Le scelte legislative, culturali e simboliche degli ultimi decenni hanno avuto in Italia un percorso che incide direttamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate, libere.
In continuità con il codice Rocco, dal 1946 al 1996 la violenza sessuale è stata considerata come un reato contro la pubblica morale. Grazie al lavoro instancabile di tutto il movimento delle donne, nel 1996, è stata approvata la legge n 66 che inserisce la violenza sessuale tra i crimini contro la persona, mettendo al centro non la moralità pubblica e il buon costume, ma la persona e la sua libertà individuale.
Sono state eliminate anche le modalità di accertamento, spesso umilianti e insidiose, con domande non necessarie sulla vita privata e sulla sessualità della vittima, che nascevano da un atteggiamento negativo, che considerava la donna in qualche modo colpevole, la cosiddetta vittimizzazione secondaria.
Nel novembre 2025 è stata approvata alla Camera una proposta di legge che introduceva, come emendamento ad un articolo del Codice Penale, il “consenso libero e attuale” della donna, senza il quale il rapporto sessuale è da considerarsi stupro.
L’emendamento proposto all’art. 609 bis del Codice Penale sulla violenza sessuale – come abbiamo scritto – avrebbe rappresentato un salto a livello giuridico e avrebbe reso il nostro ordinamento penale pienamente conforme ai principi della Costituzione. Non sarebbe stata più la donna a dover dimostrare di avere subito violenza, ma l’uomo a dovere dimostrare di avere avuto il consenso.
Con la attuale proposta di modifica avanzata dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno – denunciano le associazioni delle donne – si rischia di tornare indietro, e di attivare meccanismi pericolosi per le donne.
Ecco come viene riformulato l’emendamento all’art. 609 bis del Codice Penale rispetto alla versione approvata dalla Camera: “La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”.
Le associazioni delle donne evidenziano che si tratta di un arretramento culturale e giuridico, un attacco ai loro diritti. Il fatto che sparisca la parola “consenso”, sostituita da “volontà contraria”, e venga introdotta la parola “dissenso” costituisce un cambio di paradigma perché saranno le vittime della violenza a dover dimostrare di essersi opposte e di aver detto no.
Si rischia di rimette in discussione il principio fondamentale che la violenza sessuale sia una violazione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne, non un equivoco da interpretare, con gli aggressori che possono ricorrere ad alibi e giustificazioni riconducibili al fatto di non avere capito
Si rischia, inoltre, di fare tabula rasa di dieci anni di giurisprudenza della Cassazione che aveva in più ordinanze definito la violenza sessuale sulla base del mancatoconsenso delle donne.
Infine, questa proposta di modifica dell’articolo 609 bis del codice penale non considera l’incapacità o l’impossibilità di reagire, per paura, asimmetria di potere o di esperienza, per soggezione o dipendenza, per le tante possibili condizioni di vulnerabilità.
Come si legge in una nota pubblicata dal laboratorio nazionale permanente Consenso Scelta Libertà “Sono serviti 50 anni per essere considerate persone. Ne sono bastati 30 per tornare al punto di partenza”.
In tutta Italia, oggi, Il 15 febbraio, in occasione del trentennale della legge contro la violenza sessuale, le donne riempiranno le piazze per dire No al ddl Bongiorno in discussione al Senato.
A Catania ci sarà un presidio, alle 10.30, in piazza Stesicoro.
La manifestazione a Catania come in tutta Italia, è promossa da:
@telefonorosa, @casaintdelledonneroma, @direcontrolaviolenza, @pangeaonlus, Fondazione Una Nessuna Centomila, Rete REAMA
con:
@Actionaid, ADV – Against Domestic Violence, Amnesty International Italia, CGIL Belle Ciao, Comitato scientifico di UNIRE – Università in rete contro la violenza di genere, Tocca a noi, @UDI – Unione Donne in Italia, UIL, UISP – Politiche di Genere e Diritti.

