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Shoah, Levi e Klüger diversi e affini

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L’obbligo morale di ‘dire l’indicibile’ ha segnato la vita di molti testimoni di uno degli eventi più tragici del ‘900, la Shoah. Su due di questi testimoni si incentra lo studio di Giuliana CacciolaGeneri della Memoria e Memoria di genere. Primo Levi, Ruth Klüger e la Shoah“, Bonanno Editore, presentato ad Acicatena lo scorso 11 aprile, nel ventisettesimo anniversario della morte di Levi.
Alla presentazione è intervenuto, oltre all’autrice e ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, Giuseppe Dolei, docente di Letteratura tedesca presso l’Ateneo di Catania.
“Se questo è un uomo” di Primo Levi e “Vivere ancora” di Klüger si possono definire due autobiografie, e di autobiografia e di memoria si occupa Cacciola in questo e in altri suoi saggi, una memoria difficile che deve fare i conti con l’istintivo bisogno di rimuovere ricordi, sentimenti che rimangono troppo dolorosi e conflittuali.
Il ‘dovere’ di non dimenticare si scontra infatti con il desiderio di non ricordare, un sentimento contraddittorio che accomuna tutti i sopravvissuti e si associa spesso all’angoscia di non riuscire a raccontare, a trovare le parole adatte.
È il caso di Primo Levi, che a volte nasconde dietro i “non so” e i “non ricordo” la volontà di diventare immemore, e “a furia di negarne l’esistenza, ha espulso da sé il ricordo nocivo”. Ma è anche il caso di Ruth Klüger, che scrive “avrei voluto che fosse un romanzo“, per dire “avrei voluto che tutto fosse inventato e non fosse successo a me quando ero bambina”.
L’utilizzo della letteratura per raccontare la Storia viene talora messo in discussione: alla letteratura viene infatti rivolta l’accusa di mancare di obiettività a causa della sua natura soggettiva. D’altra parte, la scienza storica viene biasimata per l’asetticità con cui elenca avvenimenti terribili, che non avrebbero altro modo di restare impressi nei ricordi dei posteri se non quello di penetrare nelle loro coscienze grazie alla forza di evocazione delle parole.
Giuliana Cacciola mette a confronto i due autori perché “attraverso i luoghi, i linguaggi e le immagini della memoria lo scrittore piemontese e l’autrice austriaca rappresentano due voci diverse per gender e origini, ma affini nel modo di scrivere”.
Entrambi gli scrittori infatti ripudiano il silenzio e credono nella forza e nell’importanza del Ricordo. Entrambi prendono consapevolezza della loro identità ebrea solo durante la prigionia. Entrambi rifiutano di essere catalogati come scrittori di campi di concentramento. Di entrambe le autobiografie, infine, i tedeschi sono i principali destinatari, fatto reso ancora più evidente, nel caso della Klüger, dalla scelta di scrivere in tedesco, la lingua madre che l’accomunava ai suoi persecutori.
Oltre le somiglianze, l’autrice mette in evidenza anche le differenze tra i due scrittori: mentre Primo Levi sentì la necessità di scrivere immediatamente dopo la liberazione e nel raccontare la sua esperienza cercò di mantenere un distacco emotivo, Ruth Klüger inizierà a scrivere solo quarant’anni dopo la fuga dal campo di concentramento, e nei suoi scritti prevarranno gli aspetti soggettivi e psicologici.
Ma perché esaminare queste autobiografie da una prospettiva di genere?
“Le testimonianze delle donne rivelano distintamente esperienze e riflessioni diverse da quelli degli uomini”, dice l’autrice. Difatti, sebbene il programma di sterminio riguardasse indistintamente tutti gli ebrei, uomini e donne subirono forme di oppressione diverse e vissero esperienze diverse durante la prigionia.
“In nessun’altra situazione come in guerra, i ruoli dei sessi sono così differenziati”, scrive Klüger. “A me sembra che se una donna scrive della guerra e del fascismo, sia assolutamente necessario che si lasci riconoscere in quanto donna. Per essere più chiari: gli uomini fanno la guerra […] le donne devono pagare poi per quella catastrofe.”
Continua Cacciola: “La singolare capacità femminile di fidarsi l’una dell’altra è, per la scrittrice ed ex-deportata, un elemento di straordinaria importanza, simbolo di protezione e di un ultimo brandello di umanità in quel luogo infernale.”
A chi non ha vissuto questa esperienza e vi si approccia dall’esterno, come la stessa autrice e come noi lettori, viene il timore di dire cose sbagliate e di offendere la Memoria nel tentativo di elogiarla. Per questo motivo l’autrice ha chiesto a Klüger: “Durante il nostro tentativo di onorare la memoria, cosa vorrebbe che noi dicessimo o non dicessimo per rispettare sia i sommersi che i salvati?”
La scrittrice austriaca ha risposto: “Il modo migliore per onorare la memoria dei defunti è fare tutto il possibile per attenuare le sofferenze dei vivi. Guardatevi intorno, vigilate sugli abusi relativi ai diritti umani, e non pensate che tutto il male sia avvenuto solo nel passato.”

3 Comments

  1. Ho letto lo studio della dott. Cacciola e l’ho trovato assolutamente illuminante. Mi ha permesso di rivedere il mio punto di vista sulla letteratura della shoah alla luce di considerazioni più profonde ed attente.
    L’autrice ha trattato questi due giganti letterari quasi in punta di piedi e con estrema delicatezza, riuscendo però ad imprimere un’impronta profonda e decisa su un punto di vista particolare che ha messo in evidenza la differenza di genere anche nell’espressione letteraria, oltre che nell’esperienza reale personale ed insieme collettiva.
    Consiglierei la lettura a tutti gli studenti, in particolare a coloro che apprestandosi all’esame di maturità, ricercano un tema innovativo. Il Lavoro di Giuliana Cacciola sarebbe un ottimo punto di partenza e sicuramente un testo che spinge alla riflessione!

  2. Ho letto lo studio della Dott.ssa Cacciola “Generi della Memoria e Memoria di Genere”, un testo chiaro che mi metteva ad ogni pagina che leggevo curiosità di andare avanti e di sapere. Il confronto che l’autrice fa tra Primo Levi e Ruth klüger mette in evidenza non solo gli stili diversi nei loro racconti ma anche le testimonianze di gender diverse, ma ,comunque, entrambi uniti nell’unico vero scopo: trasmettere ricordi. Come afferma la Klüger la finzione letteraria rischia di distanziare da colui che soffre lasciando spazio a invenzioni che potrebbero invalidare o alterare la realtà, la Dott.ssa Cacciola con il suo testo scrive le testimonianze di questi due grandi scrittori e vittime di una storia che non deve essere considerata solo come tale ma che deve essere da riflessione affinché discriminazione e violenza non possono e non devono continuare ad essere oggetto di Storia. Complimenti all’autrice e consiglio il suo testo a tutti coloro che amano le biografie, agli studenti e a chi magari sotto l’ombrellone non vuole leggere il solito romanzo.

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