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30 ottobre sciopero generale

All’inizio era prevista una mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali per bloccare, come è stato fatto tante volte in questi ultimi anni, il traffico d’armi. Oltre 100 gli scali coinvolti, collocati in almeno 20 paesi. Nei mesi scorsi, in Spagna come in Francia, e prima in Germania, è cresciuta la mobilitazione, principalmente giovanile, contro la guerra, i progetti di leva obbligatoria, e, soprattutto, contro la scelta dei governi europei di sacrificare diritti e stato sociale (sanità, scuola, trasporti) alle esigenze del riarmo.

Nel 2025, infatti, i 27 Paesi UE hanno speso complessivamente 418 miliardi di euro per la difesa, pari al 2,2% del PIL dell’Unione. Si tratta di un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Una spesa, purtroppo, destinata a crescere ulteriormente, visto il contributo nullo dell’UE per implementare politiche di pace e disarmo.

Così le ragioni di chi continua a denunciare il genocidio del Popolo Palestinese, e in generale, dell’imposizione della legge del più forte per affrontare i problemi internazionali, si sono saldate con le proteste di chi, “grazie” all’inflazione e all’aumento dei prezzi, ha sempre maggiori difficoltà a arrivare a fine mese. In Italia 5,4 milioni di individui (9,3% della popolazione) vivono disponendo di risorse che non permettono di superare la soglia di povertà, mentre quasi 8,7 milioni di individui (14,8% della popolazione) hanno un reddito significativamente inferiore a quello medio del Paese.

I sindacati di base, per una volta riuniti tutti insieme, hanno raccolto la proposta dei portuali e il 30 ottobre sarà sciopero generale di tutte le categorie, cui si uniranno i tanti giovani che in questi giorni hanno dato vita in molte città italiane a cortei e mobilitazioni.

In sostanza, si manifesterà, come scrive Il Manifesto, “contro l’economia di guerra imposta dal governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per migliori condizioni di vita […] per dare forza a un movimento che si riappropri del welfare, rivendichi il diritto alla salute e a servizi pubblici accessibili, il diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro, dove si continua a morire ogni giorno, e il diritto a salari adeguati, capaci di garantire una vita dignitosa e non subordinati alla logica dei profitti”.

Come si legge in uno striscione degli studenti del Boggio Lera di Catania, “L’unica ‘arma’ vera per la quale spendere è la scuola.”

Ma si manifesterà anche contro l’unica risposta sinora fornita dal governo Meloni: la repressione. Almeno sei i decreti sicurezza varati dal governo (per alcuni 9, se si considerano anche i provvedimenti che, pur affrontando materie diverse, hanno un impatto significativo sulla sicurezza) a conferma del fallimento delle politiche repressive. Attraverso le quali il governo ha provato a rimettere in discussione il diritto a manifestare e a introdurre, come nel caso del DL sull’antisemitismo, meccanismi di censura della pubblica opinione. Spesso, come in quest’ultimo caso, confondendo volutamente la legittima critica al sionismo, con il reato di antisemitismo, peraltro già punito nel nostro Paese.

Da un lato nessuna volontà di comprendere le cause del disagio sociale, anche quando queste si esprimono in forme non condivisibili, dall’altro la spasmodica ricerca del capro espiatorio.

Come è avvenuto con Youssef Siher, il ricercatore italiano di 30 anni, accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e come tale oggetto di una pubblica gogna, con buona pace del garantismo, che questo governo applica solo alle vicende giudiziarie che riguardano i propri sodali.

Il 28 ottobre, la giudice per le indagini preliminari (gip) non ha convalidato il fermo, disponendone la scarcerazione, avendo rilevato assenza di gravi indizi di colpevolezza e di esigenze cautelari. A conferma dell’importanza di non derogare dai principi dello stato di diritto, come hanno riaffermato gli italiani con l’ultimo referendum.

A Catania il corteo partirà dall’ingresso principale del Porto (via Dusmet) alle ore 9,30 e si concluderà in piazza Gaza (piazza Stesicoro).

Argo

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  • Ho partecipato stamattina al corteo dello sciopero e la cos un' a che mi ha lasciato contento e con molta speranza è stata la presenza in stragrande maggioranza di giovani che hanno manifestato alla loro maniera: balli, canti, tamburi, slogans irriverenti e "molto" chiari.
    C'eravamo anche noi vecchi, ma, questa volta, molti volti sconosciuti, gente che, evidentemente, non ne può più e vuole mandare a casa codesta masnada di incompetenti, venduti, stupidi soggetti che, malauguratamente, stanno alla guida del nostro Paese.
    Ascoltiamo i giovani, non abbiamo la pretesa di dire loro cosa fare: hanno le idee chiarissime. La pace, prima cosa e un futuro da donne e uomini liberi. Noi limitiamoci ad affiancarli e, se richiesti, a consigliarli, ma sempre col massimo rispetto.

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