“Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”, queste le lungimiranti e rassicuranti parole, di fronte all’ondata di caldo che ha attraversato e continua ad attraversare il nostro Paese, pronunciate dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Come scrive il Fatto Quotidiano: “La Russa probabilmente si vede spaparanzato su una sdraio in una spiaggia con uno spritz in mano. Ma la temperatura, ai Caraibi, raramente sale oltre i 30° – 31°C, è molto umido, ma sopportabile e di solito piacevole – altrimenti la gente non ci andrebbe in vacanza. E’ un clima che non ha nulla a che vedere con le vampate di calore che ci arrivano addosso oggi in Italia”.
Nel frattempo Giovanni Spada, sindaco di Rosolini (SR), come ricorda il Corriere Elorino il 3 settembre “ha firmato l’ordinanza che rinvia l’apertura di tutte le scuole. Temperature ancora troppo elevate ed edifici scolastici non climatizzati. Si rientra in aula lunedì 21 settembre. Un rinvio che, spiega il sindaco, permetterà operazioni di disinfestazione e decoro in tutti gli edifici scolastici”. Di provvedimenti simili si sta discutendo in tanti comuni, soprattutto del centro-sud.
Il Ministro dell’Istruzione, Valditara, ha ricordato che: i calendari scolastici sono decisi a livello regionale, sono necessari almeno 200 giorni di scuola, tocca agli enti locali la gestione degli immobili e che il governo ha investito per migliorare gli ambienti scolastici. In effetti, il contributo del governo per il piano emergenziale sembra essere di 20 milioni di euro, che, utilizzati su circa 350.000 aule statali, destinerebbero meno di 60 euro a classe, una cifra utile, al massimo, per comprare un ventilatore.
Certo, il governo ha stanziato 300 milioni di euro per il “”Piano Estate 2026″, con l’obiettivo di mantenere le scuole aperte per attività extrascolastiche, ma non si tratta di fondi utilizzati specificamente per la climatizzazione.
Come il ministro, anche l’assessore regionale siciliano all’istruzione, Mimmo Turano, scarica la responsabilità sugli Enti Locali (che hanno evidentemente gravi colpe), e si è detto non disponibile a modificare il calendario scolastico (non si arriverebbe a svolgere i 206 giorni previsti in Sicilia). Bontà sua, comunica che sta già pensando ad un piano straordinario.
Per carità di patria, evitiamo di ragionare su quei politici, per esempio molti consiglieri comunali palermitani, che, dopo i fallimenti acclarati durante la pandemia, ripropongono la cosiddetta Didattica a Distanza. Dimostrando, anche, di non essere consapevoli della quantità di acqua necessaria per produrre l’energia, con le evidenti conseguenze sulla “salute dell’ambiente”.
E’ compito, invece, dei responsabili degli enti locali, in situazioni di emergenza e pericolo imminente, emettere una eventuale ordinanza di chiusura temporanea. Come è capitato nello scorso anno scolastico, quando, in conseguenza di allerta meteo, sono state più volte sospese le attività didattiche nelle scuole catanesi di ogni ordine e grado.
In sostanza, siamo alle solite, piove (magari!) sul bagnato. Il caldo eccezionale aggrava ovviamente i problemi, ma l’allarme deriva innanzitutto dalla drammatica situazione dell’edilizia scolastica, che è il vero nodo da affrontare.
Solo l’11% (altri studi indicano il 7%) degli istituti italiani, infatti, è dotato di sistemi di climatizzazione, molti Istituti non nascono specificamente come luoghi di studio, oltre il 50% delle scuole è stato costruito prima del 1976, quando il tema del riscaldamento globale era se non sconosciuto, profondamente sottovalutato.
Cosa fare, quindi, per garantire il diritto allo studio in condizioni adeguate? Il principale riferimento normativo è il Decreto Legislativo 81/2008, che tutela la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. A scuola, quindi, occorre garantire condizioni microclimatiche adeguate per studenti e personale.
Confrontando le condizioni reali delle aule con i parametri di comfort definiti da enti come l’INAIL e il Ministero della Salute, la temperatura consigliata per le attività scolastiche nei mesi estivi è tra i 24°C e i 26°C, mentre l’umidità dovrebbe essere fra il 50 e il 60%. In inverno, l’intervallo raccomandato è tra i 19°C e i 22°C. Pensando alle nostre strutture scolastiche sembra fantascienza.
Tocca al Dirigente Scolastico, in quanto datore di lavoro pro tempore, supportato dai responsabili per la sicurezza, la valutazione complessiva del microclima, che include temperatura, umidità, ventilazione e irraggiamento. Con particolare attenzione alla presenza di soggetti, per età e/o patologie, fragili.
Forse, solo una maggiore attenzione, una reale assunzione di responsabilità e la disponibilità a denunciare le colpe e le disfunzioni della politica, a tutti i livelli, da parte delle comunità scolastiche può rompere questo circolo vizioso ed evitare di ritrovarci nei prossimi anni nella stessa situazione odierna. Ma occorrono coerenza e coraggio, altrimenti, come sempre, di fronte all’emergenza, che non è più tale, qualcuno proporrà l’ennesimo piano straordinario, adatto per mascherare l’impegno che non c’è, del tutto inutile per garantire il diritto allo studio.
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Mi viene da pensare alle scuole del Nord; ma ne esistono senza riscaldamenti?
Vorrei sapere quale scuola catanese ha attuato questo "Piano estate 2026".
Inoltre ogni evento anche prevedibile ( cenere vulcanica ,estate torrida e con un tasso di umidità elevata, piogge torrenziali , frane per dissesto idrogeologico) sono sempre affrontati in chiave emergenziale. Sono solo tappa buchi.!!!!. La politica ,quella seria : Studia, programma,investe ,ascolta i territori e si avvale di esperti nei vari settori e agisce non per favorire gli amici e i parenti,ma la Collettività. Ma questo è un altro mondo!!!!!!
Sì! Fa troppo caldo e i bambini soprattutto ne soffriranno, La Russa dice che va bene, tanto lui a scuola non ci va (e non credo ci sia mai andato!)
Va bene. Ma ora, per questo anno cscolastico che avrebbe dovuto iniziare il 15 settembre, cosa si pensa debba essere fatto? Imporre ai bambini di soffrire ed odiare la scuola? Agli adolescenti, fascia d'età per definizione a rischio, lo stesso? Ai professori, personale ausiliario e dirigenti di lavorare in condizioni sia di disagio personale, che di disagio da governare? A me appare di buon senso non aprire le scuole prima del 15 di ottobre. Pertanto rivisitare il calendario scolastico eliminando tutte le vacanze non indispensabili, comprese le gite scolastiche anche se apportano contributi integrativi alla didattica. Impostare un programma di ospitalità in co-working, magari concentrando discenti in età di non-autonomia figli di lavoratori dipendenti vincolati e senza familiari disponibili per supportarli, senza denaro per baby sitter. Li si potrebbe radunare in locali climatizzati per svolgere attività o scolastiche o para-scolastiche, o scolastiche in verticale = scolari di età differenti fra loro e quindi di alfabetizzazione differente. INTANTO attivare i processi di implementazione del controllo climatico (dall'isolamento degli edifici aggiunti prefabbricati, agli interventi per determinare i moti convettivi dell'aria in ogni locale, agli spruzzi d'acqua sulle coperture impermeabilizzate per favorire il raffreddamento da evaporazione dell'acqua, come fanno in India. Ancora, reperimento immediato di pompe di calore di potenza adeguata al volume delle aule con procedure privilegiate il più veloci possibile ( il che vuol dire lavori impiantistici e murari insieme: scassi e ripristini). Le aziende voraci? L'implementazione del controllo dell'antimafia e dell'ASP su tutto e a rotazione sotto la vigilanza della magistratura incaricata di compiti supplementari da rintraccaire fra quelli che leggi vigenti o i principi giuridici di ordine generale, quindi superiore, possono avallare,.... etc. E poi di tutto: ventilatori, tavolette di ghiaccio sintetico da tenere sulle gambe. frigoriferi con surgelatore in ogni postazione dei corridoi in prossimità delle aule, come rimedi di emegrenza. Si può? Penso che se si andasse ad una semplificazione legale delle procedure investendodal primo momento sui controlli su tutto il percorso e non alla fine, si potrebbe. Ed aumenterebbero pure i posti di lavoro. E bisogna pertanto ottenere finanziamenti d'urgenza per questi posti di lavoro in aggiunta, deputati al controllo e al monitoraggio dell'efficienza. Questo per arrivare al periodo della chiusura del prossimo anno scolastico senza incappare di nuovo nel caldo del giugno 2027, probabilmente maggiore di quello del 2026. E gli sciacalli in agguato? appunto.