Si chiamava Liliana Caruso e aveva solo 28 anni quando è stata uccisa dalla mafia. Una storia questa, raccontata su Repubblica da Turi Caggegi nel ’94 e poi ripresa nel sito ‘Vittime della mafia, per non dimenticare’, che ha creato un archivio per ricordare sopratttutto i “tantissimi di cui ogni anno passa inosservata la ricorrenza”.
La storia raccontata ieri, dieci luglio, è quella -come spesso scrivono i giornali freddamente- di una vendetta trasversale, ed è accaduta proprio a Catania.
La colpa di Liliana era quella di essere la moglie di un pentito e di non essersi prestata a ordire una trappola che spingesse il marito a interrompere la collaborazione con la giustizia. Anzi, lei mise in guardia il suo uomo che anche dopo continuerà sulla strada della collaborazione.
I killer – quattro – la raggiunsero in pieno centro, in via Garibaldi, mentre stava facendo la spesa, in salumeria. Alla mafia non bastò. Pochi metri più in là, uccisero anche la madre della giovane donna, Agata Zucchero.
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