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Le sciare di Catania, perchè dobbiamo proteggerle

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sciara presso corso Indipendenza

La proposta, avanzata dalla Soprintendenza. di porre il livello di tutela 3 (il più alto) sulle lave affioranti in città, potrebbe rappresentare un segnale positivo di attenzione a quegli elementi del nostro territorio che dovrebbero essere protetti e valorizzati. Tra questi, appunto, le lave, che svolgono – tra l’altro – un ruolo di raccolta delle acque piovane e di depurazione, che è poco noto ma molto importante.

Ce ne parla Ignazio Di Paola, geologo e attento conoscitore del nostro territorio, offrendoci gli strumenti per capire meglio quanto sia importante difendere questi beni naturali da qualunque tipo di cementificazione. Così come la città già si orienta a fare, in particolare, per quelle aree che sono oggetto di interessi speculativi, come i cosiddetti Orti di Susanna a Cibali, destinati nel Piano regolatore Piccinato a Centro direzionale. Un’area che, oltre alle lave, conserva importanti caratteristiche che possono farla diventare un grande parco naturale urbano, ma sulla quale l’Amministrazione sembra avere altri progetti.

La nostra Città rappresenta, per la presenza di affioramenti lavici interni al tessuto urbano, un unicum nel panorama urbano nazionale, che può e deve essere valorizzato e utilizzato “naturalmente”. Ciò anche per evitare i soliti allagamenti in caso di pioggia, e creare oasi di raffrescamento di macchia mediterranea, necessarie durante le stagioni estive che si preannunciano sempre più calde.

Per altro, la città di Catania storicamente non si trova in cima alle classifiche su valorizzazione e fruizione del verde pubblico e dell’ambiente naturale; tuttavia negli ultimi due anni, qualcosa sembra muoversi nella giusta direzione anche sotto la spinta dell’opinione pubblica e delle associazioni ambientalistiche.

Nel 2018 la Sovrintendenza di Catania ha presentato il Piano paesaggistico, al quale sono state rivolte delle osservazioni, tra gli altri dal Comune di Catania e dal CAI (sezione dell’Etna) ed il 6 giugno 2025, sotto l’egida dell’Assessorato Regionale dei beni culturali e I. S., ha presentato la Proposta di vincolo paesaggistico su formazioni laviche presenti nel territorio urbano di Catania; a quest’ultima ha fatto seguito il 12 Giugno 2025 la Proposta della LIPU, di Infrastrutturazione verde della Città.

La consegna di tali documenti al Comune potrebbe rappresentare la spinta per la valorizzazione naturale del territorio urbano etneo, secondo i dettami e lo spirito delle Leggi attualmente in vigore, che – nella concreta esperienza catanese – purtroppo sono finora rimaste sostanzialmente inattuate o male interpretate.

Un ulteriore argomento da aggiungere a sostegno del vincolo delle “Sciare”, è quello riguardante lo stato idrografico – idrogeologico sotteso, di cui troviamo solo un accenno nella Proposta di vincolo. Basandoci sui principi “One Health”, sempre più considerati, bisogna puntare sul principio di interconnessione tra salute umana, animale e ambientale

Una falda idrica di notevoli dimensioni, per portate ed estensione areale, esiste certamente nel sottosuolo vulcanitico di Catania. La stessa falda, attualmente in fase di studio di dettaglio e di approfondimento, deve essere protetta nella qualità e nella quantità. Pertanto le “Sciare” isolate, presenti nel fitto tessuto urbano di Catania, sostanzialmente impermeabilizzato, si trasformano, da terreni inutili e pericolosi in aree utilissime e preziose in quanto aree filtranti e permeabili.

Le Sciare interne e circostanti al tessuto urbano rappresentano già aree di convergenza e raccolta delle acque piovane, ma per assolvere al meglio tale ruolo dovranno essere protette e strutturate all’uopo con impianti di trattamento “di prima pioggia” che servono a purificare le acque meteoriche iniziali, più cariche di inquinanti prima di scaricarle nell’area disperdente cioè la stessa Sciara.

Tale utilizzo sarà determinante soprattutto nei periodi di piogge più rilevanti, per la ricarica delle falde idriche sotterranee e anche per contribuire alla igiene pubblica, considerate le innumerevoli fosse biologiche a perdere che esistono, incontrollate, proprio in Città.

A proposito delle fosse biologiche che scaricano i reflui liberamente in sottosuolo è giusto sottolineare che, se fin ora la situazione ambientale di Catania non è precipitata dentro emergenze sanitarie, è anche merito dell’effetto diluente della falda sotterranea e di quello ossidante, filtrante e depurante delle lave e delle sue componenti.

Una summa di quanto detto si ritrova già nell’habitat presente in quella parte del quartiere di Cibali nota come Orti della Susanna. All’attualità è presente la Sciara “viva”, cioè al naturale senza alcun radicamento evidente, se non di essenze pioniere.

Ma negli Orti c’è anche la macchia mediterranea in diversi stadii di progressione, costituita da licheni e da essenze più evolute rappresentate da querceti, da bagolaro, olivastro, fico d’India selvatico, euforbia e ginestra. E, a testimonianza dello storico uso agricolo, esiste un pozzo di eduzione, una vasca di raccolta dell’acqua (“gebbia”), ed annessi canali di irrigazione e terrazzamenti.

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