Categories: Guerra/pacePolitica

Un’altra difesa è possibile?

Si è conclusa con successo la raccolta delle 50mila firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”, elaborata e promossa dalla Campagna “Un’altra difesa è possibile”.

Ne sono stati promotori Rete Italiana Pace e Disarmo, che riunisce associazioni e movimenti impegnati da anni sui temi della pace, del disarmo e della nonviolenza; CNESC – Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile, che rappresenta numerose realtà del volontariato e del Terzo settore attive nel Servizio Civile Universale; Sbilanciamoci! rete di organizzazioni impegnata sui temi della giustizia sociale, del welfare, dell’ambiente e della riduzione della spesa militare.

Alla campagna hanno aderito numerose altre realtà della società civile italiana, tra cui il Movimento Nonviolento, la CGIL, il CESC Project, la Comunità Papa Giovanni XXIII e vari enti locali e di volontariato.

La proposta affonda le radici nell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa, e sul principio secondo cui la difesa della Patria (richiamata dall’articolo 52) può essere adempiuta anche in forme civili e nonviolente, come riconosciuto dalla Corte Costituzionale già nel 1985.

La campagna non è al suo primo tentativo. Nel 2014 era stato depositato un primo testo a cui era seguita la raccolta di oltre 53.000 firme. La proposta era stata calendarizzata e discussa, nel 2017, nelle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera, senza tuttavia arrivare alla approvazione definitiva. Intervenne, nei primi mesi del 2018, la fine della legislatura, ma venne a mancare anche la volontà politica di portare avanti un progetto di difesa civile non armata che avrebbe dovuto essere riconosciuto come secondo pilastro accanto alle Forze armate su cui tradizionalmente si basava, in modo esclusivo, il modello di difesa.

Dopo il fallimento del primo tentativo, il movimento a favore della difesa non armata non si è arreso e ha depositato in Cassazione, il 16 marzo 2026, un nuovo testo, aggiornato in base al mutato contesto normativo e internazionale.

E’ prevista l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta, con il compito di sviluppare strumenti concreti di prevenzione dei conflitti, protezione delle comunità, mediazione, servizio civile e costruzione della pace.

Tra gli strumenti previsti ci sono i Corpi Civili di Pace, il Servizio Civile Universale, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e un Fondo nazionale che i cittadini potrebbero sostenere destinando il 6 per mille dell’IRPEF, senza costi aggiuntivi.

La proposta ha tuttavia suscitato alcune perplessità in ambienti di altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale ed anche in quello nazionale dove rischia di divenire il “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria.

Qualcuno la considera “minimalista” e compromissoria, perché perché pensata per integrare la difesa militare (all’art 1 si parla di difesa “complementare”) anziché rappresentare un’alternativa strutturale.

Viene osservato, inoltre, che rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai, lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione.

Le prese di posizione di chi ha manifestato queste perplessità si possono conoscere nel dettaglio sul blog dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, a questo link

Vi si chiede anche di procedere ad una riflessione ampia e articolata sulla stasi del movimento pacifista e di lavorare, tutti insieme, ad una “obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese”.

Argo

Recent Posts

Corso Martiri: sì a un progetto per Catania, no a nuove speculazioni

L’appuntamento è per domenica 4 ottobre alle ore 17.30 in piazza Falcone, di fronte alla…

1 giorno ago

Aeroporto di Catania, caccia al tesoro per i bus

Chi arriva in aereo a Catania, turista o isolano che sia, e deve recarsi in…

4 giorni ago

Le false promesse del Piano Casa

Cresce in Italia il disagio abitativo, a cui il governo Meloni ritiene di aver dato…

6 giorni ago

Il teatro sociale di Turi Zinna a San Berillo

A San Berillo c’è una memoria sepolta, un bagaglio di esperienze che “dimentichiamo di ricordare”…

1 settimana ago

Denise Cosco, la tragica fine di una testimone di giustizia

Si è spento presto il clamore attorno al suicidio di Denise, la figlia di Lea…

1 settimana ago

Un teologo in via delle Finanze

Un teologo e biblista marchigiano, “anarchico”, viene invitato a Catania da un prete fuori dagli…

2 settimane ago