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Le Voragini di San Berillo

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“E’ vergognoso. Posso credere che nessuno li abbia visti? Non ci credo”.
Non vogliono vedere”.
Tra le bancarelle della fiera di Sant’Agata in corso Martiri della Libertà, questi i commenti di alcuni catanesi che, esterrefatti, osservano i buchi profondi trenta metri e larghi più di cento in cui sorgono le baracche.
San Berillo, prima cuore pulsante della città, poi baraccopoli popolata da comunità dell’Est europeo che, in condizioni disumane, hanno visto ogni giorno calpestare il proprio diritto alla dignità. Tre voragini in pieno centro. Catania osserva silenziosa e indifferente lo scempio che si consuma da decenni. Gli “abitanti delle voragini” stipati in baracche tra topi e immondizia, bambini che ballano e cantano in uno scenario raccapricciante, mentre la vita catanese continua frenetica la sua corsa.
“Qui dentro ti puoi sentire come una persona civile?” chiede Boian Angelov, bulgaro di 49 anni, in Italia da nove.
Con “Le voragini di San Berillo”, documentario scritto e girato dal regista Carlo Lo Giudice, Za Lab inizia un viaggio nell’universo Slum in Italia, nei contesti di marginalità geografica e sociale.
“Un video che -come spiega Lo Giudice ad Argo- rientra in un progetto più ampio che vuole  raccontare,  attraverso la storia di tre personaggi-limite (di cui uno è lo stesso Boian), in quale modo la città generi una condizione di obbligata sopravvivenza”.
Il documentario racconta la storia del quartiere, a partire dal suo ruolo nella Catania ottocentesca,  soffermandosi poi sullo sventramento che, dal 1956 in poi, fu messo in atto per far spazio ad un quartiere moderno. “Sessanta anni dopo, le voragini sono uno degli esiti di questa operazione di risanamento”.
Il quartiere è stato ricostruito solo in parte e, dalla metà del 2000, i buchi sono stati popolati da comunità bulgare, rumene e polacche. Il regista si accosta con delicatezza alle esistenze degli abitanti delle voragini per consegnarci uno spaccato di vita drammatico, attraverso la ricostruzione della storia di Boian e di sua moglie Sasha.

Sulle musiche di Boian scorrono immagini crude e autentiche, con le quali Lo Giudice racconta una vergogna che si consuma alla luce del sole. Dopo l’ultimo sgombero del 5 Aprile 2013, Boian e Sasha sono stati temporaneamente ospitati in una comunità evangelica. Altri sono tornati in patria, il Comune ha preferito pagare i biglietti dell’autobus per rispedirli in Bulgaria, piuttosto che offrire loro una possibilità di vita civile e dignitosa a Catania.
Loro non ci sono più. Le voragini sono ancora lì, quasi a raffigurare il vuoto patologico che segna il rapporto del catanese con la propria città: una mentalità individualista, incapace di progettare e pensare in ottica sociale. Voragini simbolo, dunque, di rimozione collettiva. Segno di una ferita ancora aperta, che nessun provvedimento di sgombero potrà ricucire.

LE VORAGINI DI SAN BERILLO from Za Lab on Vimeo.

2 Comments

  1. Cittainsieme e Cittalibera per tempo denunciarono l’ingiusto arricchimento di alcuni “spetti” che hanno fatto credere di subire un danno nel non avere costruito nel tempo a loro assegnato una volumetria doppia a quella permessa agli altri operatori in edilizia. Il Comune, sempre in mano ad ingenui, non ha saputo difendere i diritti e le tasche dei cittadini ed ha pagato una montagna di “risarcimenti” a tali “spetti” che , a peccare nel pensar male, hanno tutto l’interesse a simulare una continuazione del “danno” subìto e rimediare così alla lunga paralisi del mercato immobiliare.

  2. non riesco a capire come queste zone strategiche della città non vengano occupate in permanenza per essere destinate a parco. Si dovrebbe chiedere l’esproprio generalizzato di tutto il San Berillo. Fantasie ? Forse . Di mezza estate. Facciamo come i turchi che hanno lottato ed occupato un parco . Noi occupiomo quei terreni per farli diventare parco.

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