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Insieme per far vivere lo Studentato 95100 e il Consultorio Mi cuerpo es mio

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Sino al 5 dicembre scorso in via Gallo, era attivo lo Studentato 95100. Prima del 2018 (anno dell’occupazione) c’era uno stabile inutilizzato da decenni e in pessime condizioni. Chi lo ha occupato lo ha ripulito e abbellito, rendendolo fruibile per tante attività, di natura sociale e solidale.

Attività rivolte agli studenti per garantire il diritto allo studio ma anche tantissime iniziative sui più svariati temi e, in particolare, quelle legate al movimento femminista e transfemminista, che, anche a Catania, ha “rotto gli argini”, attraversando le strade della Città.

Alle 5 del mattino del 5 dicembre, la polizia ha fatto irruzione nei locali “sgomberandoli” e chiudendo, almeno per ora, questa esperienza. Un’esperienza che ha permesso di fruire di uno spazio costruito non in vista della speculazione e del profitto, ma per far vivere concretamente un’altra idea di socialità e condivisione. Farebbero, perciò, sorridere, se il contesto fosse un altro, le affermazioni del sindaco di Catania, Trantino, secondo cui gli occupanti avrebbero tratto guadagni dalle attività.

Lo sgombero colpisce, fra l’altro, l’attività del Consultorio Mi cuerpo es mio. Un’esperienza iniziata durante la pandemia e cresciuta nel corso del tempo. Una presenza, questa del Consultorio, particolarmente importante in una provincia come la nostra dove, invece che avere un consultorio ogni 22.000 abitanti, ce ne sono in tutto 13, quasi sempre sottodimensionati, sia rispetto alle figure professionali presenti, che alle strutture e ai macchinari necessari.

Evidentemente, chi ha sollecitato lo sgombero non valuta degne di nota queste problematiche, ritenendo che si possa fare a meno di una struttura che ha sempre lavorato in una logica di rete, indirizzando, quando possibile, le utenti verso le strutture pubbliche.

Un lavoro volontario svolto da ginecologhe, psicologhe avvocate e operatrici di “primo ascolto”, sia attraverso la rete, che in presenza, innanzitutto per ascoltare. Ascoltare chi: subisce violenza, domestica e non; non trova interlocutori per problemi linguistici (in un paese civile sarebbe istituzionalizzata in tutto “il pubblico” la presenza dei mediatori culturali); chi si scontra con il numero sempre crescente di medici obiettori di coscienza; chi non riesce a comprare l’RU486; chi incontra ostacoli, e talora subisce atteggiamenti giudicanti, rispetto all’interruzione volontaria della gravidanza, e si potrebbe continuare.

Al Consultorio tutte vengono ascoltate e, successivamente, indirizzate e/o accompagnate verso i servizi più opportuni. Così è stato per una donna argentina, segregata in Sicilia dal marito, che, grazie al Consultorio, è potuta ritornare, libera, nel proprio paese di origine, anche grazie alla collaborazione con Non Una di Meno di Roma, che si è fatta carico dei problemi burocratico-organizzativi e finanziari.

Così per le donne, almeno dieci, che hanno subito la cosiddetta “violenza ostetrica”, quattro delle quali, seguite dalle avvocate volontarie, hanno intrapreso un contenzioso giudiziario.

Con le stesse modalità sono accolte le donne che subiscono violenza, tante quelle di oltre 65 anni, così come tante le giovanissime. Innanzitutto supportate psicologicamente e seguite anche quando decidono di denunciare, spesso in collaborazione con il centro antiviolenza Galatea.

Prendiamoci cura, questo, se volessimo sintetizzare con uno slogan, il senso del lavoro e dell’impegno.

Un impegno che punta anche sulla prevenzione, con interventi nelle scuole, catanesi e non, per stimolare l’educazione sessuale e affettiva, ma anche per ragionare sul consenso, sul diritto a dire un no, che rimane no. Un lavoro di formazione, ma anche di autoformazione, in collaborazione con altri centri nazionali, come l’associazione Selene di Roma.

Ma anche la capacità di dare risposte concrete, come quando un’utente non riesce a districarsi nella macchina burocratica della sanità e il Consultorio fornisce le indicazioni necessarie per ottenere una prestazione.

Prima dello sgombero, normalmente da Lunedì a Venerdì avevano luogo da 3 a 5 appuntamenti, mentre le intere giornate di mercoledì e giovedì erano dedicate anche a chi si presentava senza appuntamento.

Ora, dopo lo sgombero, tutto questo non c’è più. E’ vero tante associazioni del volontariato catanese hanno messo a disposizione i loro locali per non fare interrompere questa esperienza, ma una Città civile, e attenta ai bisogni della propria popolazione, dovrebbe far di tutto perché il Consultorio torni a operare nella sua sede naturale.

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