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Istituto Penale Minorile, fare teatro per invertire la rotta

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A porte chiuse, causa pandemia, è andato in scena lo scorso 28 dicembre, nell’Istituto Penale Minorile di Bicocca, lo spettacolo “Odissei”. Ancora una volta è stata l’associazione “La Poltrona Rossa” ad avere coinvolto alcuni giovani detenuti nel lungo percorso creativo di questo testo teatrale ispirato al mito classico.

Odisseo, re di Itaca, conclusa la guerra di Troia, vuole tornare in patria, disposto ad affrontare i pericoli e le avversità che ostacolano il suo cammino.

Lui è il re, e può decidere, ma i suoi uomini, gli “Odissei”, non possono scegliere la meta, cercano piuttosto le ragioni per continuare a vivere la loro vita difficile, su cui pesa dolorosamente il passato. Hanno fatto la guerra, portano il peso delle violenze, delle morti, dei saccheggi e adesso si fermano a riflettere.

Immedesimati in queste figure, anche i ragazzi hanno riflettuto come forse non avevano mai avuto occasione di fare, hanno scavato dentro di sé lasciando venir fuori la guerra che ognuno di loro ha combattuto. Come novelli Telemaco hanno messo a fuoco il problema del rapporto padre – figlio, hanno discusso tra loro del viaggio e della nostalgia, della famiglia con tutte le sue contraddizioni, delle leggi e della loro funzione, del coraggio e della speranza che servono per vivere.

Hanno anche contribuito alla stesura della scenografia che si è arricchita di alcune loro improvvisazioni e di brevi contributi scritti in cui esprimevano paure, sogni, speranze.

Come dice in scena lo stesso Omero, siamo tutti Odissei in cerca di una direzione, di una rotta: ecco perché il sipario si è aperto su un scena vuota, in una dimensione fuori da ogni tempo e da ogni luogo.

Fondamentale è stato il percorso di preparazione, significativo per tutti i ragazzi, tra cui inizialmente cinque stranieri, anche per quelli che non hanno potuto completare l’iter fino alla performance finale perché sono, nel frattempo, andati via dalla struttura.

Imparando a conoscere la storia di Odisseo e dei suoi compagni di avventura, e ‘giocando’ ad impersonarli, i giovani reclusi hanno anche scoperto di poter fare cose belle, hanno acquistato (o riacquistato) fiducia in se stessi, hanno stupito con la propria bravura il loro ristretto pubblico, in particolar modo i genitori che li hanno potuti apprezzare da un insolito punto di vista.

A rendere possibile la realizzazione dello spettacolo sono stati, a vari livelli, tutti gli operatori dell’Istituto, dalla dirigente Letizia Bellelli, che ha sostenuto con entusiasmo il progetto, alle educatrici, alle guardie penitenziarie. In particolare è stata coinvolta la referente delle attività teatrali, l’educatrice Laura Avellino che, oltre a partecipare al lavoro preparatorio, ha anche recitato nell’unico ruolo femminile, quello della rassicurante dea Atena.

Ha avuto un ruolo in scena anche il mediatore culturale Abdul Jouairi, mentre dietro le quinte, così come nella complessa fase preparatoria, proseguiva l’impegno di Agata Schillaci, Salvo Reale e Angelo d’Agosta de ‘La Poltrona Rossa’, che hanno messo in campo le proprie competenze per arricchire la costruzione dello spettacolo, di cui è ideatrice e regista l’infaticabile e creativa presidente, Ivana Parisi.

L’attività teatrale è ormai ritenuta, nei luoghi di detenzione, uno degli strumenti più validi sia per costruire un ponte tra l’interno e l’esterno del carcere sia, soprattutto, per offrire ai reclusi l’opportunità di compiere un viaggio interiore.

Non una semplice esperienza di intrattenimento, quindi, ma uno “strumento che consente al detenuto di riappropriarsi della propria vita”, come ha detto il presidente della commissione ministeriale per l’innovazione del sistema penitenziario, e docente di Diritto Costituzionale, Marco Ruotolo.

I numeri, d’altra parte, parlano di diminuzione di tasso di recidiva per i detenuti che hanno svolto attività artistiche e culturali, in particolare teatrali. Non a caso è in corso, alla Camera dei Deputati, l’esame di una proposta di legge per promuovere e sostenere le attività teatrali negli istituti penitenziari.

E l’istituto di Catania si dimostra, ancora una volta, all’avanguardia nei suoi progetti educativi.

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