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Ex ospedale Vittorio, i cittadini denunciano un iter illegittimo

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Dopo il battage pubblicitario del presidente Musumeci sul Museo dell’Etna che verrà realizzato nel padiglione San Marco dell’ex Ospedale Vittorio Emanuele, le informazioni sull’utilizzo della struttura dismessa sono arrivate a spizzichi e brandelli.

Per adesso siamo stati messi al corrente che ben 16 edifici saranno demoliti in via definitiva, sette saranno mantenuti e riqualificati perchéritenuti di interesse storico-artistico, e l’area rimasta libera, di 40.000 metri quadrati, verrà destinata a parco urbano.

Non sappiamo ancora come si pensa di utilizzare le strutture che verranno conservate, Museo dell’Etna a parte.

Associazioni e residenti hanno espresso l’esigenza che vengano destinate a presidi sanitari territoriali, a servizo di un quartiere ormai abitato per lo più da anziani con difficoltà di spostamento.

Delle strutture sanitarie territoriali è previsto il potenziamento a livello nazionale e a questo sono destinati consistenti finanziamenti europei (anche, ma non solo, del PNRR) da utilizzare anche per strutture di nuova tipologia come gli Ospedali di Comunità e le Case della Comunità, pensati per fornire tutti i servizi sanitari di base e garantire ricoveri brevi per casi non acuti.

Utilizzare a questo fine alcuni padiglioni dell’ex OVE è una delle proposte avanzate nel documento “Un Progetto di Futuro per Catania presentato recentemente alla città. Una ipotesi che garantirebbe assistenza di prossimità alla popolazione e permetterebbe di utilizzare per scopi sanitari il padiglione Costanza Gravina, donato da privati con questo vincolo di destinazione d’uso.

Un dibattito cittadino su questo non c’è stato e non sembra profilarsi, avendo i nostri “politici del fare” la tendenza a presentare gli interventi quando sono già stati decisi nelle segrete stanze, senza che i cittadini possano partecipare alle scelte su come utilizzare gli spazi comuni.

Per adesso, a smuovere le acque ha pensato l’Osservatorio delle politiche urbane che ha presentato. in data 13 dicembre 2021, una richiesta al direttore generale dell’Assessorato Territorio e Ambiente relativa alle “opere di restauro e rifunzionalizzazione” del padiglione San Marco, destinato ad ospitare il museo dell’Etna.

L’opera, infatti, a parere dell’Osservatorio, non può essere realizzata senza la previa approvazione di un Piano Attuativo e di una variante al Piano Regolatore vigente, perché così prevede la legge regionale “per il governo del territorio” n.19, del 13 agosto 2020.

Sebbene l’Osservatorio avesse già segnalato, con una lettera del gennaio 2021, rimasta senza risposta, la necessità di redigere questo piano e di farlo approvare dal Consiglio Comunale, il suo richiamo all’osservanza delle norme è stata ignorato e l’iter ha proseguito il suo corso fino all’approvazione del progetto definitivo del Museo per un importo di 19 milioni di euro (determina 448/21 del Dirigente Dipartimento Regionale Tecnico).

Non si tratta di carte da riempire e bolli da aggiungere, la contestazione ha un senso molto preciso: denuncia la realizzazione di un intervento singolo, non inserito in un progetto di ampio respiro, dentro un programma di “rigenerazione urbana” che riguarda un’area di ben 9.000 metri quadrati, quasi il doppio dei 5.000 metri quadri entro i quali è consentito un intervento diretto, senza piano attuativo e senza obbligo di varianti (comma 3 dell’art.31 della legge regionale 19/2020).

Che l’area debba essere oggetto di una “programmata pianificazione” e che “gli edifici non interessati alla demolizione devono essere ripensati nell’ambito dell’intervento urbano con destinazioni compatibili con gli indirizzi della pianificazione vigente” è scritto, del resto, proprio nel DIP (Documento prelimiare di Indirizzo alla Progettazione) allegato al bando di gara.

Non risulta, tuttavia, che di tutto questo il Consiglio Comunale abbia discusso, tanto meno che abbia approvato una variante in proposito.

Nella sua nota, l’Osservatorio chiede quindi all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, che ha compiti istituzionli di vigilanza e controllo, di “ripristinare il corretto iter procedurale”, eventualmente annullando gli atti fin qui emanati e invitando il Comune a redigere un Piano Attuativo per l’area interessata.

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