno spazio che ricuce e accorcia le distanze. Oltre che un polmone verde per una città che di verde ha estremo bisogno.

Sul valore non solo ambientale ma anche sociale del Parco si è soffermata Milazzo, che vede nella partecipazione dei cittadini il “valore aggiunto” di questa infrastruttura. Una partecipazione da attivare, già adesso – ha ribadito più volte – organizzando incontri con gli abitanti, “laboratori di quartiere”, che facciano emergere le esigenze e le proposte di chi risiede in quest’area, caratterizzata da un evidente degrado urbanistico ed edilizio, ma in cui sono presenti associazioni, scuole, parrocchie, attive, vivaci e talora d’avanguardia.

Il percorso è ancora lungo e bisogna mantenere costante l’attenzione. E’ già stata sollecitata la Soprintendenza perché alzi il livello di tutela, è stata individuata la necessità di rinaturalizzare il corso dell’Acquicella, riaprendo i tratti tombati e rimuovendo le arginature rigide e i rivestimenti impermeabili che lo hanno imbrigliato, almeno là dove è ancora possibile. E’ stata sottolineata l’importanza di assicurare alla foce del fiume e alla circostante costa sabbiosa il trattamento destinato ad una vera e propria riserva naturale, riconoscimento a cui avrebbe diritto.

Nell’area del Parco dovrà essere realizzato un sistema di mobilità dolce e creati sentieri pedonali che garantiscano la sicurezza idraulica e la tutela della vegetazione, dovrà essere assicurata la conservazione delle specie protette e istituito un parco archeologico sulla collina di Monte Po.

Sono questi alcuni degli interventi individuati nelle linee guida e il Comitato è determinato a seguire e accompagnare le fasi della progettazione e della realizzazione del Parco.

Rimane aperto il problema cruciale della gestione, che non basta sia affidata al Comune, che deve comunque assumersi una responsabilità. Rischiamo, infatti, che, anche in questo caso, un’opera ben fatta venga poi abbandonata a se stessa, fino al completo degrado.

Una soluzione, come indicato anche da Rannisi e Milazzo, potrebbe essere quella di affidare la gestione del Parco ad associazioni e organizzazioni disponibili ad assumersene l’onere perché consapevoli del valore dell’opera. Vanno studiate le modalità e va individuato il ruolo dei residenti che, coinvolti nella sua realizzazione, possono imparare a sentire il Parco come ‘cosa loro’, dando un contributo essenziale al suo mantenimento ed alla sua valorizzazione.

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