Qualcosa cambia all’Archivio di Stato di Catania e non parliamo solo dei lavori in corso che renderanno la struttura più accessibile alle persone con disabilità, visive e motorie (e non è poco!). Consideriamo un importante cambiamento anche l’attenzione al territorio, e l’apertura alle sue organizzazioni, portata avanti dalla giovane e dinamica direttrice Laura Cicola.
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 26 settembre, cittadini e associazioni locali sono stati invitati ad un momento di incontro e di confronto, in vista di eventuali possibili collaborazioni. Cicola e la sua collaboratrice archivista Metis Bombaci hanno accolto persone singole e gruppi, attivi sul territorio, per ascoltarli, conoscerne interessi e campo d’azione, soddisfare eventuali loro richieste o cercare con loro possibili modalità di fruizione del ricco bagaglio di documenti presenti in Archivio.
Anche se non in gran numero, persone e associazioni hanno risposto all’invito ed hanno avuto la possibilità di presentare la propria attività, facendola conoscere anche ai rappresentanti degli altri gruppi presenti. Ne è scaturito uno scambio di informazioni che può rappresentare l’inizio di un percorso a cui altri potranno associarsi e che può dare frutti interessanti.
Diversi i settori in cui operano le organizzazioni che hanno partecipato, dall’ambiente alla scrittura autobiografica, al recupero di parti dimenticate della memoria storica locale. Tutti temi che – come è emerso dal confronto – spesso si intrecciano tra loro.
A nome del Comitato che si batte per preservare gli Orti della Susanna a Cibali ha preso la parola Giovanni Miraglia, che “giocava in casa” essendo stato funzionario dell’Archivio. Ha raccontato come gli Orti, estesa area verde di grande valore ambientale, siano oggi, minacciati da progetti di speculazione edilizia e di cementificazione, che priverebbero la città di un polmone verde in grado di compensare, almeno in parte la carenza di cui Catania soffre. Il Comitato, che chiede di farne un Parco, mira anche a recuperarne il valore storico ed etno-antropologico, mantenendone intatte le opere idrauliche (saie, norie, gebbie) ed i muretti a secco realizzati quando gli Orti erano ancora utilizzati per attività agricole.
L’organizzazione di volontariato “Le stelle in tasca” è stata presentata da Orazio Valastro che ha spiegato come, attraverso laboratori di ricerca biografica, si stia costruendo un archivio della memoria e della immaginazione siciliana. Un archivio pensato non solo come deposito di documenti ma come patrimonio vivo in grado di incentivare anche – con premi internazionali – la produzione letteraria e poetica che racconta la Sicilia.
Per scongiurare il rischio che venga distrutto l’ultimo pezzo di scogliera preistorica catanese, riconosciuta anche dalla Regione come luogo della identità e della memoria, è nato il Comitato in difesa della Scogliera d’Armisi. Antonella Inserra, che ne è parte attiva, ha raccontato i motivi per cui il Comitato si oppone alla realizzazione di un porto turistico per mega yacht là che distruggerebbe fondali marini ricchi di biodiversità, costantemente ripuliti dalle sorgenti di acqua dolce affioranti dalle antiche lave. L’approdo per imbarcazioni di lusso cancellerebbe anche uno dei più antichi stabilimenti balneari del territorio, già attivo agli inizi del Novecento come “Bagni Liotta”.
L’associazione Casbah di Cibali, che svolge varie attività nel quartiere, ha dato spazio, di recente, ad una vicenda catanese dimenticata, l’accoglienza offerta dalla città, nell’immediato dopoguerra, a profughi dalmati e istriani, e successivamente a profughi dell’Africa orientale e della Libia.
La ricostruzione di questa pagina poco conosciuta della storia cittadina è avvenuta a partire da documenti rintracciati dagli archivisti dell’Archivio di Stato, che hanno invitato la città a contribuire all’arricchimento di questa memoria partecipando al percorso “Le storie che fanno Storia”, che rientra nel Piano dell’Offerta didattica ed educativa dello stesso Archivio.
Significativa è stata, all’incontro di sabato, la partecipazione di Giuseppe Smedile, un profugo dell’Africa orientale, arrivato a Catania all’età di cinque anni. Il suo intervento è stato incentrato sul recupero di una statua di san Benedetto, attualmente abbandonata tra i rifiuti, che pare fosse collocata sul timpano dell’edificio di via Casagrandi che fu la sede in cui vennero ospitati i profughi.
La presenza della statua, che – come ha riferito Smedile – appare di pregevole fattura, è stata già segnalata alla Soprintendenza. Si spera che venga recuperata e, possibilmente, ricollocata là dove si trovava.
La giornata di sabato dimostra che la collaborazione tra l’Archivio di Stato di Catania e le associazioni del territorio è, di fatto, già iniziata, con quali sviluppi si vedrà.
Chi opera per difendere e valorizzare la bellezza e la ricchezza del territorio, o per custodirne la memoria, può trovare in Archivio – come ha detto la direttrice in chiusura – le radici di cui nutrirsi. Una bella prospettiva che si apre, per chi era presente all’incontro e anche per chi non c’era ma potrà esserci.


