Da 500 a 383 euro, così è stata ridotta la Carta Docente, presentata a suo tempo, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, come un bonus annuale destinato agli insegnanti per sostenere la formazione continua e l’aggiornamento professionale. Una riduzione determinata dalle tante cause vinte dai docenti precari, ai quali era stato negato questo bonus. Da qui la soluzione: la somma totale destinata alla Carta rimane invariata ma, essendo aumentata la platea degli aventi diritto, a tutti tocca una cifra più bassa.
Una questione non fondamentale, ma che la dice lunga sull’attenzione riservata dai governi, e da questo governo in particolare, al mondo dell’istruzione.

Un’occasione per ragionare sulla “salute” di questa Istituzione fondamentale, sui suoi limiti e sulla possibilità di interromperne il declino, culturale e sociale, i cui costi sono/saranno pagati dall’intero Paese, sarà offerta dalla proiezione del film “D’Istruzione Pubblica”. Scritto e diretto da Mirko Melchiorre e Federico Greco, verrà proiettato a Catania al cinema King (via De Curtis, 14) mercoledì 18 Marzo alle ore 21.00.
A proporlo alla città sono l’Associazione comunista “Olga Benario”, il circolo “G. Centineo” del PRC, i COBAS Scuola, Generazioni Future, Multipopolare, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, l’USB Scuola.
L’obiettivo che si propongono è quello di rilanciare la prospettiva di una scuola pubblica statale qualificata e di massa, stimolando una riflessione ed aprendo un dibattito che inizierà con un momento di confronto, subito dopo la proiezione.
“In questo film-documentario docenti, filosofi, esperti italiani e internazionali spiegano il processo lento ma continuo – scrivono gli organizzatori della serata – che ha portato le scuole a somigliare alle aziende. Un processo di distruzione che viene da molto lontano: dagli Stati Uniti di fine Ottocento, passando per l’Unione europea degli anni ’90 e infine dalle cosiddette riforme, a partire da quella dell’autonomia di Bassanini e Berlinguer”.
In particolare, l’autonomia scolastica, introdotta dalla legge 59/1997 e attuata dal DPR 275/1999, ha affidato alle singole istituzioni il compito di adattare l’offerta formativa (termine sicuramente più adatto per un esercizio commerciale) ai bisogni del territorio e alle richieste degli “utenti”. Rimettendo, di fatto, in discussione l’unitarietà dei processi culturali e formativi che, secondo la Costituzione, dovrebbero rimuovere gli ostacoli e garantire a tutti gli strumenti per elaborare un pensiero critico, invece di formare “ingranaggi per il mercato”.
Oggi si promuove, invece, l’addestramento alle cosiddette competenze, a sfavore della ricerca e dello sviluppo dello spirito critico, proprio della scuola delle conoscenze.
Con metodo e meticolosità, i registi dimostrano come questo progressivo smantellamento sia stato frutto di un’opera bipartisan, con responsabilità sia della destra sia della sinistra. Da qui la scelta di dare voce a chi nei luoghi di studio resiste ogni giorno e continua a ritenere la scuola un diritto, sancito appunto dalla Costituzione, piuttosto che un servizio. E non rinuncia a credere che la scuola debba tornare ad essere un “ascensore sociale”.

