“L’omicidio di Mauro Rostagno sarebbe stato deciso ed eseguito da capimafia trapanesi. L’inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l’agguato la sera del 26 settembre
1988, uccidendo così il giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman”, si legge sul Corriere on line del 23 maggio 2009.
Tanti depistaggi dopo il delitto, mille voci sulla possibile natura dell’omicidio, persino gli amici e i collaboratori di Rostagno indicati pubblicamente tra i possibili mandanti. Un “film” che puntualmente si ripete: Peppino Impastato e Giuseppe Fava non erano stati trattati diversamente.
Oltre venti anni per avvicinarsi alla verità, un tempo insopportabilmente lungo che, di per sé e al di là degli esiti processuali, non potrà farci dire: “giustizia è fatta”.
Eppure, visto che Rostagno, da una piccola televisione locale, puntualmente e caparbiamente denunciava le malefatte delle cosche trapanesi non sarebbe stato difficile indirizzare correttamente le indagini. Infatti, come abbiamo imparato dai tanti, troppi delitti di giornalisti, la mafia non sopporta di “finire in prima pagina” e quando non trova editori compiacenti, pronti a zittire i loro redattori, pensa lei direttamente a tacitarli.
Scheda
Mauro Rostagno, laureato in Sociologia nell’ Università di Trento, è stato fra i fondatori e i dirigenti dell’organizzazione di estrema sinistra Lotta Continua. Dopo lo scioglimento di L. C. (alla fine del 1976)
fonda vicino Trapani la comunità “arancione” Saman, che successivamente verrà trasformata in comunità terapeutica per persone tossicodipendenti. Intorno alla metà degli anni ottanta inizia a lavorare per l’emittente televisiva Radio Tele Cine. Il 26 settembre del 1988 viene ucciso in un agguato mafioso.
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