“Abbiamo il Parco a Cibali”, “La nostra lotta ha pagato”. Sono alcune delle reazioni alla proposta di vincolo massimo di tutela, avanzata dalla Soprintendenza su alcune aree laviche cittadine, tra cui buona parte dei cosiddetti Orti della Susanna, spazio destinato a Centro Direzionale dal Piano Piccinato, di cui oggi si discute il futuro utilizzo.
Un’esultanza che andrebbe ridimensionata. La proposta di vincolo riguarda – come dicevamo – alcune “Formazioni laviche presenti nel territorio urbano di Catania” e, oltre agli Orti di Cibali, interessa le lave di Nesima, quelle della cava Daniele e quelle tra corso Indipendenza e via Palermo.
E’, quindi, tutta da dimostrare l’ipotesi che la proposta sia stata sollecitata dal movimento di opinione creato da associazioni e partiti desiderosi di trasformare gli Orti della Susanna in un parco urbano, sottraendoli al rischio cemento che incombe su tutte le (poche) aree libere cittadine.
Anzi, la relatrice della proposta di vincolo, Laura Patanè, ha espressamente dichiarato, nel corso della seduta della “Commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Catania”, del 6 giugno 2025, che la proposta nasce da osservazioni al Piano Paesaggistico presentate – come vedremo meglio più avanti – dal Comune e dal CAI.
I motivi di soddisfazione e di speranza, comunque, ci sono. Un vincolo paesaggistico di livello tre è un provvedimento importante. Prevede la conservazione integrale delle aree, il divieto di realizzarvi nuove costruzioni e strade, e di effettuare interventi di tipo invasivo, elencati nella relazione.
Soprattutto è importante perché riconosce l’interesse paesaggistico, scientifico, storico, oltre che naturalistico, di contesti fino ad ora considerati privi di valore intrinseco come le ‘sciare’. Argo ne ha parlato qui.
In particolare, per quanto riguarda gli Orti della Susanna, viene riconosciuto il pregio di un “suggestivo quadro paesaggistico” costituito, oltre che da “lingue di lava”e da un complesso di cunicoli noto come Grotta Lucenti, da una rigogliosa macchia mediterranea ricca di biodiversità e da testimonianze di attività antropiche delle quali sono ammessi interventi di restauro e di rifunzionalizzazione.
Tuttavia è presto per cantare vittoria. Il provvedimento non è definitivo. E la strada non è detto che sia agevole.
Dal 17 luglio la proposta è pubblicata sull’Albo Pretorio del Comune di Catania dove, come previsto dalle norme, dovrà restare affissa “a libera visione del pubblico” per novanta giorni, trascorsi i quali, nei trenta giorni lavorativi successivi, gli enti interessati potranno presentare osservazioni. Sarà poi il Dipartimento regionale per i beni culturali e ambientali, oggi dell’identità siciliana, a dire l’ultima parola.
La fase delle Osservazioni non è da sottovalutare. Di certo il Comune presenterà le proprie e l’assessore La Greca ha già espresso, in sede di commissione, la contrarietà dell’Amministrazione al provvedimento. Ha tirato in ballo le “esigenze di espansione, sviluppo economico, viabilità e gestione del territorio” cittadino, che non possono essere bloccate – a suo dire – “da un livello di tutela 3 che prescrive una condizione di immodificabilità sul territorio, congelando di fatto lo sviluppo del trasporto pubblico, della viabilità e di un’espansione edilizia controllata e riqualificante”.
La preoccupazione dell’assessore sulla viabilità “nella direzione est-ovest” ha indotto Patanè a precisare che il “vincolo è stato tracciato ad una opportuna distanza dall’edificato esistente, proprio per consentire la realizzazione di una viabilità necessaria alla città”. Ma, a quanto pare, gli interessi sono tanti e vanno ben oltre la viabilità est-ovest.
A proposito di osservazioni, anche le associazioni interessate a salvaguardare l’area da interessi predatori dovranno far sentire la propria voce e presentare anch’esse delle osservazioni. Bisognerà definire, sull’area, un progetto, con il maggior numero possibile di dettagli, che ne preveda l’uso sociale e che affronti problemi spinosi come quello della proprietà e della gestione.
Non dimentichiamo, infatti, che il terreno non è del Comune e che l’Amministrazione ha dichiarato di non poterlo acquistare per mancanza di risorse (nonostante il prezzo sia oggi irrisorio rispetto all’ampiezza e al pregio dell’area) e perché non sarebbe in grado di attrezzarlo e gestirlo.
Una preoccupazione che potrebbe essere superata se l’Amministrazione decidesse di rispettare la vegetazione spontanea già presente, che non richiede particolari interventi di cura e di irrigazione (anche perchè, lo ricordiamo, l’acqua in quella zona non manca), e scegliesse di collaborare con il terzo settore e con le associazioni interessate alla salvaguardia, che potrebbero essere disponibili alla gestione, anche con attività rispettose del contesto ma in grado di autofinanziarsi.
Che le associazioni preparino un progetto di utilizzo è opportuno ed urgente soprattutto per la parte degli Orti della Susanna indicata come “area contermine alle lave e agli orti di Susanna”, per la quale la proposta di tutela è di livello 1.
Qualora la proposta di tutela venisse accettata così come è, proprio su questa porzione degli Orti, nella quale è ammessa “la realizzazione di nuove costruzioni”, temiamo che si possano scatenare gli appetiti speculativi, facendo passare in cavalleria “il ricorso a soluzioni architettoniche di qualità [che ] si rapportino armonicamente con il contiguo paesaggio di pregio delle lave e degli orti di Susanna” suggerito dalla Soprintendenza (pag 5).
Di un progetto, rispettoso del contesto e finalizzato ad una pubblica fruizione dell’area, presentato da cittadini e associazioni, il Comune dovrà in ogni caso tenere conto, anche se, qualunque cosa si decida di fare in quest’area sottoposta a livello di tutela 1, sarà necessaria l’approvazione, da parte del consiglio comunale, di una variante al Piano regolatore del 1969 che lì prevede il Centro Direzionale.
Anche se l’Amministrazione si è già dichiarata contraria alle proposte di tutela della Soprintendenza, in un passato non troppo lontano è stato proprio il Comune di Catania, con le sue osservazioni al Piano Paesaggistico (2018), insieme a quelle inviate dalla locale sezione del CAI, a mettere in moto la fase istruttoria che ha condotto all’attuale proposta di vincolo sulle lave.
Come dicevamo, lo ha affermato, in apertura, la relatrice Patanè suscitando l’incredulità dei rappresentati del Comune, l’assessore La Greca e il direttore Bisignani, che hanno dichiarato di non essere a conoscenza di queste osservazioni e di volerne prendere visione. La documentazione sarà loro fornita e dovrebbe, in realtà, essere messa a disposizione anche dei cittadini.
Per quanto riguarda il CAI, nessuno dell’associazione ci ha confermato la presentazione di specifiche osservazioni al Piano Paesaggistico. Esiste, tuttavia, un progetto, “Una città sulla lava”, presentato dal CAI nel 2021 “per il riconoscimento della qualifica di Ecomuseo dal Dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana”. Lo alleghiamo per l’interesse che riveste e per l’affinità con la proposta avanzata dalla Soprintendenza, precisando che il riconoscimento non è stato poi ottenuto.
Leggi anche Parco di Cibali, e se lo realizzassero i cittadini? e Social Housing a Cibali, finanziamento pubblico e profitto privato




figurarsi come l’attuale amministrazione comunale si possa riconoscere in una relazione da parte della Soprintendenza che bloccherebbe tutti i loro progetti e disegni, soprattutto, speculativi a discapito del bene comune e della collettività
Ovviamente occorre che le associazioni coinvolte nella vicenda e che si oppongono alla distruzione dell’area naturalistica vigilino e alzino la voce coinvolgendo quanto più possibile cittadini, in primis, del quartiere cibali, contro
la probabile cementificazione che si vorrebbe attuare.