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Corso Martiri: sì a un progetto per Catania, no a nuove speculazioni

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PRG Piccinato, stralcio San Berillo

L’appuntamento è per domenica 4 ottobre alle ore 17.30 in piazza Falcone, di fronte alla chiesa del Crocifisso della Buona Morte, per discutere su cosa la cittadinanza vorrebbe fare di Corso Martiri della Libertà, non solo delle fosse che sono da settanta anni una vergogna irrisolta ma di tutta l’area che si estende da piazza della Repubblica a piazza Giovanni XXIII, su cui si affaccia la stazione ferroviaria.

A promuovere l’iniziativa è Marco Cutispoto, giovane urbanista catanese tornato nella sua città dopo aver studiato in vari atenei italiani. Cosa vogliamo che divenga quello spazio allungato che anche l’architetto Piccinato, autore del Piano Regolatore cittadino tutt’ora vigente, aveva rinunciato a pianificare?

Un po’ di Storia

Neanche volendo, del resto, avrebbe potuto. Come scrive Maurizio Palermo nel suo saggio “Il ballo del mattone” (Lunaria 2024), quando il Piano venne redatto erano già iniziati i lavori di sventramento previsti dalla legge regionale speciale n.13 del 25 giugno 1954 sul “risanamento di San Berillo”.

Una legge speciale che andava incontro ai desiderata dell’Istica, l’Istituto nato proprio in funzione di questo risanamento e che compare come suo esecutore “ben cinque anni prima di essere formalmente individuato come concessionario dell’opera dal Consiglio Comunale” (Palermo, pag 99).

La maxi speculazione condotta a San Berillo si mostra subito come studiata e organizzata da tempo sulla base di interessi e connivenze che legano partiti nazionali (la DC allora dominante) ed élite locali, amministratori, imprenditori, azionisti di banche, professionisti (dagli ingegneri agli avvocati), del tutto indifferenti ai diritti dei residenti di quel quartiere di cui si sottolineavano gli aspetti “malfamati” ignorandone deliberatamente la vitalità commerciale e produttiva (scarpe, vetrerie, sedie, mattonelle…).

Era già convenuto che ad eseguire lo sventramento fosse l’Istica, nonostante il piano economico finanziario fosse poco chiaro, nonostante venisse chiesto al Comune un contributo esorbitante senza renderlo partecipe degli utili, nonostante si levassero voci critiche, da quella del docente di estimo Nino Zizzo a quella dell’ingegnere Giuseppe Mignemi che, nella funzione di collaudatore, aveva individuato aspetti illeciti e proposto al Comune la risoluzione del contratto. Il caso di Mignemi fece scalpore perché l’ingegnere denunciò alla magistratura, venne querelato e si fece un mese di carcere prima di essere assolto, ma ottenne la condanna in primo grado di sindaco e altri amministratori e persino dell’ad dell’Istituto, annullata però nel giudizio d’appello.

In realtà la spinta speculativa si era esaurita, anche per la saturazione del mercato edilizio. Dalla fine degli anni Sessanta, l’iniziativa era passata nelle mani degli avvocati: richieste di penali da una parte e di indennizzi dall’altra, giudizi arbitrali, richieste di risarcimento al Comune avanzate anche dalla società Cecos che aveva acquistato parte dei lotti. E intanto una prima ed una seconda legge integrativa provvedevano a prorogare i termini ormai scaduti della convenzione del 1956.

La subordinazione delle giunte comunali

Il Comune si è sempre mostrato irresoluto, c’è stato sempre un sindaco o un commissario straordinario pronto a sottoscrivere nuovi accordi con i proprietari delle aree, nonostante – ad esempio – che, tra il 2005 e il 2008, sia i Tribunali Amministrativi (Tar e CGA), sia l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, sia il Collegio di Difesa del Comune avessero ritenuto il piano di risanamento non più operante. La convenzione con i privati è stata prorogata fino al 2032 dal commissario Portoghese, e non è stata mai messa seriamente in discussione nonostante le inadempienze dei proprietari rispetto agli impegni presi. Ed è mantenuta in vita anche adesso che i proprietari non sono più gli stessi, essendo subentrata una nuova società che fa capo al commercialista palermitano Giancarlo Ciacciofera.

Ancora una volta, come già dovette fare Luigi Piccinato sessant’anni fa, nel nuovo piano regolatore generale che ci dicono essere in fase di elaborazione, si dovrà perimetrare l’intera area ricoprendola con una macchia bianca che fa riferimento alla convenzione del 2012. La storia si ripete: la proprietà continua a condizionare pesantemente lo sviluppo della città.

L’ultimo progetto

Con un certo battage pubblicitario e una seduta apposita del Consiglio Comunale, qualche giorno fa è stato presentato il nuovo masterplan dell’architetto Marco Casamonti, in sostituzione di quello di Mario Cucinella del 2012, che a sua volta rimpiazzava quello dello Studio Fuksas.

Inutilmente è stato ribadito da vari esperti, anche in occasione di pubblici eventi, che “qualunque ipotesi di utilizzo di quelle aree libere può scaturire solo da un nuovo progetto urbanistico. Un progetto da approvare con le procedure di legge, vale a dire con il coinvolgimento del Consiglio comunale”.

Nell’invito all’assemblea di domenica, diffuso mediante una Nota per la stampa, oltre che sui social, Cutispoto non entra nel merito della validità della convenzione. Si occupa dei contenuti e propone “un ragionamento collettivo su un’alternativa concreta: un’infrastruttura verde progettata come dispositivo antisismico sul modello del disaster park giapponesi”. Un parco che avrebbe una duplice funzione: “garantire un’area di raccolta strategica in caso di evento sismico di grande entità e restituire alla città una vasta superficie verde, utile a contrastare ondate di calore sempre più intense, oltre a dotare la città di uno spazio pubblico aperto al tutta la collettività”.

Una visione che contrasta con lo spirito del progetto Casamonti, che – su suggerimento dell’Amministrazione – ha dichiarato di aver ridotto le volumetrie destinate al commercio per realizzare soprattutto strutture alberghiere, parcheggi sotterranei e un grande centro congressuale. Edificazione a tappeto, quindi, niente verde e servizi pensati per i turisti in transito, possibilmente alto-spendenti, piuttosto che per chi abita la città.

La proposta di Cutispoto ha il pregio di aver individuato anche l’ente che potrebbe finanziare un parco che funzioni anche come area di raccolta antisismica: la protezione civile sia nazionale sia regionale.

A porsi il problema della convenzione, vale a dire dell’accordo con i privati da cui il Comune non ha l’intenzione e forse neanche la forza di recedere, sono invece i Comunicati diffusi da CittàInsieme, unitamente ad altre associazioni, e da Volerelaluna.

Quello di CittàInsieme è un documento scritto tutto sul filo dell’ironia, gradevole a leggersi anche se impietoso nei contenuti. Il tocco di leggerezza con cui è scritto può confondere il lettore, apparire poco incisivo nella denuncia e poco adatto ad un tema così complicato e spinoso.
Si ironizza sui colori e sul valore quasi terapeutico ad essi attribuito da parte dei progettisti, sui tempi di realizzazione lasciati nel vago dall’imprenditore perché “dipendono da tanti fattori, non solo da noi”, sulle incertezze relative a possibili, imprecisati “altri primari attori”, sull’uso di tempi coniugati al futuro e al condizionale, “il miglior contributo alla sfiducia dei cittadini”.

Rivolgendosi al Sindaco, CittàInsieme e le altre associazioni passano ad un tono più diretto e chiedano “che l’Amministrazione comunale smetta di aspettare e faccia cadere la Convenzione, piena di obblighi che le precedenti proprietà non hanno adempiuto e che il subentro non cancella”.

Il passaggio successivo è forse meno chiaro ma non meno importante. “Libere da quel vincolo, le aree tornerebbero prive di disciplina urbanistica”, ragione per cui – come abbiamo già spiegato – si potrebbe/dovrebbe elaborare un nuovo piano urbanistico. Quanto al valore delle aree, c’è un riferimento alla richiesta, avanzata tempo fa dal Sindaco alla Regione, di un finanziamento di duecentocinquanta milioni, cifra assolutamente sproporzionata rispetto al valore di un’area che i nuovi proprietari pare abbiano acquistato per circa 10 milioni.

CittàInsieme chiude proponendo anch’essa la realizzazione di un parco, “un grande parco urbano di oltre 6 ettari” che contribuisca a dare alla città il verde di cui è gravemente carente. E con il quale, finalmente, “possa calare il sipario sul più grande scempio urbanistico e sociale perpetrato nella nostra città”.

L’associazione Volerelaluna non avanza una propria proposta ma analizza – nel suo documento – il progetto Casamonti mettendo l’accento sugli obblighi che l’attuale convenzione (quella del 2012) pone a carico dei privati.

Obblighi che, con il nuovo progetto, sembrano destinati a sparire per esaltare un modello di sviluppo ormai anacronistico fatto di cemento, consumo e impermeabilizzazione di suolo. Con l’Amministrazione che asseconda perchè i proprietari non devono essere infastiditi.

Gli spazi pubblici, ad esempio. Il progettista spiega che non è importante che siano proprio pubblici: basta che siano pubblicamente fruibili. “Ecco che gli spazi verdi, che nella convenzione si prevede debbano essere realizzati a spese dei privati e ceduti gratuitamente al Comune, potranno essere sostituiti dalle corti interne degli isolati, che rimarranno private ma liberamente attraversabili e saranno zone d’ombra che, ci dicono, sostituiranno il verde” scrive Volerelaluna.

E ancora, “Scompare dalla zona di intervento proprio l’area su cui si concentrano gli obblighi che comportano un onere economico per i privati”, quindi niente più parcheggio multipiano e niente garanzia fideiussoria prevista dalla Convenzione.

La convenzione si può certo modificare – conclude l’associazione – ma soltanto con accordo fra le parti, e una delle parti è il Comune che quindi può dire la sua “per evitare che i privati ricevano un regalo ingiustificato e ingiustificabile, con grave danno per l’erario comunale”.

Un pubblico confronto

Domenica 4 ottobre ci auguriamo che molti accettino l’invito di Cutispoto ad un pubblico confronto, portando a conoscenza della città anche altre eventuali proposte (a questo link quella di Sinsitra Italiana) e richiamando l’Amministrazione al proprio dovere istituzionale di difesa dei diritti di tutti i cittadini, soprattutto dei più fragili.

Leggi il Comunicato di CittàInsieme (e altri), il documento di Volerelaluna, e la Nota Stampa di Marco Cutispoto

2 Comments

  1. C’è un dettaglio che, forse, non è un dettaglio (cit. L. da Vinci): la Società Generale Immobiliare, che rappresentava la quota di maggioranza della società Istica che aveva cofondato ai fini della gestione dei fondi per la ristrutturazione urbana (leggi sventramento) del quartiere San Berillo (prima espansione extra moenia di Catania post 1693 interamente abusiva a iniziativa della proprietà aristocratica dei terreni a cavallo tra 7 e 800), era in quegli anni il principale braccio finanziario e immobiliare del Vaticano.

  2. Da semplice cittadino che abita il quartiere da tanto spero che la riqualificazione di Corso Martiri della Libertà sia fatta e gestita dal “privato”. Il cosiddetto “pubblico” dovrebbe controllare non ci sia solo speculazione ma finalmente la realizzazione di qualcosa di bello oltre che utile per la cittadinanza.
    Il degrado della zona si risolve facendo ciò che può essere realistico fare e non con proposte varie che lasciano sempre presagire la continuazione dell’immobilità.
    Avrei gradito che per una volta le associazioni di quartiere avessero mostrato la disponibilità a collaborare con chi vuole trasformare quelle fosse ormai ricettacolo di rifiuti in qualcosa d’altro.
    Secondo me solo attuando una sinergia collaborativa dei vari soggetti che vogliono una soluzione contro l’abbandono delle aree interessate potrebbe portare a qualcosa oltre le chiacchiere.

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