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Teatro greco Siracusa, un bene da preservare o da consumare?

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Un contesto unico, estremamente suggestivo e carico di storia, il teatro greco di Siracusa, il monumento più famoso della città, costituisce da oltre un secolo lo scenario in cui vengono realizzate le rappresentazioni classiche, che attirano anche turisti stranieri di ogni parte del mondo.

Eppure il teatro soffre da anni una situazione di crescente degrado, nei confronti della quale bisognerebbe intervenire per evitare che il danno cresca in maniera esponenziale.

Lo sanno bene gli esperti, non solo locali, lo sanno gli archeologi della Soprintendenza, a cui spetta il ruolo di tutela, e il personale del Parco archeologico, diretto attualmente da Carmelo Bennardo, a cui compete il controllo della fruizione del monumento.

In concreto, poco e nulla si è fatto per avviare una stagione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, o di restauro e consolidamento.

Di recente, qualcosa sembra si stia muovendo. Soprattutto da quando il teatro greco è diventato anche una location prestigiosa e unica per spettacoli di tipo diverso da quelli classici, concerti musicali di noti e acclamati cantanti pop e rock. Eventi che hanno richiamato un pubblico molto numeroso ma hanno esposto il monumento a rischi ulteriori, legati ai numeri alti di afflusso e probabilmente anche alle emissioni sonore particolarmente elevate.

Un grido di allarme è stato lanciato da vari archeologi, ma anche dalla Consulta universitaria per l’archeologia del mondo classico e dalla Fédération internationale des associations d’etudes classiques, che hanno rivolto un appello al Governo nazionale, alla presidenza della Regione ed al sindaco di Siracusa. Sono state presentate anche una interrogazione parlamentare (Nicita, senatore Pd) e un esposto in Procura.

C’erano comunque delle questioni pregresse. Ad esempio quella relativa alla copertura lignea con cui i sedili del teatro vengono ‘protetti’ in occasione degli spettacoli. Non tutti concordano sul fatto che questa copertura serva a proteggere la cavea, qualcuno teme anzi che possa costituire un ulteriore fattore di rischio.

Oltre che all’impatto ‘umano’, il teatro è comunque esposto all’erosione determinata dalle acque meteoriche e dalla presenza, in atmosfera, di CO2 e di ossidi di azoto e anidride solforosa, che rendono acide le piogge e, nel lungo termine, ‘sciolgono’ il calcare rendendo la roccia di cui è composto il teatro, “cariata e alveolizzata”, come ha dichiarato il geologo Giuseppe Ansaldi.

Una valutazione scientifica che non ‘scioglie’ le preoccupazioni di chi vuole che il monumento venga maggiormente tutelato, considerato che – come sostiene l’archeologo Fabio Caruso – i danni prodotti dal calpestio (ed eventualmente dalle onde sonore) non fanno che aggiungersi a quelli dell’erosione meteorica ed eolica.

La Sovrintendenza di Siracusa ha autorizzato l’organizzazione degli spettacoli a condizione che fossero rispettate alcune prescrizioni: un rilievo fotografico prima del montaggio delle strutture lignee, il controllo di un archeologo specializzato nella fase dell’allestimento e poi dello smontaggio delle attrezzature, una relazione sulle operazioni compiute e sullo stato finale del monumento, “evidenziando eventuali danneggiamenti occorsi”.

Si è parlato anche di una relazione preparata da archeologi incaricati dall’impresario degli eventi, che avrebbero monitorato la situazione e assicurato “senza alcuna possibilità di smentita, che il pubblico e il suono dei concerti non hanno minimamente intaccato la salute del monumento”. Assicurazioni che hanno convinto poco chi si chiede come sia possibile monitorare le condizioni di una cavea nella fase in cui è ancora rivestita di legno.

Di recente, su La Sicilia, a firma di Massimiliano Torneo, è intervenuto il direttore del Parco, che ha negato la possibilità di condurre analisi del monumento “a teatro coperto” e ha dichiarato di aver fatto eseguire un “rilievo laser-scanner” prima del montaggio della copertura lignea e che ne sarà fatto un altro dopo lo smontaggio. Successivamente sarà effettuata una mappatura dello stato di conservazione. Una operazione che pare non sia stata mai fatta in precedenza.

Nel frattempo tre università sono state coinvolte per studiare lo stato di salute del monumento e gli interventi per salvaguardarlo. Hanno ricevuto incarichi il Politecnico di Torino, l’Università di Trieste e sta per riceverlo l’Università di Palermo. Ognuno di questi Atenei, con i loro specialisti, si occuperà di uno degli aspetti del deterioramento del bene.

Per la prima volta pare che si voglia fare sul serio. Ci auguriamo che sia davvero così e che non accada che, a spettacoli conclusi, la questione venga accantonata. Purtroppo gli interessi in gioco sono molti. Sugli spettacoli guadagnano in tanti, e non soltanto in visibilità e prestigio. Girano anche molti soldi. E sappiamo che, quando c’è la possibilità di fare cassa, gli interventi più impegnativi e complessi, sempre a lungo termine, vengono facilmente rinviati. Anche se sono necessari.

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