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Rifiuti, se si ferma il riciclo della plastica

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La notizia inquietante è che molte delle aziende che riciclavano il 90% della raccolta differenziata ora sono ferme.

Nonostante sia noto che l’uso della plastica riciclata significa un risparmio enorme (per ogni tonnellata di plastica riciclata si risparmiano 1,9 tonnellate di petrolio e 3mila kWh di elettricità, con un taglio di 1,4 tonnellate di CO2), siamo in una situazione che rischia di azzerare tutto il lavoro fatto finora per un ambiente più pulito e per risparmiare energia preziosissima.

Perché accade? Le risposte sembrano essere due: il caro bollette ( + 450%) e la concorrenza dei paesi, perlopiù asiatici, che producono plastica “vergine” (derivata direttamente dal petrolio) a prezzi molto bassi.

Anche le aziende che avevano annunciato che le proprie bottiglie avrebbero contenuto il 50% di plastica riciclata hanno bloccato tutto. E tutto il settore del riciclo, in cui l’Italia è stata finora all’avanguardia, rischia di fermarsi mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro.

Provvedimenti? I consorzi come il Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero degli imballaggi in Plastica ) si trovano davanti a due scelte: aprire nuovi siti di stoccaggio per attendere tempi migliori, o mandare la plastica all’estero, ma così gli affari e i profitti li faranno altri.

Rimedi ? Un tetto massimo del costo dell’energia disposto dall’UE, l’uso di pannelli fotovoltaici che alcune aziende hanno adottato chiedendo al governo detrazioni per l’autoproduzione di energia, misure fiscali come il credito di imposta per i produttori di manufatti in plastica riciclata. Tutti provvedimenti non ancora realizzati.

Walter Regis, presidente di AssoRimap ( Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori Materie Plastiche) avverte che il 31 Dicembre ci sarà il Big Bang poiché scadranno i contratti fissi con i fornitori di energia che ancora permettono ad alcuni di continuare a lavorare nel settore.

Le parole con cui si conclude l’articolo di Avvenire del 22 ottobre 2022, sono un grido disperato di aiuto: “Se si blocca la raccolta differenziata, sarà un problema sociale, ambientale, economico e occupazionale”.

Tutto questo accade proprio quando città con una cultura del riciclo pressocchè assente, come Catania, stanno lentamente imparando a differenziare. Forse sarebbe necessario fare un salto di qualità e, applicando le indicazioni dell’Unione Europea, ricordare che prima del riciclo ci sono due obiettivi da raggiungere, la riduzione dei rifiuti e il riutilizzo.

Non sarebbe una buona notizia per il settore dell’economia che ruota attorno al riciclo, ma sarebbe una ottima notizia per l’ambiente.

In Italia, ad esempio, in un anno, produciamo due milioni di tonnellate di imballaggi in plastica, delle quali 750mila vengono riciclate, 300mila bruciate negli inceneritori e una piccola quantità mandata in discarica. Resta comunque un milione di tonnellate che viene disperso nell’ambiente, soprattutto in quello marino, con conseguenze gravissime.

Davanti a questo disastro, pur restando il riciclo un’opera meritoria, il primo comportamento virtuoso sarebbe quello di evitare l’utilizzo della plastica, in particolare quella usa e getta, come nel caso delle bottigliette di cui facciamo lago uso. Il secondo comportamento virtuoso sarebbe quello di riutilizzare quanto più è possibile.

Per evitare l’usa e getta, alcuni paesi europei hanno introdotto il vuoto a rendere, come si faceva una volta anche da noi con il vetro, ottenendo il recupero del 90% delle bottiglie e di altri contenitori (in Germania il 97/98%).

In Italia, nel 2021, con il governo Draghi, si è fatto un tentativo di introdurre incentivi economici e premialità per negozianti e operatori economici che adottano sistemi di restituzione con cauzione, con il decreto Semplificazioni convertito nella legge n.108 del 29 luglio. Non essendo stato emanato il relativo decreto attuativo, la disposizione non è entrata in vigore e siamo al nulla di fatto.

Non sappiamo quale linea adotterà il nuovo governo e a quali interessi andrà incontro. E, come abbiamo visto, non sempre gli interessi degli operatori economici del settore coincidono con quelli dell’ambiente.

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