I Sud del Mondo. Eritrea, quando lo stato non c’è

L’Eritrea è un paese povero, con un’economia di sussistenza, frequenti siccità e uno stato di emergenza alimentare che il governo nega impedendo l’ingresso alle organizzazioni umanitarie. Le dispute territoriali con gli stati confinanti, la gestione autoritaria del potere, i diritti civili sospesi, la leva obbligatoria estesa a tempo indeterminato, che blocca la forza lavoro più giovane, rendono molto difficile a questo paese uscire dall’isolamento e dalla miseria.

Vincenzo Pezzino, di Pax Cristi Catania, ha ascoltato la testimonianza di Kibra Fessiha e Abrehet Solomon, due suore della Congregazione Figlie di Sant’Anna, che giovedì scorso, invitate dal Punto Pace e ospiti di don Piero Belluso presso la comunità parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, hanno raccontato alcune delle iniziative con cui cercano di andare incontro alle necessità della popolazione eritrea, provata da povertà estrema e insicurezza.

In case private, nei cortili e in qualunque ambiente ove sia possibile, vengono organizzate attività di scuola e dopo-scuola, per offrire ai bambini le opportunità che lo stato offre sempre meno. E’ il progetto, denominato “Maestri di Strada”, con il quale si cerca di compensare il vuoto di istruzione scolastica che si crea perché, a causa del basso salario, gli insegnanti governativi tendono ad abbandonare la scuola e a cercare un secondo lavoro.

Con il progetto “Formazione agricola”, invece, sono gli adulti delle famiglie contadine povere ad essere istruiti su come coltivare sementi e cucinare i prodotti, per poter migliorare significativamente la propria condizione economica.

Nel Paese non esiste un sistema sanitario statale e le persone spesso non possono o non sanno dove andare per curarsi. Le suore infermiere vanno di casa in casa con uno zaino contenente presidi essenziali per una prima assistenza sanitaria. E’ il progetto “Zaini di pronto soccorso”, detto anche “carità che cammina”.

Ma ci sono anche altri progetti, come “Carezza contro la solitudine”, un’assistenza umanitaria e sanitaria agli anziani sempre più soli e abbandonati, mentre i giovani cercano disperatamente di emigrare.

O come “Nuovi orizzonti”, che riguarda orfani rimasti senza accoglienza dopo la chiusura degli orfanotrofi e quindi diventati ‘doppiamente’ orfani, per la perdita dei genitori e per la chiusura dell’istituto. Le suore stanno provvedendo in particolare ad una sistemazione dignitosa per 27 bambine e ragazze, che erano state loro affidate in precedenza.

Il governo eritreo, infatti, tra il 2019 e il 2021, ha requisito cliniche, scuole e ogni altro spazio gestito da istituti religiosi, causando una grave carenza in tutti i servizi sociali.

Ciò nonostante, i progetti portati avanti da gruppi religiosi non vengono ostacolati e possono svolgersi non clandestinamente, ma alla luce del sole. Il governo, come è emerso in risposta ad una domanda del pubblico, era interessato a requisire formalmente le strutture, ma non ha interesse ad ostacolare le attività che vengono intraprese.

Ecco perché le iniziative si sono spostate nelle strade, nelle case e anche nelle campagne, dove si sta portando avanti anche il progetto “Piccoli allevamenti”, che prevede di donare, alle famiglie disagiate, tre caprette (o pecore), abbastanza facili da allevare e che possono generare anche due agnellini l’anno. Con il passare del tempo si può formare un piccolo gregge ed avere, da questa attività, un evidente beneficio economico, come è già avvenuto. E come avviene con il progetto di formazione agricola.

Altre iniziative di cui si è fatto cenno riguardano differenti campi d’azione, dal supporto psicologico ai giovani che vogliono lasciare il Paese all’installazione di pannelli solari per l’energia sostenibile. Tutti progetti che, comunque, hanno bisogno di sostegno economico, come ha spiegato, nel dettaglio, suor Abrehet, infermiera ed ostetrica nonché responsabile dei progetti di solidarietà.

Nel complesso l’uditorio ha avuto l’impressione di ascoltare la testimonianza di una “chiesa in uscita”, secondo il modello auspicato da papa Francesco.

Argo

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  • È davvero commovente sentire cosa queste sorelle riescano a immaginare e a fare.
    C è solo sda restare ammirati e sorpresi per tanta intraprendenza. Certamente preghiamo per loro e per questo pezzetto d Africa così male ridottò
    Chi persevera in queste condizioni ha tutta la nostra solidarietà e ammirazione
    Grazie d ESSERCI
    AnnaChiara

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