Acqua, cibo, qualche capo di
vestiario. Chiusi in sacchetti di plastica, vengono ‘lanciati‘ da un gruppo di donne messicane ai migranti che transitano sul ‘treno della morte‘. Così “Las Patronas” danno il loro piccolo contributo per sostenere i giovani che lasciano i paesi poveri del Centro America e intraprendono un viaggio drammatico e con poche speranze di riuscita verso la ‘terra promessa’, gli Stati Uniti d’America.
Non solo il Mediterraneo, quindi, è la tomba di chi non ha speranza di futuro nel proprio paese e non solo l’Europa è la meta ambita che si spera di raggiungere, a costo di mettere a rischio la propria vita.
Ce lo ricorda la nostra amica Rosalba, che vive ormai da anni in Messico, e che ci propone un video in cui proprio loro, ‘Las Patronas‘, semplici donne del popolo, raccontano la loro esperienza, le loro difficoltà, la determinazione a continuare in questo impegno. Un impegno che ha permesso loro di diventare punto di riferimento di associazioni e iniziative anche individuali e per il quale hanno ricevuto, nel novembre dello scorso anno, il Premio Nazionale dei Diritti Umani.
Norma Romero, nell’accettare il riconoscimento a nome del gruppo, ha letto un lungo, intenso discorso, semplice ma profondamente critico nei confronti della politica messicana.
L’azione di queste donne è infatti non solo coraggiosa ma anche controcorrente rispetto a molti dei loro concittadini che non sono disposti ad aiutare, e talora nemmeno a tollerare, i migranti centroamericani.
Rivolgendosi, con coraggio, direttamente al presidente Enrique Peña Nieto, Romero ha messo il dito dentro una piaga della politica messicana: “le nostre autorità, e anche la nostra gente, agiscono nei confronti dei migranti che attraversano il nostro paese proprio come non vorrebbero che i messicani fossero ricevuti negli Stati Uniti”.
Appartenenti alla comunidad (contrada) “La Patrona”, cioè la Virgen de Guadalupe, e per questo denominate ‘Las Patronas’, anche in campo pastorale hanno dimostrato di essere anticonformiste.
Messe all’indice dalla loro parrocchia di appartenenza perché non realizzerebbero l’attività pastorale prescritta, collaborano con altri religiosi e con la organizzazione ‘Pastoral de la Movilidad Humana‘, tutti impegnati nel lavoro di solidarietà con i migranti. “Siamo Chiesa, però non ci dedichiamo a restare nel tempio, perché il nostro lavoro è qui”.
Ringraziamo Clara Ferri che ha sottotitolato per noi il video, in modo da renderlo più fruibile ai nostri lettori e a tutti gli italiani.
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