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Non è mai troppo tardi. E’ nata la scuola del popolo

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“Non rilascerà diplomi ma potranno frequentarla gratuitamente giovani e anziani, italiani e stranieri. Potreste andarci con vostro nonno o con il vostro vicino di casa indiano. Un’occasione per socializzare e accrescere le proprie conoscenze”, stiamo parlando de la Scuola del popolo, un progetto promosso dalla Camera del Lavoro di Oristano su iniziativa di Ivo Vacca.

Il progetto, fatto proprio dalla FLC CGIL nazionale con l’obiettivo di stimolare la socialità, favorire il dibattito o la ripresa di percorsi culturali e di studio interrotti, oggi raggiunge un pubblico sparso in tutta Italia attraverso le cosiddette “pillole“, cioè brevissime video lezioni (in cui solitamente si esamina un aspetto, un concetto, un principio) appositamente elaborate da vari attivisti, soprattutto docenti in pensione, sparsi in tutta Italia, che vengono dapprima registrate sulle piattaforme dei social e successivamente inviate ai corsisti.

Questa esperienza di scuola popolare ha ricevuto anche il contributo di tre catanesi: Toti Cuccia, Francesco Giuffrida e Aldo Toscano.

La loro “pillola” (che pubblichiamo qui sotto) riguarda i Fasci siciliani, movimento popolare sviluppatosi, alla fine dell’Ottocento, tra lavoratori urbani, braccianti, minatori, artigiani, che rivendicavano migliori condizioni di lavoro e maggiore equità sociale. In particolare viene ricordato l’eccidio di Giardinello (PA), il primo atto di repressione del movimento, avvenuto il 10 dicembre 1893. Undici i morti, dodici le persone gravemente ferite.

Dopo la messa domenicale iniziò una manifestazione spontanea che si diresse verso la casa del sindaco. Abolizione delle tasse sui prodotti alimentari, scioglimento delle guardie campestri locali e il diritto all’acqua (le fontane del paese erano a secco perché l’acqua della Sorgente Scorsone era stata deviata verso il feudo del duca D’Aumale) gli obiettivi principali.
Non solo non ebbero alcuna risposta dal primo cittadino, ma dopo l’arrivo di rinforzi dai paesi vicini – carabinieri e bersaglieri – iniziò una cieca repressione.

Nel ricostruire il tragico episodio i nostri tre “maestri popolari” utilizzano anche una poesia del catanese Francesco Foti (1874-1934), di cui Argo si è già occupato (Fasci siciliani, una poesia, una cronaca, un film)

Foti fu poeta in Italiano e Siciliano ed amico di Mario Rapisardi, entrambi schierati con i Fasci dei lavoratori. Ne “L’ Eccidio“, questo il titolo della poesia pubblicata in Raggi di sole (1898), possiamo leggere: “Anco una volta, a chi CHIEDEVA PANE/ si diè, nequizia, il PIOMBO” ma, soprattutto, ricordiamo la drammatica invettiva finale: “E a tanto scempio, Civiltà latina, tieni in croce le braccia? O svergognata e lurida sgualdrina, vieni, ti sputo in faccia”.

Ecco la ‘pillola’ sull’eccidio

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