Via Vagliasindi, una variante urbanistica per nuovo cemento

Corre voce che il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) verrà presentato a breve. Non sappiamo quanto sia attendibile questa voce, ma – se lo fosse – diventa incomprensibile un documento dello scorso 20 ottobre, pubblicato sul sito del Comune. E’ una delibera con cui la Giunta Comunale approva l’avvio di una variante al Piano Regolatore proposta dal direttore dell’Urbanistica, Biagio Bisignani.

Prima di entrare nel merito della variante proposta, ci chiediamo se abbia senso avviare un iter complesso come quello di una variante urbanistica alla vigilia della approvazione di un nuovo Piano Regolatore, che dovrebbe ridisegnare la città. Per cambiare la destinazione urbanistica di un’area, bisogna infatti mettere in moto un percorso che deve passare, quanto meno, da una Vas (valutazione ambientale strategica) e da una (o più di una) conferenza dei servizi, fino all’approvazione del Consiglio Comunale.

Quale sarà mai l’improrogabile necessità che non consente di attendere la nuova pianificazione e di contravvenire ad una risoluzione del consiglio comunale che impegna l’Amministrazione a non proporre varianti fino all’approvazione del PUG?

Entrando nel merito della proposta, possiamo ipotizzare che l’urgenza possa essere quella di far passare un’operazione immobiliare molto remunerativa per i privati, e molto dannosa per la città, prima che il nuovo Piano Regolatore la renda impossibile o anche solo più complicata.

Gli interessi in gioco e i soldi da guadagnare sono davvero tanti, perché si tratta di costruire, con un indice di edificabilità altissimo, “secondo gli indici di zona viciniori prevalenti”, un ulteriore, enorme edificio sull’unica area ancora libera tra via Vittorio Veneto, via Patanè Romeo e via Vagliasindi.

Un’area, attualmente adibita a parcheggio, che il Piano Regolare vigente destina a verde pubblico, un servizio assente in questa zona della città dominata da alti palazzi e strade trafficate. L’innalzamento delle temperature, dovuto al cambiamento climatico, dovrebbe portare a difendere con più forza questa scelta previgente del “vecchio” Piano, in un’ottica di bene pubblico e di salvaguardia della vivibilità e della salute cittadina. Un’ottica che cozza, tuttavia, con la possibilità di ricavare ricchi profitti costruendo l’ennesimo caseggiato (sì ancora cemento e ancora case, nonostante ce ne siano tante inutilizzate), su un suolo libero in un’area molto appettibile.

Come Argo ha già scritto, ad ottobre 2024 la società Veneto Immobiliare aveva chiesto che al “fondo urbano” di cui stiamo parlando venisse attribuita una nuova destinazione urbanistica. Una richiesta lecita a cui gli Uffici avevano risposto con una inedita “verifica di fattibilità”, in cui erano stati chiesti i pareri di vari enti, interessati ed anche non interessati (esempio lampante FCE), ottenuti i quali si rimandava ad una successiva procedura di variante,

A distanza di due anni, nell’ottobre 2026, la procedura viene avviata con un “atto di indirizzo politico previsto dalla L.R. n. 19/2020, in coerenza con quanto già stabilito per la redazione del nuovo PUG di Catania”. Nel documento viene sottolineato che l’avvio dell’iter non impegna ad accettare la proposta e che la decisione finale spetta al Consiglio Comunale. In effetti, però, viene preparata la strada per il sì, anche perché non sono presenti obiezioni sostanziali ma soltanto generici riferimenti all’importanza del verde e alla coerenza con le linee di indirizzo del PUG.

Altrettanto generico è il riferimento ad un possibile accordo urbanistico, di cui la normativa prevede la possibilità “nel pubblico interesse”. Secondo la normativa, tuttavia, gli accordi urbanistici debbano rispondere a “principi di proporzionalità, parità di trattamento, pubblicità ed adeguata trasparenza delle condizioni dei benefici pubblici e privati connessi” e riportare la motivazione relativa all’interesse pubblico che li giustifica.

Nulla di tutto questo è presente nel documento. Anzi se ne può dedurre che, mentre i vantaggi economici per il privato proponente sono altissimi, i vantaggi per l’Amministrazione sono irrisori: la cessione di alcune porzioni di terreno privato che sono già occupate da strade e possono considerarsi acquisite da tempo al demanio pubblico, e – forse – la cessione di una piccola area da adibire a parcheggio.

Ancora una volta l’Amministrazione asseconda i privati ed evita di far valere l’interesse pubblico, mentre ambiguità e scarsa trasparenza rendono l’operazione piuttosto nebulosa. Catania perderà un ulteriore spazio destinato a verde pubblico senza neanche rendersi conto di come ciò sia potuto accadere.

Leggi anche Via Vagliasindi, “case su case, catrame e cemento” dove era previsto verde pubblico

Argo

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  • La fame di rendita e profitto è inarrestabile. Nella città che ha come sempre e più di sempre boccheggiato durante l'estate lunghissima, mentre i giornali e le televisioni parlano (spesso a vanvera) della crescita inarrestabile delle temperature medie mondiali e locali, mentre si arranca a parlare almeno dell'adattamento all'innalzamento delle temperature e tutti i media (o quasi) a far finta di stupirsi; mentre si assiste, a catania come ovunque, allo stridemte contrasto fra famendi abitazioni e quote incredibili di abitazioni inutilizzate, con una straordinaria faccia di bronzo l'amministrazione prima e il consiglio poi discuteranno di variante al Piano regolatore vigente, pur di salvaguardare gli interessi speculativi. Tutto può passare per le nostre teste, salvo lo stupore: i potenti di turno (sempre i soliti, socialmente parlando) si scambiano i loro pareri, compattano e suddividono gli interessi.
    La mobilitazione che si è verificata sulla scogliera d'Armisi e sugli orti della Susanna dovrebbe crescere e muoversi a difendere gli interessi comuni, per ogni aiuola, per ogni spezzone di terreno libero, guardando agli interessi comuni, fra i quali quello del la vivibilità è uno dei più significativi. Ma la maggioranza della popolazione (non solo dei cinici catanesi) pensa solo alla sopravvivenza e alle bisbocce serali: provate a toccarli, questi interessi!. Non sono moralista: il fatto è che nei momenti di dura crisi un po' tutti difendiamo i piccoli spazi di sopravvivenza privata.

  • Sarebbe opportuno richiamare a chiare lettere quale sia per Catania la percentuale di terreno a verde in rapporto all'edificato comprese le aree di servizio.
    La conoscenza a " chiare lettere" di un preciso rapporto in ettari fra edificato e non, secondo la normativa urbanistica metterebbe, immediatamente, in chiaro,qualunque usurpazione di territorio cittadino
    salvandolo da un probabile,ma non poi tanto,disastro ambientale.Non so,se,ancora siamo in tempo,sempre che ci sia una volonta' ferma e decisa di fermare questo ignobile andazzo.

  • Se leggete bene la delibera vi renderete conto che qui il Comune è sotto ricatto da un privato ovvero questa società immobiliare che vanta un enorme credito verso il Comune che ha occupato senza titolo un suo terreno da oltre 40 anni per costruire il viale Vittorio Veneto. In altre parole o il Comune fa una variante consentendo questa fantastica speculazione OPPURE il privato attraverso una semplice causa civile riscuote un credito milionario che manderà probabilmente il Comune in dissesto. Come la chiamereste? Insomma siamo di fronte ad una sorta di estorsione legalizzata. Oggi chiunque si trovi in condizioni simili ovvero aver subito un esproprio irregolare e avere un altro terreno su cui proporre una perequazione (e i casi sono centinaia) ha la strada spianata per devastare la città e fare profitti.. E' curioso che si veda solo la responsabilità degli amministratori dell'oggi che hanno la responsabilità di non avere trovato altra soluzione che sottoporsi a questa estorsione legalizzata, ma che non si evidenziano le responsabilità di chi ha costruito una strada senza portare a termine regolari procedure di espropri e di chi per decenni non si è accorto di nulla ...

  • Le priorità della città vengono prima! Il Sindaco trovi soldi x ripagare la società immobiliare, ma non commetta un'altro oltraggio alla città!

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