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Comune di Catania, il silenzio sul disavanzo

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municipio Catania

Scade tra una settimana, il 30 settembre, il termine per l’approvazione del Documento Unico di Programmazione (Dup) da parte del consiglio comunale. La votazione è stata calendarizzata, appena in tempo, per i giorni 26 e 29.

Qualche giorno prima, giorno 24, si dovrebbe approvare, con cinque mesi di ritardo, il bilancio consuntivo 2024, appena in tempo per evitare l’assurdo di dover approvare un documento di programmazione senza avere preso atto delle entrate e delle spese dell’anno precedente e quindi di un eventuale avanzo o disavanzo di amministrazione. Il bilancio consuntivo del 2024 avrebbe dovuto, infatti, essere approvato entro il 30 aprile 2025.

Una scadenza che non è stata rispettata, come altre volte è accaduto e come accade anche in altri Comuni. Tanto è vero che, nei mesi di maggio e giugno, dalla Regione arrivano a molti Comuni delle sollecitazioni affinché l’obbligo venga adempiuto. E, se le sollecitazioni non bastano, la Regione nomina un commissario ad acta che sostituisca gli organismi inadempienti fino all’approvazione da parte del consiglio comunale.

E’ proprio quello che è accaduto quest’anno a Catania, con una nota particolare che potrebbe far sorridere se non fosse il caso di allarmarsi. Ci riferiamo al silenzio in cui il commissariamento è stato avvolto, fino a quando non è stato inevitabile che se ne parlasse.

Il Commissario ad acta è stato, infatti, nominato il 21 luglio, ma i consiglieri non ne sono stati messi al corrente. Di più. Nella sua relazione annuale, del 6 agosto, il sindaco non ne ha fatto cenno, sebbene l’ente fosse commissariato già da 15 giorni.

Il consiglio ne è venuto viene a conoscenza solo il 13 agosto, quando il commissario ha scritto al Comune per chiedere la documentazione. E subito la Giunta ha provato a tranquillizzare: tutto a posto, il commissario ha apprezzato quanto fatto… Sul rendiconto, d’altra parte, in consiglio non c’è mai stato un dibattito. Quasi che la mancata redazione di questo documento fosse poco importante o che l’arrivo del commissario non fosse la prova di una inadempienza. Tanto, “così fan tutti”.

C’è da dire che, per Catania, la redazione del consuntivo 2024 non era semplice. Doveva, infatti, tenere conto della relazione finale dell’Organismo Straordinario di Liquidazione, che ha lavorato sulla gestione del dissesto per cinque anni, dal 2019 al 2023 con una proroga al 2024,. Dissesto ormai chiuso formalmente, ma forse non definitivamente superato.

La Commissione di liquidazione, facendo i conti, ha – infatti – evidenziato che ci sono ancora debiti non pagati per un ammontare di circa 170 milioni di euro. Un dato di cui il bilancio consuntivo non può non tenere conto, ma che è ulteriormente complicato da varie incertezze. Proviamo ad indicarne alcune.

Tra i creditori del Comune che non hanno accettato la transazione proposta dalla Commissione, ritenendola troppo penalizzante, c’è Banca Sistema, un banca che compra i crediti nella speranza di guadagnarci. E che ha fatto ricorso alla corte dei diritti umani europea (CEDU), che le ha dato ragione condannando lo Stato italiano a pagare l’intero debito, 120milioni di euro. Cosa farà lo Stato? accetterà di pagare i debiti di un’amministrazione che ha lo stesso colore del governo? O farà ricorso? Se lo Stato non accettasse di pagare e toccasse a noi pagare questo debito, senza rateizzazioni o dilazioni, sarebbero guai.

Altre incertezze sono legate alle somme ancora oggetto di contenzioso, circa 50 milioni di euro, tra cui c’è il debito con Sidra. Altro elemento critico è quello dei debiti fuori bilancio che, pur non essendo ancora saltati fuori, potrebbero essere già noti a chi di dovere.

Il Commissario, tuttavia, in meno di due mesi, ha redatto il documento che dovrà essere approvato giorno 24 ed è stato già discusso nelle commissioni.

Un bilancio che certifica l’esistenza di un disavanzo che dovrebbe essere coperto con i fondi accantonati per il pagamento dei debiti, 120 milioni circa. E con i fondi (15 milioni) che il governo ha garantito per 10 anni come “salva Catania”.

Ci salviamo, al momento, da una nuova dichiarazione di dissesto, ma non possiamo aspettarci che questa Amministrazione, per i prossimi anni, sia in grado di assolvere i suoi compiti fondamentali se non al minimo, o anche sotto il minimo. Con le inevitabili conseguenze sui servizi forniti ai cittadini, che di certo non miglioreranno.

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