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Chi ha paura di un Procuratore della Repubblica indipendente?

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sit in in piazza Verga e cartello sull'indipendenza della magistratura

Cittadini e associazioni si sono riuniti martedì mattina di fonte al Palazzo di Giustizia di piazza Verga, rispondendo ad un invito lanciato da Enzo Guarnera, noto penalista catanese, oggi presidente dell’associazione Antimafia e Legalità. Hanno risposto l’associazione Memoria e Futuro, il movimento delle Agende Rosse, il presidio universitario di Libera, la CGIL, il Sunia ed altre ancora, mosse dalla preoccupazione dei giochi di potere che si stanno muovendo attorno alla nomina del nuovo Procuratore della Repubblica a Catania.

“Alcune notizie di stampa riferiscono che sarebbe in atto un tentativo da parte del Presidente del Senato Ignazio La Russa di condizionare il Consiglio Superiore della Magistratura nella scelta del prossimo Procuratore della Repubblica di Catania. Se fosse vero sarebbe un fatto di inaudita gravità. L’ articolo 104 della Costituzione stabilisce che “La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere“. Ha scritto Guarnera nel Comunicato di Antimafia e Legalità. E lo ha ribadito nel suo intervento.

Gli ha fatto eco Adriana Laudani, presidente dell’associazione Memoria e Futuro.

“Memoria e Futuro aderisce alla manifestazione per difendere il diritto della città ad avere un nuovo procuratore indipendente e autorevole. L’ autonomia della magistratura è sotto attacco. Il governo Meloni vede come un fastidio e un ostacolo l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. E’ sotto gli occhi di tutti: la revisione della disciplina delle intercettazioni rappresenta un duro colpo alla lotta alla corruzione e alle mafie; la separazione delle carriere dei magistrati intende porre sotto tutela governativa l’azione della magistratura.”

La preoccupazione è ampiamente giustificata. E lo è in particolare per Catania, una città difficile, nella quale è ormai riconosciuta la presenza – a lungo negata – della criminalità organizzata di stampo mafioso. Ma in cui domina anche “un sistema di potere politico-economico trasversale, sinergico con alcuni settori della Pubblica Amministrazione e con certa massoneria deviata, che ha saccheggiato e saccheggia le pubbliche risorse a vantaggio di pochi e in spregio alle esigenze collettive” (Guarnera).

Il risultato è quello che vediamo, una città sempre più degradata, con quartieri lasciati in totale abbandono, ingiustizie sociali diffuse, crescita della disoccupazione, povertà educativa a livelli record, un contesto in cui la Procura è chiamata a svolgere un ruolo essenziale e in cui il Procuratore può fare la differenza.

Dalle associazioni che hanno partecipato al presidio di martedì è stata ribadita la necessità di difendere la Costituzione e l’assetto democratico del nostro Paese, messi in discussione dalle “proposte dell’autonomia differenziata e del premierato”. Proposte che – come ha detto Laudani – rappresentano uno slittamento della nostra democrazia verso una forma di governo autoritaria.

Non è la prima volta che a Catania si aspetta con apprensione la nomina del nuovo capo della Procura. Nel 2011 il Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno dei giudici a cui spetta la nomina dei procuratori, scelse di nominare un Procuratore esterno all’ “ambiente cittadino”, come avevano chiesto Salvatore Resca e l’associazione CittàInsieme. Al Consiglio Superiore della Magistratura e al Presidente della Repubblica era stato indirizzato un appello, firmato da diverse associazioni e da molti cittadini, che sollecitava la scelta di “una personalità che favorisca il riscatto civile della nostra città e che contribuisca a restituirle orgoglio e dignità”.

L’arrivo del Procuratore Giovanni Salvi, che univa alle capacità professionali “un assoluto distacco dalle vicende del potere catanese rappresentò, in effetti, una svolta per la città. La procura fu più presente non nei salotti ma in mezzo alla gente, aprendo anche un proficuo confronto con le associazioni cittadine. Vennero, inoltre, garantiti notevoli successi nella lotta alla mafia e una maggiore efficienza attraverso una significativa riorganizzazione degli uffici.

Quando, dopo quattro anni, Salvi lasciò Catania, ne prese il posto un procuratore aggiunto che con lui aveva lavorato, Carmelo Zuccaro, magistrato schivo, di grande serietà.

Adesso Catania è in attesa della nuova nomina. All’incertezza contribuisce il clima poco sereno nei rapporti tra governo e magistratura ma si avverte anche il peso dello “scandalo delle nomine” che, cinque anni or sono, ha coinvolto il CSM.

Sebbene la quinta Commissione, che ha competenza sulle nomine, abbia chiuso l’istruttoria lo scorso 9 aprile, solo mercoledì scorso, 22 maggio – dopo un lungo silenzio – è emersa l’indicazione di due nomi tra quelli dei vari candidati, un esterno, Francesco Curcio, procuratore a Potenza, e un aggiunto della procura catanese, Giuseppe Puleio.

La spinta da uscire dall’immobilismo può essere stata impressa dal gesto di rottura compiuto da Andrea Mirenda, relatore della pratica, che – nel giorno precedente – aveva abbandonato i lavori della Commissione dichiarando “devo prendere atto con estrema amarezza che, nonostante gli scandali che più è più volte lo hanno travolto, il Consiglio, immune ad ogni revisione critica del proprio passato, persevera in dinamiche che, quando non opache, appaiono sicuramente estranee alle regole procedimentali e di merito che ne disciplinano l’attività”.

Ci auguriamo che abbia avuto un peso anche la voce dei cittadini catanesi, i quali chiedono che “le nomine di tutti i vertici giudiziari siano sganciate dai giochi dei partiti e dalla logica spartitoria delle varie correnti”. Senza dimenticare che si tratta della prima nomina ‘di un certo peso’ fatta da quando è in carica l’attuale governo, una cartina di tornasole per capire come esso intenda muoversi e se (o quanto) intenda pesare nella scelta dei vertici delle Procure e degli alti gradi della Magistratura giudicante, anche in relazione alla riforma, ampiamente annunciata, della separazione delle carriere dei magistrati.

La difesa della Costituzione, più volte ribadita in questa circostanza, ci riporta all’evento di cui facciamo memoria in questi giorni e a cui fa riferimento la conclusione del Comunicato con cui Memoria e Futuro annunciava la sua adesione al presidio di giorno 21 in piazza Verga. “Domani saremo in piazza insieme alle associazioni che hanno promosso la manifestazione a Catania. Ma saremo in piazza anche il 23 maggio per difendere la nostra Costituzione e l’assetto democratico del nostro Paese. Ci sembra il modo più giusto per ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani”.

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